Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

di Ettore Minelli
Nella filosofia antica la giustizia era definita quale armonia del cosmo all’interno del mondo, come stato dell’animo al servizio dell’utilità comune e capace di attribuire a ciascuno la sua dignità.
Ho sempre considerato la giustizia come la forza dei più deboli, come entità astratta che percorre le vite di tutti noi ogni giorno attraverso le scelte che facciamo e ci guida verso il futuro.
Nel codice guerriero giapponese, chiamato bushido, la giustizia viene addirittura considerata una delle 7 virtù fondamentali che un Samurai deve avere per poter essere considerato tale. La giustizia nella complessa società moderna non appare come un concetto naturale e dogmatico, trascendente ed universalmente uguale nelle diverse parti del mondo.
In natura la giustizia non esiste. In natura esiste la legge del più forte. All’interno della stessa società umana la giustizia non è assoluta, ma si declina in modo difforme nelle varie culture. Ma noi siamo esseri umani, gli unici esseri viventi che attualmente la comunità scientifica riconosce nell’intero universo come coscienti della propria identità ed essenza, e pertanto, se la natura ci ha dato la capacità di pensiero e consapevolezza elevandoci rispetto alle altre specie animali, non possiamo limitarci a quanto teorizzato da Darwin. Non possiamo limitarci a dire, il più forte vive, gli altri restano indietro.
Nella storia la giustizia umana, infatti, si è mutata con l’evolversi dell’uomo, passando dalla lex talionis, che ritroviamo nel codice di Hammurabi, fino al più raffinato codice romano che è giunto fino ai nostri giorni, seppur con successive e necessarie modifiche effettuate nel corso della storia.
La giustizia è ciò che regola la società in cui viviamo e che ha costruito l’infrastruttura necessaria alla convivenza civile permettendo un conseguente sviluppo tecnologico ma anche etico. È ciò che dà fiducia al singolo nel suo vivere la vita quotidiana e ciò che muove indirettamente l’economia. Senza giustizia non c’è fiducia nel prossimo, e senza fiducia non esiste economia. Il mercato finanziario si muove sulla fiducia che riponiamo nello Stato, nel sistema economico, nel sistema monetario e nelle capacità produttive.
Dopo la Rivoluzione francese del 1789, la giustizia non è più un semplice valore a cui l’uomo aspira, ma assurge a concetto assoluto da cui si sviluppa il principio di legalità, che sottende al pragmatismo caratterizzante legislazione e diritto.
È all’interno di questo principio che il mondo occidentale si muove ed è all’interno di questo presupposto che le imprese prosperano, innovano, si sviluppano e crescono.
Non è un caso se è dal periodo successivo al ancient regime che l’economia mondiale esplode e si sviluppa con un tasso di crescita mai visto nei passati duecentomila anni di esistenza dell’Homo Sapiens. Con l’Illuminismo si esplora ancor più consapevolmente la capacità di razionalità umana, il pensiero dell’uomo diventa argomento di grande approfondimento filosofico e successivamente nel XIX anche di studio sociologico da parte di Comte.

Giustizia ed economia oggi
Ci sono moltissime persone che attualmente non vivono nella giustizia, ci sono persone che non vivono nella legalità, è interessante vedere qualche dato per cercare di focalizzare meglio l’argomento:

Human development indices

giustizia economia virus1

giustizia economia virus2

La figura 1 è un grafico ricavato dallo Human Development Report 2019 e redatto dal United Nations Development Programme (UNDP). L’indice di sviluppo umano è definito come la media geometrica di tre indici di base, legati rispettivamente alla speranza di vita, al livello di istruzione e al reddito.
La figura 2 invece è un estratto del World Justice Project (WJP) Rule of Law Index 2019, rappresenta lo stato del sistema di diritto in 126 paesi fornendo punteggi e classifiche basate su otto fattori: vincoli ai poteri del governo, assenza della corruzione, governo aperto, diritti fondamentali, ordine e sicurezza, rispetto delle leggi, giustizia civile e giustizia penale. Con il seguente grafico si vuole dimostrare come questi due indici siano fra loro correlati, ovvero come un più alto livello di funzionamento del sistema giuridico comporti un maggior benessere all’interno di ciascun Paese.

Si prosegue dunque, con la formula di correlazione:

giustizia economia virus3

Dove y in questo caso sarà l’ISU e x sarà il WJP.

Facendo i calcoli esce un indice di correlazione del 75,17%, molto alto.

giustizia economia virus4

Dal grafico, è infatti evidente che la dispersione dei dati segue una funzione lineare.
È dunque interessante vedere con i dati, come quella che è una semplice ipotesi, sia in realtà convalidata dai dati.
Per comprovare la validità dei risultati sopra riportati, ho deciso di correlare l’indice WJP con un indice che ha poco a che fare con la legalità ed il buon funzionamento della giustizia, ovvero l’indice della produzione dell’oro per nazione nell’anno 2019.
Dopo aver proceduto al medesimo calcolo sopra riportato la risultante è un indice di correlazione ρ = 23% ed un grafico di questo tipo:

giustizia economia virus5

Ma com’è possibile questo risultato, ovvero che la giustizia sia strettamente correlata al benessere di una nazione?
È ovvio che in un Paese dove la giustizia funziona bene, dove il governo riesce a gestire la società restando all’interno di regole democraticamente approvate e consolidate, il benessere fiorisce come anche l’economia. Se si pensa al caso di un imprenditore, quali sono i suoi interessi primari? Sicuramente l’integrità della propria azienda ed il successo economico. Ma è evidente che questo interesse economico non è perseguibile senza certezza del buon governo statale. Chi si metterebbe a fare impresa se non fosse tutelata la proprietà privata, e quindi chiunque si potrebbe appropriare dell’impresa faticosamente costruita negli anni? Chi si fiderebbe nei pagamenti tra fornitori e clienti a cedere la merce o quantità monetarie se non fosse garantito il diritto di credito?
E ancora, chi andrebbe a lavorare in un’impresa dove non è garantita la sicurezza dei dipendenti, dove il singolo lavoratore non sente tutelata la propria salute. In ultimo, chi si fiderebbe di lasciare i propri soldi in una banca se non ci fossero norme ad hoc che ne garantissero la proprietà e la gestione?
L’economia si basa sulla fiducia, fiducia nelle Istituzioni e nel loro potere esecutivo, senza la fiducia nessuno si azzarderebbe a mettere il piede fuori da casa.
Le crisi economiche d’altronde riflettono una crisi fiduciaria, la cui causa può essere di vario genere. Nel 2008 si verificò la crisi economica globale più profonda che i libri di storia abbiano mai scritto, era una crisi di sfiducia nel sistema finanziario globale, causata dal fallimento della Lehman Brothers. Le persone non si fidavano di spendere, di far uscire anche un solo centesimo dal conto bancario perché non sapevano se lo avrebbero rivisto. A dir il vero, molti si chiesero se valesse addirittura la pena, avere un conto in banca, visti i fallimenti a catena delle più grandi banche mondiali di quel periodo.
E ancora, nel momento in cui mi trovo a scrivere questo articolo, è in corso la pandemia globale che sta portando a migliaia di morti e milioni di contagiati in tutto il mondo. In questo periodo di estrema incertezza e sfiducia nel futuro, le borse europee stanno segnando ribassi su ribassi, arrivando a perdere il 40% di Market Cap in meno di un mese. In questi giorni di estrema difficoltà, dove nessuno ha più certezze sul futuro, tutta l’Europa guarda ai governi per trovare delle risposte. Guarda agli Esecutivi per trovare la soluzione di questa pandemia sia dal punto di vista economico che sanitario.
Se da una parte si stanno mettendo in atto sforzi disumani per contenere il virus, che dilaga all’interno di tutto il continente europeo, e per curare anche sotto terapia intensiva i contagiati, dall’altro i rispettivi Governi varano quasi quotidianamente decreti economici per evitare la catastrofe finanziaria.
Se l’Europa ne uscirà in piedi sarà solo grazie al suo forte potere delle Istituzioni dei Paesi aderenti. Se non ci fossero le tasse, non vi sarebbe alcun tipo di sistema sanitario a cui appellarsi per la cura dal virus. Se non vi fosse uno stringente sistema fiscale, milioni di italiani perderebbero il lavoro poiché il governo non avrebbe i fondi per salvare l’economia e trasferire denaro e accordare tutele alle imprese che non lavorano a causa del coronavirus. Da notare, lo Stato italiano ad oggi 20/03/2020, giorno in cui mi appresto a scrivere questo articolo, ha stanziato 25 miliardi di euro a sostegno dell’economia nazionale contro il coronavirus. Cifra di tutto rispetto ma comunque una frazione se si pensa all’evasione fiscale del 2019 a danno dello stato italiano, stimata a 110 miliardi di euro. Ad oggi, se ognuno in Italia rispettasse le regole, potremmo permetterci più di 5 manovre finanziarie a sostegno dell’economia e potremmo essere la nazione con più reparti di terapia intensiva del pianeta, senza dover mettere a rischio la vita di nessun essere umano residente su suolo italiano.
Sempre di pochi giorni fa è la notizia di un imponente evasione carceraria all’interno delle maggiori carceri italiane. I detenuti richiedono amnistia e indulto, prendendo a pretesto la crisi pandemica del coronavirus in atto. Quello che sorprende tuttavia, non è tanto l’evasione dei carcerati, ma la partecipazione all’evasione di persone totalmente estranee al mondo del carcere che sostengono a gran voce la libertà di questi criminali. Anche in questo caso, la giustizia gioca un ruolo fondamentale. A Foggia, dove l’evasione ha avuto successo e molti detenuti sono riusciti a scappare, si è avuto notizia di decine di negozi distrutti e auto rubate. Chi sostiene le carceri aperte, e quindi il fallimento della giustizia, èmiope davanti all’evidenza dei fatti. Chi si fiderebbe a tenere aperto un negozio, se poi si vedesse sottratto con facilità, dopo settimane di fatiche, gli incassi del mese? Nessuno sarebbe disposto a fare impresa, e senza imprese non vi è economia e non vi è lavoro. La giustizia è presupposto necessario al mantenimento dell’ordine, alla garanzia del rispetto della persona e alla tutela della proprietà privata e collettiva, al fine di consentire lo sviluppo umano, scientifico, tecnologico, culturale ed economico che permette il progresso delle Nazioni.
La redazione di questo articolo in un periodo di crisi di enorme portata, non solo economica e sanitaria, ma anche valoriale, in cui il dolore e la paura hanno prevalso, in cui la solidarietà e la pietà hanno avuto l’apice più straziante con le immagini dei mezzi dell’esercito italiano carichi di decine di bare, vuole essere un incoraggiamento per tutti coloro che stanno lottando contro la pandemia e che ogni giorno, con fatica e sacrificio, salvano migliaia di vite umane.
Non darsi per vinti dalle anomalie della Natura, noi uomini sopravviveremo anche a questa sfida, forti della consapevolezza che abbiamo costruito una civiltà basata sull’empatia, l’umanità e la giustizia.

Foto di copertina © Imagoeconomica

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy