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L’interrogativo è d’obbligo dopo aver constatato l’assenza totale di consiglieri provinciali e amministratori locali della ‘zona del porfido’, epicentro dell’operazione ‘Perfido’, all’incontro pubblico tenutosi presso la sala di rappresentanza del Comune di Trento (che ha patrocinato l’evento) a palazzo Geremia lo scorso 22 gennaio, sul tema: “La criminalità organizzata del Nord Italia”. Vale certo anche la pena ricordare che l’Osservatorio Trentino Legalità, organizzatore dell’incontro, è sorto dal basso per reazione alla totale chiusura della politica provinciale e regionale nei confronti della proposta di istituire un Osservatorio in merito alla criminalità organizzata quale organismo pubblico in grado di fornire elementi di conoscenza utili ai legislatori provinciali e agli amministratori locali. Proposta avanzata nella precedente consiliatura dal consigliere del M5stelle Alex Marini e raccolta dal basso da alcuni giovani neolaureati trentini come la dott.ssa Milena Curzel (criminologa) e la dott.ssa Francesca Dalrì (giornalista). Concretizzata grazie all’apporto di alcuni giovani laureatisi in Giurisprudenza a Trento e provenienti dall’esperienza di Cortocircuito in Emilia, il gruppo studentesco fondato da Elia Minari (ora avvocato e moderatore dell’evento) che ebbe parte attiva nel portare alla luce le connessioni con l’ambiente ‘ndranghetista dell’amministrazione comunale di Brescello. Tra i quali il dott. Alessandro Acquotti (presidente dell’OTL), il dott. Giovanni del Re e la dott.ssa Elisa Caroli, non senza il contributo fondamentale dell’ex segretario comunale di Lona-Lases dott. Marco Galvagni e il modesto supporto dello scrivente.

Dopo le operazioni ‘Perfido’ a Trento e ‘Freeland’ a Bolzano (anche se in questo secondo caso l’accusa relativa all’associazione mafiosa è stata fatta cadere in Tribunale, pur essendo stati gli imputati condannati sia per la detenzione di armi che per il traffico e spaccio di cocaina) fu, infatti, proprio il consigliere Marini a raccogliere le richieste provenienti da alcuni settori della società civile affinché la politica si facesse carico di intervenire, sia nel contrastare la vulgata negazionista che nel predisporre misure di contrasto. Purtroppo, già allora, i rappresentanti politici di maggioranza e opposizione avevano dato ampiamente prova della loro ignavia o forse del loro interessato disinteresse (?), tranne poche e tentennanti eccezioni (tra queste il consigliere Filippo Degasperi ex M5stelle oggi Onda).

