Il 7 agosto 1990, Simonetta Cesaroni, una ragazza di soli 21 anni, fu brutalmente assassinata nell’ufficio di via Poma, a Roma, dove lavorava.
Il suo corpo, ritrovato seminudo, presentava 29 ferite da arma da taglio, probabilmente inferte con un tagliacarte. Da quel tragico femminicidio, in questi decenni le indagini si sono susseguite tra errori giudiziari, sospetti infondati, avvisi di garanzia a persone poi scagionate e un lungo processo, quello all’ex fidanzato Renato Busco, conclusosi con un’assoluzione definitiva dopo tre gradi di giudizio.
A 35 anni di distanza, il colpevole resta ignoto, con l’ombra di depistaggi a complicare il caso.
Nella scorsa legislatura, ho portato il delitto di via Poma all’attenzione della Commissione Antimafia. Abbiamo acquisito documenti, svolto audizioni e prodotto, con il prezioso contributo del dott. Guido Salvini e del dott. Daniele Piccione, una relazione finale, a mia firma, approvata all'unanimità da tutte le forze politiche. La relazione è disponibile qui.
A dicembre 2024 la Gip ha deciso di proseguire le indagini, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e ha ordinato, tra le altre cose, nuove analisi sulle tracce di Dna prelevate nell’ufficio e stilato una lista di testimoni da ascoltare.
La ricerca di verità e giustizia, anche dopo tanti anni, resta un impegno che non si può abbandonare. La giustizia non scade mai e dobbiamo continuare a cercare risposte per chi le aspetta da troppo tempo e per un Paese che non vuole cedere all’oblio e all’impunità.
Mi auguro che non ci si fermi e si vada avanti finché non sarà definitivamente raggiunta verità e giustizia per Simonetta Cesaroni.
Tratto da: Facebook.com
