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Pare quasi incredibile che dalla maggioranza così come dall’opposizione, all’unisono, siano stati presentati in Parlamento ben quattro testi di legge convergenti sull’equiparazione all’antisemitismo delle critiche al sionismo e a Israele. Ci si dovrebbe chiedere come mai in conseguenza dei bombardamenti operati dal governo israeliano sulla popolazione civile palestinese della Striscia di Gaza, che hanno mietuto oltre 60 mila morti, i parlamentari italiani di Lega, Italia Viva, Partito Democratico e Forza Italia sentano il bisogno di proteggere gli ebrei dall’antisemitismo. Pierferdinando Casini si spinge addirittura ad affermare (La Stampa del 6 dicembre scorso) che si tratta di un “atto di civiltà che dovrebbe realizzare un’ampia unità parlamentare”, auspicio condiviso anche dal presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni
Perché mai impedire le critiche ad Israele, impegnato da oltre due anni in una azione ritenuta anche dalla Corte Penale Internazionale come rientrante nella fattispecie del “genocidio”, e all’ideologia sionista posta a fondamento di tale stato, addirittura trasformandole in reati da codice penale, come fa il ddl presentato da Maurizio Gasparri, sarebbe un “atto di civiltà”? Equiparare all’antisemitismo “paragoni delegittimanti rivolti a Israele, accuse di colonialismo, critiche sul trattamento dei palestinesi e presunti doppi standard” significa forse proteggere gli ebrei dall’antisemitismo o invece risponde alla necessità di impedire l’analisi storica sulla nascita di Israele, il giudizio politico sul suo operato e la denuncia dei crimini di guerra da esso compiuti?
Se certi personaggi hanno bisogno di mostrarsi quali difensori degli ebrei per nascondere il fatto che la tradizione politica dalla quale discendono nulla fece per difenderli quando realmente ne avevano bisogno, anzi approvò pure le leggi razziali per compiacere e agevolare l’alleato nazista impegnato nel loro sistematico sterminio, quale spiegazione dare all’attivismo in questo senso del parlamentare Pd Graziano Delrio? La sua proposta di legge prevede la rimozione accelerata dei contenuti online considerati “antisemiti” entro 48 ore e segnalazioni privilegiate per le associazioni ebraiche con monitoraggio permanente in scuole e università mediante referenti dedicati e report annuali, insomma una specie di “grande fratello”. Vale a dire replicare in Italia quelle libertà, consentite allo Stato nei confronti di una parte dei suoi cittadini e segnatamente quelli non ebrei, tanto lodate da Piero Fassino nel suo recente intervento alla Knesset, prendendo come modello Israele per rendere anche il nostro Paese una società così “aperta” e “democratica”!
Sono dunque questi gli obiettivi che guidano l’azione di questi signori?
Se, come ha dichiarato la Cei, l’antisemitismo è “drammaticamente cresciuto, alimentato da una fallace identificazione della realtà ebraica con inaccettabili pratiche dello stato d’Israele”, non è forse il caso di contrastarlo evitando proprio di sancire per legge una tale identificazione?  

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