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Lettera al direttore

Buongiorno Direttore,
sto seguendo con molta attenzione la vicenda che ruota intorno al generale Mario Mori. Leggendo l’articolo del Fatto Quotidiano del 23 Maggio u.s. viene riportata la nota stampa del quinto reparto dei Carabinieri nella quale viene espressa vicinanza al generale Mori “per aver reso lustro all’Istituzione in Italia e all’estero”. 
Dopo aver seguito attentamente vari articoli pubblicati da ANTIMAFIADuemila e anche da altre testate giornalistiche si evidenzia quanto il generale Mori sia stato coinvolto in situazioni poco chiare. E' stato imputato in processi come quello della mancata perquisizione del covo di Riina, della mancata cattura di Provenzano e sulla Trattativa Stato-Mafia. Al di là delle sentenze di assoluzione in quei processi sono emersi gravi fatti e dai giudici non mancano giudizi pesanti sull'operato del generale Mori. Mi bastano questi aspetti per avanzare molti dubbi circa il lustro che il Generale Mori avrebbe dato all’Italia. 
Ricordo che la storia italiana è un susseguirsi di Stragi a partire dal 1947, con una scia di sangue che non ha trovato ancora giustizia. 
Come cittadina mi sento indignata. Indignata per uno Stato che nel giorno di commemorazione della Strage di Capaci si permette di santificare un uomo che viene proposto addirittura come Senatore a Vita, un uomo dal passato a dir poco “fosco” proprio in relazione alle vicende che lo hanno visto coinvolto, un uomo che ha concluso il proprio intervento a Farra di Soligo (Treviso) dove ha presentato il libro scritto con Giuseppe De Donno, con le seguenti parole “Voglio vendetta e voglio vedere morire tutti i miei nemici”, parole che pesano come macigni. Come cittadina libera mi opporrò con tutte le mie forze perché questa beatificazione non avvenga mai.
L’arma dei Carabinieri conta, nel suo storico, molti uomini valorosi, caduti nell’esercizio della propria funzione. Funzionari che hanno anteposto la difesa di valori quali giustizia, verità e lotta contro la criminalità organizzata alla propria stessa vita. 
Alla luce di quanto sopra esposto invito pertanto l’arma dei Carabinieri ad una più saggia valutazione circa la vicinanza espressa al Generale Mori. 
Nella storia italiana registriamo purtroppo che uomini che sacrificano la loro vita con onore e che conseguono la ricerca della verità vengono in tutti i modi delegittimati, isolati e vessati; questo hanno vissuto Falcone, Borsellino e altri uomini come loro. A tutt’oggi uomini valorosi stanno subendo tale pesante trattamento in quanto impegnati nella incessante ricerca della verità, verità che evidentemente risulta molto scomoda. Questi semmai sarebbero gli uomini che meriterebbero di essere sostenuti pubblicamente e proposti come Senatori a Vita!
Come cittadina ho il dovere di chiedere giustizia e verità per tutti i fatti che ho sopra esposto e sono vicina a tutti gli uomini di buona volontà che fanno di questa ricerca lo scopo della loro vita.
Cordialmente,

Eleonora Morini

Foto © Imagoeconomica

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