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di Adriana Riccomagno - Video
Una decade decisiva per il giornalismo e una situazione esacerbata dalla pandemia di Coronavirus: è questo il quadro tracciato da Reporters Sans Frontières (Rsf) nel suo report annuale sulla libertà di stampa.

Il quadro complessivo
In base a quanto emerge dalla relazione di Rsf, l’Europa si conferma la zona più favorevole per la libertà di stampa, nonostante alcune eccezioni. La Norvegia è al primo posto per il quarto anno nella classifica. Per quanto riguarda il continente americano, Rsf registra difficoltà per i media in alcuni paesi come Stati Uniti e Brasile. In peggioramento la situazione in Africa, dove sono aumentate le ingerenze, tra attacchi online e detenzioni prolungate; aumentano le violazioni della libertà di stampa anche nell’area Asiatica e Pacifica. La Corea del Nord perde due posizioni e finisce all’ultimo posto dell’elenco. Sulla posizione della Cina, al numero 177, pesa la gestione mediatica dell’epidemia: secondo Rsf la diffusione avrebbe potuto essere meglio contenuta a fronte di una maggiore trasparenza. Anche l’Iran avrebbe censurato l’intensità del contagio. Il sodalizio pone l’attenzione pure sull’Ungheria (89, in calo di due posizioni): “Il primo ministro Viktor Orbán, ha approvato una legge sul coronavirus che prevede pene detentive fino a cinque anni per false informazioni, una misura completamente sproporzionata e coercitiva”.

La situazione in Italia
Rispetto all’anno scorso, il nostro Paese sale dal posto numero 43 al 41 di 180. Come sottolinea l’Organizzazione non governativa, sono una ventina i giornalisti italiani sotto scorta 24 ore su 24 a causa di gravi minacce o tentativi di omicidio da parte di organizzazioni criminali.
Il livello di violenza contro i giornalisti continua a crescere, soprattutto a Roma e nella regione circostante, e nel sud”, si legge nel rapporto, che cita il caso dell’agguato al direttore di Campanianotizie.com avvenuto nel novembre scorso. Il documento sottolinea inoltre gli attacchi ai giornalisti da parte di gruppi neofascisti e del Movimento 5 Stelle. Non è tutto: “Nel complesso, i politici italiani sono meno virulenti nei confronti dei giornalisti rispetto al passato, ma il giornalismo rischia di essere indebolito da alcune recenti decisioni del governo, come una possibile riduzione dei sussidi statali per i media”.

La tempesta di tweet a sostegno di Carlo Verdelli
Per domani, 23 aprile, dalle 10 alle 11, l’associazione Articolo 21, che in questi giorni porta avanti una maratona social per ricordare che la nostra Costituzione è antifascista e antirazzista, organizza una mobilitazione di solidarietà al direttore di Repubblica Carlo Verdelli su Twitter.

Per approfondire
Il World press freedom Index 2020 di Reporter senza Frontiere è online a questo link.

Tratto da: liberainformazione.org

(del 22 aprile 2020)

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