Vergogna! Vergogna!! Vergogna!!!
C’è un uomo in questo mondo di cui non si era mai sentito parlare; si chiama Jeffrei Preston Bezos, nato in America nel 1964. È ingegnere ed imprenditore. Ma soprattutto è il fondatore di “Amazon”. Questo si, è un nome che tutti conosciamo.
Di “Amazon”, è stato l’amministratore delegato, fino a poco tempo fa quando ha lasciato la carica per assumere quella di presidente dell’intero Gruppo.
Inizialmente “Amazon” era una semplicissima impresa che commercializzava prodotti elettronici, ma poi l’impresa dette vita ad una sorta di rete imprenditoriale nella quale trovarono posto una miriade di altre imprese operanti in un’infinità di settori commerciali, industriali e dei servizi. Tanto vero che fonda “Bleu Origine”, della quale diviene amministratore delegato, che opera nel campo dei voli spaziali.
È proprietario del “Washington Post”, famosissima testata americana considerata la più diffusa negli States. Il massimo fulgore il quotidiano lo ebbe negli anni settanta del ‘900 quando condusse quell’importante inchiesta che tutti immagino ricordiamo che prese il nome di Watergate e che si concluse con le dimissioni del presidente Richard Nixon.
Di Bezos si dice – e le fonti appaiono sufficientemente attendibili [Forbes 28.6.2025] – che sia il quarto uomo più ricco del mondo.
Nei primi anni della sua attività lavorò, come ingegnere, per la EXON, famosa ed importante società petrolifera americana che noi conosciamo meglio come ESSO. Sembra che, negli anni ’90 guadagnasse 223.000 dollari annui. I risparmi che riuscì a conseguire in quegli anni gli permisero di fondare Amazon; questa operazione richiese un impegno molto intenso con un percorso iniziale molto articolato nel campo delle vendite per corrispondenza che gestiva qualcosa come 500 milioni di articoli.
Spinge molto su questa società nella quale credeva fortemente. Il suo obiettivo infatti era quello di entrare nel mondo del mercato internazionale con un’azienda solida e credibile. Cosicché, riesce ad entrare nel mercato azionario Nasdaq.
Ormai la solidità dell’impresa è un fatto superato; Amazon è capace di stare sul mercato agevolmente marcando con sicurezza la concorrenza. Era il momento di fondare Amazon Fresh destinata alla vendita con consegne a domicilio di prodotti alimentari.
Ormai Bezos è incontenibile; non si capisce dove vuole arrivare, quale sia il suo obbiettivo. Però non è il caso di sottacere che tutte le sue operazioni finanziarie, le iniziative imprenditoriali, la formazione del grande gruppo societario, i nuovi sviluppi in settori intonsi non sperimentati da alcuno – ecco, tutto questo – ha avuto sempre esiti positivi, tutte le operazioni e i programmi, sono riusciti negli intenti del manovratore.
E allora vien da chiedersi: ma cos’è? Un uomo superfortunato? Un genio di imprenditore con capacità ingegnose e creative che non vede mai ostacoli?
Non credo che avremo mai una risposta sull’argomento, ma certo sarebbe interessante, a puro titolo di curiosità professionale, potere conoscere l’origine dei capitali iniziali immessi nelle sue ingegnose operazioni nel mondo dell’economia e della finanza. Perché la storia che fin qui abbiamo appurato non ci parla di capitali ereditati o vinti al gioco. Non ci indica la provenienza delle provviste, quelle liquide che sono servite per dare avvio alle nuove iniziative. Quella moneta “numero uno” – come Paperon de’ Paperoni chiamava il suo primo dollaro che teneva perennemente esposto in una teca e che aveva guadagnato lavorando in miniera.
Nelle mie modeste ricerche non ho mai trovato alcuna informazione sulla questione.
Ma, tant’è! Mi sembrava che forse poteva interessare ai lettori la storia di quest’uomo, baciato dalla fortuna e provvisto di un’indubitabile capacità imprenditoriale che, nei giorni scorsi ha regalato agli italiani un’altra storia – che tutto sommato è in sintonia e coerenza con la prima - che però a noi italiani poteva anche non divertire.
Comunque siano andate le cose, non possiamo tralasciare di constatare che AMAZON divenne ben presto un colosso; una macchina di denaro che operava nel campo dell’editoria, della cinematografia, dell’industria, dell’assistenza virtuale, dei supermercati e grandi magazzini e nel settore dei voli di turismo spaziale.
Si sposa ne 1993 per divorziare nel 2019, dopo avere avuto quattro figli di cui uno adottato in Cina. Si risposa con Lauren Sànchez il 27 giugno 2025.
Ed è proprio a questo punto che comincia quell’altra storia.
Si sposa a Venezia, con festeggiamenti che invadono la città per cinque giorni. Il suo seguito – incalcolabile invade la città occupando tutti i negozi, bar, ristoranti. Bazos e la moglie Lauren, preferiscono il più famoso Harry’s Bar. I fotografi e paparazzi vari corrono per le piazze e le calle veneziane tentando di trovare il momento buono per immortalarli in una foto. Viene organizzata financo un pigiama party: corteo pacifico, molto colorato dalla stazione fino a Ponte di Rialto, con le forze dell’ordine di tutta la città e provincia schierate costantemente a tutela degli illustri ospiti e dell’intero seguito (ad alcuni più a rischio è stata addirittura assegnata la scorta).
