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le siciliane n 67A me sarebbe piaciuta una bellissima giornata di sole: Maurizio Landini

Io so di non sapere, diceva Socrate. E se lo diceva lui posso a maggior ragione dirlo io, un microbo. Ma non è importante chi lo dice o chi l’abbia detto, io mi sento così. Non solo, mi ritengo il due di coppe con la briscola a oro. So di non sapere e quindi le cose che dirò vanno prese attraverso questa ottica.

Io so di non sapere, ma una cosa la so e voglio dirla subito e a scanso di equivoci: a me interessano pochissimi punti: sconfiggere la pandemia, fare una buona campagna vaccinale e portare a casa tutti ’sti soldi che ci hanno accordato. Una volta tanto che l’Europa è benevola nei nostri confronti bisogna sfruttare al massimo l’occasione. Fare dei bei progetti. Proposte praticabili per creare posti di lavoro e risolvere alcuni problemi. Se tutto ciò fosse possibile mi sembrerebbe molto rivoluzionario

Io so di non sapere e provo fastidio per i tuttologi, anche se si potrebbe ridere di tutte queste persone che sanno tutto. Sono immunologi, virologi… praticamente scienziati.

Qualche cosa la “so ma non ho le prove”, quindi vado avanti timidamente senza sermoni o comizi.

Sono come tutti dentro il caos. Caos politico, caos sanitario, caos economico. Tuttavia, pur essendo dentro lo stesso caos, posso io mai capire la disperazione di chi sta pagando un prezzo più alto? Di chi ha difficoltà a mettere insieme pranzo e cena? Quelli che hanno perso il lavoro, quelli che a casa non hanno il computer per far fare ai loro figli la didattica a distanza?

ESCLUSI! Estromessi dalla democrazia, dal diritto alla vita. Ci sarebbero decine e decine di tipologie degli estromessi, ma non mi risulta una rappresentanza degli esclusi. Né nelle istituzioni né nella politica.

Appunto, la politica, quella che non esiste più. Scomparsa. Morta, ci dicono gli ultimi bollettini.

Oggi le varie fazioni politiche sembrano tutte uguali. Le connotazioni di destra e sinistra si sono perse strada facendo. C’è molta confusione e definire di sinistra il M5S è stata la cosa più logica. Diciamo che è sintomatico dei tempi. Tempi confusi.

La sinistra è stata totalmente abrogata e non ho mai capito perché; il centro sinistra - o per lo meno ciò che rimane del centro sinistra - impegnato a inseguire le destre. Sul loro territorio. Gli sfasciacarrozze fanno e hanno fatto il resto. Ma lo sfasciacarrozze può definirsi un politico? Chi ha sostenuto la sua ascesa? Il suo passaggio da una pista a un’altra?

Ci sarebbe bisogno di una politica all’altezza della sua funzione, che parlasse chiaro, desse delle indicazioni e strade da percorrere. Insomma un pacchetto di valori, visioni del mondo, progetti e proposte (io tutto questo lo chiamo ideologia, ma un altro nome va bene lo stesso). Una politica con una sinistra (mi chiedo dove ci siamo rintanati, perché sono sicura che non siamo morti tutti) che facesse proposte affascinanti, da far sognare, come obbiettivo e come percorso collettivo. Che proponesse idee degne di essere scelte e votate, e soprattutto molto diverse dagli altri partiti non di sinistra. Insomma ci sarebbe bisogno di politica di sinistra, una sinistra non timida, anzi superba per la sua diversità. Incisiva. Ardimentosa. Capace di capire i problemi dell’oggi, e l’importanza di non sbandare a destra. Anche quando questa strada sembra più facile e meno ostacolata.

Io pongo domande
Se si riuscisse a capire ciò, questa élite che occupa abusivamente quello spazio politico spostandolo a destra (a iniziare da quando? Da Renzi? Da prima?), tutta questa gente che la sinistra non la rappresenta (a dispetto dei media che continuano a chiamarla tale), andrebbe via. Certamente ci vorrà del tempo, ci vorrà pazienza affinché quella nebulosa chiamata “sinistra” diventi qualcosa di più sostanzioso. Spaccare il capello in quattro non è servito e non serve a nessuno. Il frantumarsi in una miriade di posizioni spesso anche elitarie, che si distinguono solo per il modo in cui ciascuno pensa di essere l’unico portatore della verità (non mi azzardo a dire autentico pensiero socialista o comunista o di vera sinistra, non so cosa potrebbe accadermi) è stato stucchevole, pericoloso, disastroso.

Ma come detto prima, io so di non sapere, pongo domande, avrei bisogno di risposte.

Draghi, mi piace? NO. Mi rappresenta? NO. L’ho votato? NO. Sulla sua politica ho dubbi? Decine e decine, ma… spero ardentemente che mi smentisca.

Ma chi è il responsabile di questo sfascio? Del trasformismo politico degli ultimi anni? Della morte della politica in Italia? Del sussiego e sufficienza della politica cinica? A chi dare la colpa? Argomentare su ciò ci porterebbe molto lontano.

In Italia non abbiamo scelto Draghi. Ma è arrivato. A molti di noi non piace. Non dobbiamo farcelo piacere per forza, e il dissenso e quindi l’opposizione politica sono un valore sacro.

La nostra, è una situazione politica sgangherata e strampalata. Vergognosa e umiliante rispetto agli altri paesi che ci guardano. Razionalmente e concretamente all’orizzonte si vede qualcuno di autorevole che possa tentare di risolverla? Di presentarsi a testa alta innanzi all’Europa e farsi ascoltare? Oltre a tutti i danni fatti dai “politici” (?) cinici e individualisti ci sarebbe anche quello di non aver creato una classe politica alternativa a questa. Come dire un vivaio, per usare il gergo sportivo. Ma forse anche gli attuali sono vittime del sistema precedente.

Io so che non faccio parte del coro pro Draghi. Non credo ai personaggi che fanno il doppio salto mortale, ai ravvedimenti dei partiti, tutti sapevano che andavano verso il vuoto. Certamente in una situazione di normalità sarebbe stato necessario andare al voto, ma quella in cui stiamo vivendo non ha nulla di normale. La gente muore certamente di pandemia ma non solo. Di fame. Di depressione.

Io so di essere fortunata, Appartengo alla generazione che ha vissuto il ’68, ha conosciuto Pertini, Ingrao, Berlinguer (per non andare molto lontano). So bene che qualcuno avrebbe e avrà da ridire sul ’68, sui risvolti, sui sogni falliti, i progetti non realizzati. Di quando la bandiera rossa era il “sogno”. Il delirio di un mondo diverso, vivibile, umano, solidale. Un mondo privo di miseria e disuguaglianze. Non ci siamo riusciti, ma mai la vita era diventata l’emergenza imprescindibile.

Non metto da parte il neoliberismo, non dimentico i pericoli dei personaggi che lo rappresentano e lo interpretano, le macerie accumulate, ma bisogna fermarsi, prendere respiro e ripartire.

Basta con la politica cinica, ma anche con quella priva di proposte alternative; una politica priva di speranze, progetti per sognare. Una politica distruttiva a priori, a prescindere, basata solo sui pregiudizi. Fare politica dicendo sempre e solo No non è politica. Bisogna fare i conti con la realtà e la concretezza.

Personalmente al posto di Draghi mi sarebbe piaciuto Landini. Era realizzabile?

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