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Vincenzo Musacchio, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA) e ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera, il giurista è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni ’80.

Professore nel 2019 lei ha ricevuto la menzione speciale al Premio Nazionale don Peppe Diana conferitole proprio dai familiari dal sacerdote assassinato dalla camorra, a due anni di distanza ignoti sparano colpi di pistola contro il simbolo della rinascita di Casal di Principe, Casa don Diana, come qualificherebbe questo gesto?
Personalmente non lo reputo un gesto di qualche sprovveduto o peggio una ragazzata. Chi conosce e studia le mafie, sa che nel linguaggio mafioso ogni azione e persino omissione ha un suo significato ben preciso. Il simbolismo e la stessa modalità di agire hanno un ruolo estremamente importante nella comunicazione mafiosa. Sparare contro il simbolo dell’antimafia a Casal di Principe serve sia per evidenziare la propria esistenza criminale, sia per provare a rafforzare il potere e controllare attraverso la paura. Questi gesti pur se apparentemente simbolici servono a sottolineare che i clan non sono affatto stati distrutti completamente ma che esistono ancora e possono tuttora incutere timore alla comunità.

Questo gesto vile potrebbe voler significare un eventuale risorgere dei clan?
Questo non posso saperlo poiché non vivo in quella comunità, ma avendo tanti amici e conoscendo gli stessi familiari di don Giuseppe Diana ho avvertito da parte loro un senso di sconforto, anche se so per certo che non arretreranno mai neanche di un millimetro. Non mi sentirei tuttavia di escludere che vi siano tentativi di riorganizzazione anche marginali dei camorristi di seconda e terza generazione che tentano di riemergere dopo la sconfitta loro inflitta dallo Stato.

Casal di Principe vive un momento molto delicato legato agli abbattimenti delle case abusive e alle recenti dimissioni del Sindaco Renato Natale, secondo lei tra questi accadimenti criminosi e la attuale situazione ci possono essere correlazioni?
Nulla accade per caso. Le nuove mafie sanno approfittare delle situazioni di conflitto e dei vari disagi sociali inserendosi come mediatori e in alcuni casi sostituendosi allo Stato nella sua funzione politica e sociale. Non aspettiamoci un ritorno mafioso armi in pugno e con violenza palese. I nuovi boss conoscono i disagi sociali della loro comunità e su di essi faranno breccia inducendo i cittadini a pensare che si stesse meglio con i clan dei Casalesi e non con lo Stato che a quanto pare non trova soluzioni concrete ai problemi di una comunità.

Sul problema degli abbattimenti però parliamo di abusi edilizi. Le demolizioni quindi sono legittime non crede?
Assolutamente sì e ci mancherebbe che non lo fossero. Le dico di più. Le violazioni vanno sanzionate sempre, ma lo Stato deve vagliare anche il post demolizione. Se non sono stato male informato, gli abusi edilizi per la maggior parte riguarderebbero prime case senza scopo lucrativo o d’indebito arricchimento. Se si abbattono queste costruzioni, le famiglie non hanno un'altra dimora dove vivere. Prima di abbatterle di conseguenza occorrerebbe trovare a questi nuclei familiari una nuova sistemazione decorosa. Se ciò non accadrà, come non è difficile comprendere, questa sistemazione la troveranno i capi clan sostituendosi allo Stato e riscuotendo la gratitudine di questi cittadini nei confronti dell’anti-Stato. Su quest’aspetto credo si dovrebbe fare un’attenta riflessione.

Lei crede che le mafie sfrutteranno questo clima?
Io credo di sì. Se lo Stato non troverà adeguate soluzioni interverrà la camorra e si ripristinerà una serie di consuetudini illegali e ci sarà chi tornerà a dire che si stava meglio quando c'erano i camorristi che i problemi li risolvevano.

Chiudiamo con un messaggio positivo?
Assolutamente sì. Nonostante il segnale non sia incoraggiante e desta certamente preoccupazione, sono sicuro che i familiari del sacerdote assassinato dalla camorra e i membri del Comitato “don Peppe Diana” - che conosco personalmente - non arretreranno di un millimetro e non rallenteranno la loro azione antimafia, anzi, questo vile atto è la dimostrazione di come la Camorra sia in difficoltà ed è costretta a questo tipo d’intimidazioni per provare a marcare nuovamente il territorio. A chi lancia questi segnali voglio dire che nessuno di noi rinuncerà a continuare la battaglia cominciata da don Peppe. Spero presto di ritornare a Casal di Principe e respirare quell’aria di entusiasmo e di rinascita che ho vissuto quando due anni fa fui premiato in quella comunità.

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