Ora però, di fronte ad un secondo appuntamento di approfondimento organizzato a Trento dall’Osservatorio (il primo si era tenuto il 21 gennaio 2022 ed aveva visto la partecipazione dell’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia sen. Nicola Morra e del dott. Gaetano Paci Procuratore aggiunto di RC), questa volta con la partecipazione del giudice Andrea Rat del Tribunale di Reggio Emilia (estensore della sentenza Aemilia relativa all’omonimo maxiprocesso) e del dott. Giovanni Musarò della Procura nazionale antimafia, l’assenza reiterata dei consiglieri provinciali e, segnatamente, degli amministratori locali dei comuni di Lona-Lases e Albiano, non può certo passare inosservata. Se è vero, infatti, che i cittadini dovrebbero leggere le sentenze emesse ‘in nome del popolo italiano’ dai tribunali, secondo l’invito rivolto dai due magistrati, è altrettanto vero che i primi ad essere tenuti in tal senso a conoscere tali sentenze e a comprendere e ragionare sul fenomeno dovrebbero essere coloro che sono stati investiti dai cittadini del ruolo di legislatori e amministratori della ‘cosa pubblica’. Tanto più che in prima fila sedevano i vertici delle locali forze dell’ordine e pure la dott.ssa Isabella Fusiello, da poco insediatasi quale Commissario del Governo per la provincia di Trento, proveniente da incarichi importanti proprio in Emilia. Un segnale di ‘disattenzione’ desolante quello offerto dalla ‘politica’ trentina, tanto orgogliosa della propria autonomia, così come di quegli amministratori comunali e sindaci dei comuni della ‘zona del porfido’, all’interno della quale era radicato il ‘locale’ di ‘ndrangheta portato alla luce dall’indagine ‘Perfido’ condotta dai Carabinieri del ROS. Un’indagine, è bene ricordarlo, i cui risultati sono stati avvalorati in Tribunale, con due sentenze di condanna per ‘associazione mafiosa’ già passate al vaglio della Corte di Cassazione. Così come è bene ricordare che la stessa ha svelato ‘relazioni pericolose’ intrattenute con ambienti ‘insospettabili’ quali le istituzioni (Commissariato del Governo e Questura), la magistratura (giudici del Tribunale di Trento) e le stesse forze dell’ordine (carabinieri della Stazione di Albiano), dando vita ad un secondo troncone processuale nel quale fra gli imputati spiccano i due ex sindaci di Frassilongo (valle dei Mocheni) e Lona-Lases (valle di Cembra), con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso e il comandante della Stazione CC di Albiano con l’accusa di concorso esterno. Per non parlare delle strette relazioni intrattenute con i massimi esponenti dell’imprenditoria locale legata all’estrazione e lavorazione del porfido, giungendo a consumare probabili grandi operazioni di riciclaggio (come uno dei PM ha definito l’acquisto della cava di Camparta) unitamente ad imprenditori di spicco (uno dei quali ha rivestito ruoli amministrativi di primo piano ad Albiano, fino a divenire consigliere provinciale di maggioranza quando a governare era il centro-sinistra autonomista). Ma le relazioni con i politici provinciali non finivano li, infatti, l’indagine rivelò fitti rapporti con vari politici e la partecipazione di alcuni degli imputati ad eventi elettorali di politici che oggi siedono tranquillamente nei consessi legislativi di questa provincia. Come aspettarsi dunque attenzione da parte di questi signori? Pare dunque lecito dubitare che per qualcuno il disinteresse manifestato fosse in realtà assai interessato, per gli altri possiamo solo pensare che abbia prevalso la solidarietà di casta. Di fronte a questo assume rilevanza e necessita apprezzamento la presenza all’iniziativa di Trento della consigliera lombarda del M5stelle Paola Pollini, nella sua veste di presidente della Commissione antimafia di quella regione che, portando un breve saluto, ha esternato le difficoltà esistenti anche in Lombardia nel trattare tali questioni. Rimane il rammarico per un disinteresse che non fornisce certo un buon esempio per la comunità che invece andrebbe stimolata, come hanno evidenziato Musarò e Rat, a prendere coscienza in merito ai meccanismi, sempre meno visibili quanto più pervasivi ed insidiosi, mediante i quali le organizzazioni mafiose si radicano nel tessuto socio-economico, con la capacità di adattarsi alle specificità delle diverse realtà. Forse però l’economia legata all’estrazione del porfido (con canoni di concessione irrisori a danno delle comunità), regolata in questi decenni da legislatori non certo disinteressati o comunque condizionati dalla potente lobby del settore, i cui legami e cointeressenze con soggetti legati alle cosche calabresi si sono almeno intravisti, ha bisogno di essere mantenuta lontana dai riflettori che, sia pure per un momento, ne avevano illuminato i lati oscuri, come lo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari. In questa sede mi limito a ricordare che da questo ‘grumo di potere’ sono stati i patrocinati alcuni passaggi normativi quali la legge sui criteri per i canoni di concessione del 1993 (che sottrae alle comunità locali dai 6 ai 10 milioni di euro/anno), quella sugli Usi Civici del 2005 (per impedire all’Asuc di Miola di stabilire autonomamente un canone di concessione congruo relativamente ai lotti cava insistenti su proprietà soggetta ad uso civico) e quelle specifica in materia estrattiva del 2006 e del 2017 (sanando con quest’ultima il decennale mancato rispetto di quanto stabilito dalla precedente legge in materia di tutela dei livelli occupazionali). Esigenza di una certa opacità probabilmente condivisa con le altre lobby affaristiche operanti nella regione (vedasi indagine ‘Romeo’), anche legate agli investimenti del Pnrr (20 milioni di euro al comune di Palù del Fersina, nella valle dei Mocheni) e/o alle ‘grandi opere’ (Tav-Tac del Brennero). Alla luce di tutto questo il disinteresse dei politici, così come degli amministratori locali, potrebbe effettivamente apparire estremamente interessato!

Foto © Imagoeconomica

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