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di Alessio Pracanica
La Sicilia, si sa, è terra pirandelliana, in cui la realtà supera, per distacco, le più sfrenate fantasie.
Di conseguenza, accadono spesso cose bizzarre.
L’ultima pare si successa il 12 giugno, in quel di Barcellona Pozzo di Gotto, mite e tranquilla cittadina del messinese, ove la mafia non ha mai osato entrare.
L’amena località è stata scelta da Matteo Salvini come scenario per un incontro con l’elettorato, in compagnia del fido Samonà, neo assessore regionale alla Cultura e studioso di esoterismo.
Il progetto era quello di percorrere un lento e solenne tragitto, tra due ali di folla grata e plaudente, festosamente inneggiante al proprio Capitano. Ricambiandone con magnanima bonomia il deferente omaggio.
Sfortuna vuole che il destino, cinico baro e comunista, abbia disposto diversamente. Si dice infatti che gran parte della folla, invece di plaudire, si sia abbandonata a vivaci e colorite forme di dissenso, riservando al prode condottier affettuosi epiteti e stentoree pernacchie.
Scena ripetutasi, con identiche modalità, un paio di ore dopo a Milazzo.
Inutile stare a rivangare queste tristi, quanto umane miserie. L’uomo propone e Dio dispone. La vicenda pone ben altri, misteriosi interrogativi.
Urge precisare che, per ovvi motivi di sicurezza, tutte le vie oggetto della manifestazione erano state isolate e transennate. Saggia e prudente precauzione. Non sia mai che un qualche invasore islamico, o comunque non italiano, si scagliasse contro il ruspante Capitano, procurandogli infausto nocumento. Tutto nella logica, insomma.
Decisamente meno logica appare invece, l’Ordinanza n.53 della Polizia Municipale di Barcellona P.G. che per la data 12 giugno 2020, disponeva nelle vie interessate dal percorso di Matteo Salvini, limitazioni alla circolazione stradale per consentire lo svolgimento di una gara podistica.
Naturalmente, contro questa singolare ordinanza si sono levati gli alti lai dell’opposizione, che ha già preannunciato opportuna interrogazione in Consiglio Comunale e sono fiorite le più disparate ipotesi.
C’è chi insinua il reato di falso in atto pubblico, per aggirare le normative anti-Covid, vietanti ogni tipo di assembramento, con l’escamotage di una fantomatica gara podistica. Chi, più bonariamente, derubrica la vicenda a refuso, causato da improvvido e distratto copia-incolla.
A noi, intrisi di spirito nazionalistico e risorgimentale, piace invece immaginare che la gara podistica si sia tenuta davvero, quale fulgido esempio di ripartenza del sistema paese.
Ci par quasi di vedere il Capitano, in canotta e pantaloncini, ai nastri di partenza, circondato dalla creme del leghismo meridionale.
Il silenzio è solenne, gli animi tesi. Tutti attendono solo che il giudice di gara dia il segnale di avvio.
Già nel primo tratto di via Cattafi, scatta in testa Samonà, agevolato dal fenotipo brevilineo e dal distacco verso le sofferenze fisiche, che è proprio degli Illuminati.
Più indietro, ansima il Capitano.
I troppi panozzi sbranati in diretta Istagram e i mojitos al doppio rhum del Papeete impongono già il loro pesante tributo.
Gli astanti, ipnotizzati dallo spettacolo, masticano nevroticamente grandi manciate di calia.
Mandando giù, tanta è la rapita concentrazione, anche le bucce delle arachidi.
Tra via Trieste e via Trento, Samonà aumenta il vantaggio, richiamando alla mente oscure tecniche di rilassamento tantrico, apprese in Tibet durante una precedente incarnazione.
Il Capitano barcolla e vacilla. Pesanti stille di sudore gocciolano giù dai folti e virili ciuffi ascellari, ma non per questo demorde.
Gli atleti percorrono adesso il selciato di via Roma. Samonà controlla, con il terzo occhio e il sesto chakra, la posizione del Capitano, ormai irrimediabilmente arretrato.
Egli sa che la Gara non è futile ludo atletico, ma metafora di cammino iniziatico in cui è previsto che sia l’Idea a trionfare, senza egoistiche concessioni all’orgoglio individuale.
Siamo ormai in vista dell’arrivo, alla Vecchia Stazione.
Samonà si arresta di colpo, attende il Capitano e con le ultime riserve di energia lo proietta in avanti, per poi accasciarsi al suolo, esanime.
Con gli occhi velati, lo vede tagliare il traguardo, nel tripudio di una folla esaltata.
Il supremo sacrificio non è stato vano. Nel ciclico ripetersi degli eventi, nell’inesausto girare della grande ruota, ritorneremo ancora. Magari come presidenti di regione, invece che semplici assessori. Forse ministri, chissà.
L’importante è che Lui abbia trionfato, che l’Idea si stagli luminosa nel più alto dei livelli di conoscenza.
Scivolando nelle impenetrabili distese dello spirito, lo conforta la visione dei malati, che si accalcano intorno al Capitano, offrendosi al suo tocco taumaturgico. Dei molti bambini, sollevati da genitoriali braccia, in attesa di un gesto benedicente.
Resta giusto il tempo per rivolgergli un ultimo pensiero, mormorato con labbra ormai esangui: ti ho sempre amato.
Ecco. Se davvero c’è stata una gara podistica, dev’essere andata proprio così.

Foto © Imagoeconomica

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