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Il giorno 4 giugno 2024 ho partecipato a un evento al Teatro Melotti dal titolo "La Mafia in Trentino c’è. Svegliamoci!". Lo spettacolo teatrale realizzato dalla classe V AFMB dell’Istituto Tecnico Martini di Mezzolombardo mi ha molto colpito. Vedere dei giovani trentini che, tramite l’arte, denunciano le infiltrazioni mafiose che pervadono il nostro territorio mi ha fatto capire che un risveglio al tema della legalità è possibile anche qui. La sala era quasi piena, con buona presenza di pubblico giovanile.

Il messaggio dello spettacolo è stato forte quanto semplice nella sua comprensione. Rappresentando alcune vicende e dinamiche dell’infiltrazione della ‘Ndrangheta verificatesi in Val di Cembra, è stato messo in luce quanto la complicità, l’omertà e l’indifferenza da parte della popolazione giochino un ruolo fondamentale. Allo stesso tempo hanno mostrato quanto invece l’azione partecipativa riesca a dare frutti di risanamento e di giustizia. Forte anche il messaggio finale dato dai ragazzi e dalle ragazze, mettendo ognuno di noi davanti alla propria coscienza. Cosa vogliamo fare? Essere complici assorbiti dall’indifferenza oppure fare la nostra parte per cambiare questo stato di cose? Lo spettacolo ha mostrato gli effetti di entrambe le condizioni e non poteva essere fatto in modo migliore se non attraverso l’arte, uno strumento potentissimo di denuncia e di attivismo.

La serata è proseguita con una parte esplicativa. Walter Ferrari del Coordinamento Lavoro Porfido ha illustrato le dinamiche dell’infiltrazione mafiosa, a cui è poi seguito un dibattito tra l’intervistatrice, Ettore Paris, direttore di Questotrentino, e Nicola Morra, già presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Paris ha presentato le risultanze investigative e giudiziarie dell’Operazione Perfido, portando alla luce che dinamiche di stampo mafioso non risparmiano nemmeno uomini delle istituzioni e che spesso una giustizia di parte sembra mostrarsi forte con i cittadini comuni e (giustamente) con i mafiosi, ma non altrettanto efficace nel processare gli uomini delle istituzioni che concorrono nel reato di stampo mafioso. Sulla stessa linea ha continuato anche Nicola Morra, evidenziando come il fenomeno mafioso e i vari comportamenti mafiosi siano radicati in molte istituzioni e nello Stato stesso.

Dinamiche e argomentazioni, quelle presentate durante la serata, sicuramente da conoscere e da prendere in considerazione. Alla luce di quanto sentito durante il dibattito, mi sarei aspettato che fosse posto in evidenza che, all’interno dello Stato, ci sono anche persone giuste che stanno proseguendo l’inestimabile lavoro iniziato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Persone come Nino Di Matteo, Sebastiano Ardita, Giuseppe Lombardo, Nicola Gratteri, Luca Tescaroli, Roberto Scarpinato e purtroppo pochi altri. Non sono molti a salvarsi da quel mare di corruzione e indifferenza che ha evidenziato Nicola Morra, ma è doveroso, a mio avviso, non fare di tutta l’erba un fascio.

Sono certo che se funzionari giusti della levatura etica e morale del dott. Nino Di Matteo venissero sostenuti dal popolo con quel senso di giustizia e del “fare la propria parte” che è emerso in modo esemplare durante la rappresentazione artistica dei giovani, un cambiamento non solo è possibile, ma sarà addirittura inevitabile.

 

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