Il mio pensiero va subito alla legge sulla sicurezza, votata dal Parlamento italiano qualche giorno addietro che, se non erro, vieta gli assembramenti, i cortei, i sit.in anche pacifici e silenziosi; invero queste manifestazioni che il legislatore ha classificato come reato tipico, vengono puniti con pene molto pesanti. Ma in questo caso l’ospite va rispettato e quindi niente reato, niente pene da scontare, tutto in deroga provvisoria, anzi … impieghiamo le nostre forze dell’ordine per garantire loro tranquilli festeggiamenti. Mi guardo bene dal raccontare l’abbigliamento degli sposi e dei loro invitati perché impiegherei almeno dieci pagine; ma credo che il lettore potrà immaginare: sfarzo sfrenato che sconfina nella grossolanità, nella inciviltà, nella grassa soddisfazione dell’ostentazione di ricchezza.
Adesso tento di prendere le distanze da questa bolgia infernale trasformata in una moderna babilonia, per riflettere su questo racconto.
Vogliamo fare il conto delle guerre che si combattono, da troppi anni, in territori peraltro a noi molto vicini? delle diverse migliaia di uomini e donne morti in guerra fra cui giovani-ragazzi non ancora maggiorenni ben consci di una triste prospettiva di vita? Vogliamo pensare a quell’ottuso genocidio compiuto da uomini privi di sentimenti il cui unico scopo è l’esercizio del potere violento? E quegli altri popoli senza patria costretti a <transumare> da una terra all’altra, in cerca di riposo per le continue fatiche giornaliere, senza alimenti e senza acqua i cui rifornimenti vengono impediti da governanti autoritari? E credo che potrei continuare questo amaro e tragico racconto se solo avessi la forza di poterlo fare senza incorrere in una incontrollabile emozione.
E poi questa occasione mi è propizia per riflettere su altro, visto che sulle guerre in corso e sui genocidi ne parliamo ogni giorno e più volte al giorno.
È concepibile che un rozzo americano che ogni giorno che passa altro non fa se non scalare la graduatoria di uomo più ricco del mondo, è concepibile che un finto aristocratico americano venga ad invadere una delle più belle città al mondo, portandosi al seguito migliaia di amici e parenti, per sfoggiare l’album della volgarità in occasione del suo secondo matrimonio del quale non interessava assolutamente niente né agli italiani né tanto meno ai cittadini di Venezia.
Eppure abbiamo dovuto constatare quanto i veneziani non abbiano saputo resistere alla tentazione di andare a curiosare nelle numerose performance degli ospiti americani.
Perché le autorità istituzionale della città e della regione veneta hanno elargito straordinarie autorizzazioni, privando anche alcune zone della città del servizio di ordine pubblico per avere impiegato il personale militare, di protezione e di sicurezza nelle zone invase dagli americani, al fine di garantire le manifestazioni. Quelle manifestazioni che sono state vietate agli italiani pacifici (sit.in, sfilate, manifestazioni silenziose) e per le quali sono previste pene pesantissime.
Anche questo è frutto dell’alleanza?
Già, è vero, dimenticavo: qualcuno potrebbe dire che per Venezia è stato un terno al lotto perché questa gente ha fatto girare l’economia della città per qualche giorno, per acquisti, Hotels, ristoranti; e pure il Comune ci ha guadagnato qualcosa. E allora, a questo punto immagino che il lettore avrà compreso il motivo della “vergogna” dichiarata in apertura, che corrisponde ad una indignazione profonda. Come ha potuto la coppia Bazos presentarsi in Italia per celebrare il suo matrimonio; un matrimonio volgare e sfarzoso fino all’indefinibile, ostentato quanto più possibile … nel momento in cui il mondo intero sta vivendo avvenimenti bellici tragici … nel momento in cui la fame nel mondo non ha confini, e la terra stessa è agonizzante per via degli inquinamenti ambientali.
Mi fa piacere però rilevare che c’è ancora qualcuno che riesce ad alzare la voce.
Zucchero Fornaciari è stato molto critico nei confronti dei novelli sposi, dichiarando dure e amare riflessioni; non ha risparmiato nessuno considerando la Babele della nuova coppia un vero insulto all’essere umano in primo luogo, ai cittadini italiani, all’Italia stessa, patrimonio di cultura mondiale. I festeggiamenti invero sono apparsi come una vera provocazione alla povertà.
E allora quel grido di dolore ed amarezza: “Vergogna! Vergogna!!, Vergogna!!!, appare più che giustificato.
Bezos vada pure a celebrare i suoi squallidi matrimoni in terre lontane dove forse potrà essere accolto da uomini come lui – senza sentimenti - e lasci in pace le nostre città e le nostre comunità cittadine oggi più che mai impegnate a piangere le migliaia e migliaia di bambini uccisi, le migliaia di morti ammazzati e di giovani mandati a morire al fronte.
