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Europa sei indifferente e disumana! Chi fa categorie è razzista

Loujin aveva 4 anni, ed è morta di sete dopo 10 giorni di viaggio, mentre cercava di arrivare in Europa, nella cattolicissima Europa.
Ma era troppo impegnata, questa Europa.
Perdonaci Loujin, ma sai, noi qui abbiamo molti impegni.
E le persone come te non sono gradite.
Ci sono stati i funerali della Regina d'Inghilterra.
La vittoria dei mondiali di pallavolo.
Le ferie che stanno finendo, lo stress di ritorno al lavoro, gli esami per chi studia.
Ci date fastidio: siete in fondo morti di serie B, morti di fame, morti perché non siete dei rispettabili cittadini Occidentali.

È questa l'amara verità sull’ultima tragedia avvenuta in mare nelle scorse ore: i corpi senza vita di due bambini piccoli di uno e due anni, di un 12enne e di tre donne, tra cui una anziana, sono stati ritrovati su una barca ferma in mare da diversi giorni sulla rotta tra Turchia e Malta e soccorsa dalla Guardia Costiera e arrivata ieri mattina, 12 settembre, nel porto siciliano di Pozzallo.

Le sei vittime sono tutte di nazionalità siriana. Tra loro anche la nonna e la madre di altri due bambini adesso rimasti orfani e soli in Italia. Erano su una barca piccola insieme ad altre 26 persone, tra siriani e afghani, soccorse dalla Guardia Costiera. Alcune di loro sono in condizioni gravi a causa delle profonde ustioni riportate. Dopo la tragedia della piccola Loujin, la bimba siriana morta di sete a inizio settembre dopo dieci giorni vissuti su una barca nel Mediterraneo senza che nessuno rispondesse alle richieste di soccorso.

E alla piccola Loujin non è rimasto altro che guardare la sua mamma, mettere la testa sulle sue gambe, "mamma ho sete", e poi morire cercando di raggiungere l'Europa.
Ma i bambini non dovrebbero morire. Ma si sa come vanno le cose. Dopo la tragedia bastano 10 ave Maria, 30 Pater Noster, un segno della Croce e qualche altro Salamaleco e tutti sono a posto con la propria coscienza, o con Dio.

Il barchino su cui viaggiava con sessanta migranti - ha scritto 'La Stampa' - era partito dal Libano a inizio mese, direzione Italia. Ma da giorni i motori erano fuori uso e lo scafo aveva iniziato a imbarcare acqua. Con un telefono satellitare qualcuno ha mandato un Sos, rilanciato immediatamente da Nawal Soufi, un’attivista catanese di origini marocchine, che da anni si occupa di salvataggi in mare. "La barca si trovava nella zona Sar (Search and rescue, ndr) di Malta e ho subito avvertito le autorità di La Valletta – ha detto –. Dopo un giorno di silenzio mi è stato risposto che c’era una nave in avvicinamento: 'Il salvataggio è solo questione di tempo', mi è stato detto". Quella nave non è mai arrivata. I testimoni raccontano che ne sono passate diverse, ma nessuna si è fermata. "Svuotavamo lo scafo con i secchi, era evidente che stavamo naufragando – ha raccontato indignato Ahmad –. Alcuni ci hanno anche fotografati e poi hanno continuato". La salvezza è arrivata con un mercantile battente bandiera di Antigua e Barbuda, ma per la piccola Loujin era già troppo tardi.

La verità Loujin e che per noi siete un fastidio: ci ricordate quanto facciamo schifo.
La guerra nel tuo Paese non c'è per colpa tua.
La Libia non è un campo di concentramento stile nazista per colpa tua.
Il Mediterraneo non è un cimitero a cielo aperto per colpa tua.
E non è per colpa tua che nessuno vi ha soccorso.
La colpa è solo ed esclusivamente nostra.

Ora la famiglia - ha riportato 'La Stampa' - Nasif si trova in un ospedale di Creta, dove Mira, l’altra figlia di un anno, è ricoverata dopo aver ingerito grandi quantità di acqua. "Grazie a Dio non è in pericolo di vita – ha spiegato la madre –, ma il nostro cuore è in cenere". Oltre alla speranza hanno perso ogni cosa: "In Libano rischiavamo di vivere di elemosina. Abbiamo provato a partire in maniera legale, ma l’unica via è stata quella del mare – ha spiegato il padre –. Nel viaggio abbiamo investito tutti i nostri risparmi: 12 mila euro". "Credevamo che l’Europa fosse il continente dell’umanità, ci sbagliavamo. Ci ha strappato nostra figlia. Se potessimo tornare indietro, mangeremmo terra in Libano piuttosto che vivere questa tragedia", ha mormorato il padre. 

Che però non riesce ad avere rancore. Se avesse di fronte a lui i politici europei augurerebbe loro di vedere i figli nella stessa situazione di Loujin, a implorare un po' d’acqua: "Ma io vorrei passare di lì per non lasciarli morire".
Non esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Le vittime sono vittime. Chi fa categorie è razzista. E noi, nei nostri Parlamenti 'Democraticissimi', quando argomentiamo di pace e di libertà, siamo ipocriti. Forse dovremmo morderci la lingua a sangue e risparmiare alle molte Loujin sparse per il mondo il dolore dell'inganno e del tradimento.

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