Il tema mafia, da sempre, in tempo di elezioni è uno di quegli argomenti scomodi che quasi mai viene affrontato dai vari candidati durante le campagne elettorali, siano esse amministrative, regionali o nazionali. 
La questione vale anche per la Sicilia che il prossimo 25 settembre vedrà l'espressione di voto degli elettori sia per le regionali che per le politiche. Tra le figure candidate vi è quella di Margherita La Rocca Ruvolo, deputata all'Ars e sindaca del comune di Montevago nell'agrigentino, candidata nelle file di Forza Italia. 
Una figura di spicco, se si tiene conto del ruolo avuto proprio in regione sia in seno all'Ars come presidente della commissione Sanità nonché componente di svariate commissioni (tra cui quella d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia, ndr). Lo scorso febbraio è stata anche oggetto di una brutta intimidazione (una busta con due proiettili, una immagine sacra e una foto di Papa Francesco con in mano una bambina consegnata presso la sede del palazzo municipale di Montevago). 
Un fatto che è stato denunciato ai carabinieri e per cui non sono mancate le solidarietà trasversali della politica. 
Al di là di questo aspetto, su cui si sono aperte indagini, ci è stato segnalato un fatto avvenuto qualche tempo addietro proprio presso il Comune di Montevago che desta stupore, ma anche preoccupazione rispetto a quello che dovrebbe essere lo spirito di un amministratore cittadino. Ancor di più se lo stesso oggi si candida per ruoli ancor più di alto rilievo. 
Ma per comprendere il tutto si devono riportare le lancette del tempo all'anno 2016 quando il Comune di Montevago si trovò a discutere la possibilità di assegnare l'incarico di "cuoco" con mansioni di supporto al personale addetto alla cucina presso il plesso "B.Marino" di Montevago a Antonino Gulotta.
In Comune vi fu un certo dibattito anche perché Gulotta non è uno qualunque. Si tratta infatti di un pregiudicato, già condannato in via definitiva a 10 anni nel 2013 nel processo scaturito dall'operazione "Scacco matto". 
In quell'operazione, che ebbe luogo nel 2008 su coordinamento della Dda di Palermo, vennero azzerati i vertici delle cosche mafiose agrigentine. 
Ebbene in un consiglio comunale del dicembre 2016, in cui si discuteva anche dei contributi alle famiglie bisognose, si era parlato anche del caso Gulotta che per un anno, di fatto, aveva avuto l'incarico (seppur nella forma di volontariato). 
In quell'occasione la sindaca spiegava i motivi che portarono alla scelta del cuoco, ma usando alcuni termini discutibili nel momento in cui si parla di "dignità tolta". 
"Abbiamo pensato a lui, che durante gli anni passati in un altro luogo ha preso un diploma come cuoco - diceva allora la Prima cittadina - ci sembrava, lo dico questo 'ci'... non parlo per me, io credo che qui a questo tavolo siamo tutti d'accordo; era, è un modo per integrarlo nuovamente nella società, per farlo uscire da casa e farlo lavorare e, nello stesso tempo, dare una dignità ad una persona che per anni questa dignità gli è stata portata via, per motivi che a noi non credo interessino". E poi ancora si parlava di un contributo da assegnare per il lavoro svolto. 
Al di là di quest'ultimo aspetto, ciò che lascia quantomeno perplessi, se non addirittura scandalizzati, è l'espressione per cui a Gulotta, condannato definitivo, vicino a quello che per gli inquirenti era il boss della Valle del Belice, Gino Guzzo, sarebbe stata "portata via la dignità". 
Non si vuole certo dire che, quando una pena è stata scontata, non vi possa essere una risocializzazione da parte del detenuto (anche se per i fatti di mafia la riflessione dovrebbe essere più profonda e non fermarsi solo alla conclusione di un regime di detenzione). Tuttavia è chiaro che vi sono delle ragioni di opportunità che andrebbero considerate e l'affermazione della sindaca di Montevago è grave nel momento in cui si lascia passare il concetto che gli organi inquirenti, i magistrati ed i giudici che hanno valutato le sue condotte hanno tolto la dignità a un condannato per fatti di mafia. 
Nel febbraio 2017, a seguito dell'intervento del segretario Comunale Alfonso Sabella che proponendo di ritirare la precedente delibera evidenziava come la permanenza quale cuoco della refezione sarebbe stata alquanto problematica anche se di diritto non risultava alcun rapporto organico di lavoro subordinato, l'incarico a Gulotta non fu poi rinnovato. 
Ma resta il dubbio per quel pensiero di "disinteresse" da parte della Prima cittadina. 
Che può anche far riflettere sulla cosiddetta questione etica e morale. Quella stessa che aveva riguardato i cosiddetti endorsement dei condannati per fatti di mafia Totò Cuffaro e Marcello Dell'Utri, a sostegno della candidatura di Roberto Lagalla come sindaco di Palermo. Il risultato di quelle amministrative è noto, frutto forse anche della poca memoria dei cittadini rispetto a determinati fatti.

Foto © Imagoeconomica

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