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di Paolo Borrometi
Qualcuno in Europa, equiparando la criminalità organizzata italiana a quella svedese o danese, pensa di abolire con un freddo tratto di penna gli sforzi e i costi altissimi della legislazione antimafia che il nostro Paese ha costruito, è doveroso ricordarlo, anche con il sangue di chi oggi non c’è più.
Se fossi pessimista direi che oggi ha vinto la mafia. Penserei che le mani sporche di sangue di Riina, Provenzano o di Messina Denaro in questo momento siano levate al cielo per esultare. Con la decisione di oggi la Grande Chambre di Strasburgo ha – nei fatti – reso vincenti le aspettative degli stragisti, dei macellai di Corleone. Le bombe miravano a questo risultato: abolire ergastolo ostativo e carcere duro (4bis e 41bis dell’ordinamento penitenziario). Per cosa è morto Giovanni Falcone? E per cosa Paolo Borsellino? E per cosa le donne e gli uomini, i cui nomi riecheggiano nel lunghissimo elenco letto da Libera ogni 21 marzo in occasione della Giornata in ricordo delle vittime di mafia? Ecco le domande che dovremmo porre a chi, in Europa, equiparando la criminalità organizzata italiana a quella svedese o danese pensa di abolire con un freddo tratto di penna gli sforzi e i costi altissimi della legislazione antimafia che il nostro Paese ha costruito, è doveroso ricordarlo, anche con il sangue di chi oggi non c’è più.
“Non vogliamo la legge del taglione ma la certezza della pena. Esiste o non esiste? Sono preoccupata, ma non mi ritengo sconfitta”. Annamaria Torre, figlia dell’indimenticabile Sindaco di Pagani ucciso dalla Camorra, interpreta il sentimento delle vittime. Forse l’Europa vorrebbe che ci dimenticassimo della loro sofferenza delle vittime - oltre cento bambini innocenti, e poi donne e ancora padri di famiglia – per consentire a chi si è macchiato di centinaia di omicidi di uscire da galera, tranquillamente, dopo una manciata di anni. L’Europa, insomma, vorrebbe farci perdere la lotta contro le mafie. Eppure una speranza c’è: la sentenza del giugno scorso (con cui la Corte Europea di Strasburgo condannava l’Italia ammettendo il ricorso dell’ergastolano Marcello Viola) prevede la possibilità che i giudici lascino agli stati nazionali un "margine di apprezzamento”, l’Italia non può dunque che ribadire la sua scelta. In questo senso deve diventare un’unica voce quella del ministro Alfonso Bonafede, che appena pronunciata la sentenza ha sottolineato che "Non condividiamo nella maniera più assoluta" e “faremo valere in tutte le sedi le nostre ragioni”. D’altronde la decisione di oggi è determinante nell'influenzare il destino processuale di 957 persone che ancora oggi stanno scontando nel nostro Paese condanne all’ergastolo per reati di mafia e terrorismo. E che, va sottolineato, non hanno avviato nessuna condizione di collaborazione con la Giustizia. In una parola, non si sono minimamente pentiti di ciò che hanno fatto. Questo è davvero il momento decisivo: da qui passa lo snodo principale per la lotta alle mafie. Decidere se vale la pena combatterle o se abdicare, questa volta senza nessuna “Trattativa”, alla luce del sole. Affinché chi sognava di poter contribuire al sogno di sconfiggere le mafie, di liberare la nostra Terra, possa decidere tranquillamente di trasferirsi in Svezia o in Danimarca.

Tratto da: agi.it

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