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Un anno fa la scomparsa dell’indomito Giulietto Chiesa

La mattina del 26 aprile 2020 se ne andava Giulietto Chiesa. E’ trascorso esattamente un anno, ma il ricordo è così nitido che ancora oggi sento di viverlo dentro. Per svariati minuti tra amici e compagni di lotta ci siamo scambiati messaggi e telefonate in costante ricerca di notizie in rete in merito alla sua scomparsa che però non saltavano fuori. Tutti e tutte con la speranza si trattasse di una fake news (termine che i big dell’informazione utilizzavano quando Giulietto apriva bocca). Animi agitati, increduli. “Ma è vero?!”. “Non può essere!”. Attimi interminabili accompagnavano quella domenica mattina con il sole che splendeva raggiante come a prenderci in giro. E poi il vuoto, totale, inesorabile all’arrivo dell’ufficialità del decesso. “Giulietto è morto”, ci viene comunicato. Le lacrime iniziano a solcarmi il viso da sole e continuarono a farlo per i giorni che seguirono. Guardavo i suoi video allo sfinimento, ogni giorno un video nuovo tra i migliaia di materiali disponibili in rete. E piangevo, piangevo. Non accettavo l’idea di aver perso un pezzo così importante della nostra formazione culturale. Giulietto non poteva andarsene così, non in questo modo, non ora. Lo abbiamo pensato tutti. E tutti abbiamo provato un senso di smarrimento con la sua scomparsa. Un sentimento che proviamo anche in questo istante, pensando a lui e a quanto abbiamo vissuto negli ultimi mesi e settimane: la crisi in Donbass, le tensioni in Iran, il governo Draghi. Già, Mario Draghi, chissà che direbbe di lui oggi il nostro maestro vedendo realizzarsi l’ennesima delle sue previsioni. Giulietto per noi, piccoli naviganti in mezzo a questo oceano di misteri che è la vita, non era solo un maestro, era un faro. Grande, luminoso, accogliente. Ma ora che il faro si è spento chi ci condurrà a destinazione, chi ci indicherà le correnti da solcare, gli scogli da evitare, i venti da seguire. “Dovete andare avanti ragazzi, anche senza di lui”, ci veniva detto a profusione quel giorno. Noi andremo avanti caro Giulietto, troveremo questo tesoro che è la verità, ma perdonami l'arroganza se dico che senza te la nostra navigazione sarà molto più difficile.

Foto © Jacopo Bonfili

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