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Torniamo ad esprimere forte indignazione per quanto sta accadendo nei rapporti tra Italia ed Egitto per Patrick Zaki e Giulio Regeni. Il ricercatore universitario egiziano dell’Università di Bologna continua ad essere abbandonato ed in pericolo nelle carceri del regime di Al Sisi, come documenta la lettera di Zaki pubblicata nei giorni scorsi. Al di là di parole di circostanza, chiacchiere a vuoto il governo italiano continua a balbettare e a cedere di fronte ai soprusi egiziani. Esattamente come sta accadendo per l’inchiesta sull’assassinio di Stato di Giulio Regeni. L’arrogante reazione, e le menzogne, dello Stato egiziano dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta della procura di Roma testimoniano la verità nuda e cruda che tutti sanno ma nessuno pubblicamente vuole ammettere: hanno deciso di sacrificare Giulio ad altri interessi, di potere e di denaro. Nei giorni di Natale, mentre lo stato egiziano decideva l’ennesima proroga della detenzione di Zaki, l’Italia nel silenzio quasi totale ha concluso una nuova vendita militare al regime di Al Sisi.
È il ripetersi di una dinamica che troppe volte in questi decenni abbiamo visto all’opera, vergognosa e indegna, dai morti del Cermis del 1999 alle minacce di Erdogan quando anni fa il figlio venne inquisito proprio a Bologna. Fino a quando si vuol continuare così? Fino a quando i governi italiani proseguiranno in questa indegnità? È stata ampiamente superata da tempo ogni soglia di tollerabilità. A nulla servono le parole, solo apparentemente indignate, del ministero degli Esteri retto da Luigi Di Maio se non sono seguiti dai fatti. Le parole di Fico, l’interruzione dei rapporti da parte della Camera dei Deputati (il Senato invece?) sono – e non è un gioco di parole – solo una inutile e dannosa foglia di fico. L’Italia blocchi immediatamente ogni rapporto diplomatico, ogni commercio di armi e ogni collaborazione economica, commerciale e politica con il regime di Al Sisi, batta i pugni e avvii una vera azione determinata in tutte le sedi internazionali perché Zaki sia immediatamente liberato (così come le migliaia di oppositori politici) e si arrivi ad una giustizia vera e totale per l’assassinio di Giulio Regeni.

Foto © Imagoeconomica

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