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di Stefano Stefanutto Rosa
Bologna. “La fotografia è progetto di vita, io sono rimasta a Palermo, non mi interessava fare l’inviata, infatti quando viaggio le mie foto sono scadenti, mentre la mia città mi dà energia. E’ qui che voglio creare il Centro di fotografia, ora fotografo solo donne nude, giovani e vecchie, tutte vogliono essere immortalate da me perché si fidano che non le faccio inutilmente sexy. Del resto le donne sono più affidabili degli uomini”. L’84enne siciliana Letizia Battaglia è la protagonista del documentario, arrivato dal Sundance al Biografilm, Shooting The Mafia della regista inglese Kim Longinotto i cui film hanno sempre come protagoniste donne outsider e ribelli.

Anche Letizia è una donna che si lascia alle spalle un matrimonio borghese e si scopre per necessità fotoreporter per il quotidiano palermitano 'L’Ora' . Le sue drammatiche fotografie in bianco e nero che documentano, dagli anni ’70 a quelli ’90, la guerra di mafia, facendo toccare con mano la brutalità di Cosa nostra, la fanno apprezzare a livello internazionale. Così come le immagini di vita quotidiana della Palermo popolare. Shooting The Mafia è il ritratto cronologico pubblico e privato di una donna coraggiosa, passionale, anticonformista, sempre positiva oltre che di una grande professionista, ma è anche uno squarcio di storia italiana con le drammatiche giornate degli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Alle fotografie tragiche e ‘dolorosamente poetiche’ della Battaglia si alternano i filmati familiari in Super 8, e i documenti provenienti da Rai Teche, Mediaset, CNN, Archivio Luce, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Filmoteca Regionale Siciliana. A cui si aggiungono le immagini tratte dai film In nome della legge, Salvatore Giuliano e Anna.

Letizia Battaglia è una fotografa dotata e una donna irriverente. Nel film indago la storia di questa straordinaria siciliana, che ha sfidato l'autorità maschile, la cultura della sua società e la Mafia onnipresente”, dice la regista. “Ho scelto di esprimere con la macchina fotografica quello che non riuscivo a dire con la scrittura. La fotografia mi commuove molto”., spiega Letizia. Un matrimonio non felice a soli 16 anni, dei figli, la crisi e poi la depressione. Riprende in mano la sua vita e si presenta nella redazione dell’Ora di Palermo - vi rimarrà per 19 anni. - in agosto per delle collaborazioni giornalistiche. Presto sceglierà la fotografia, non pensando di dover documentare i fatti di mafia, o meglio la mattanza di quel tempo. Una guerra civile che arriverà a mille omicidi in un anno.

Si rammarica di aver fotografato raramente Giovanni Falcone, “dicono che mi autopromuovo, fammi una fotografia di sfuggita, quando passo” le dice. Lei non documenterà l’attentato al magistrato, così come l’omicidio di Borsellino. E non seguirà il processo alla mafia del 1986. Finito il matrimonio, ha diversi amori con uomini più giovani e un rapporto a volte complicato con le figlie. Vive anche per quasi un decennio l’esperienza politica: quella di assessore del comune di Palermo, “una bella favola” e quella di deputato regionale,“un periodo umiliante, tutto era deciso in altri luoghi”.

Al film di cui è protagonista muove qualche critica. “Potevo forse mettermi più a nudo, qualche cautela l’ho avuta". Si sono presentate queste due donne, una regista inglese e una produttrice irlandese, e all'inizio le hanno parlato di un piccolo documentario non di un film di un’ora e mezza. "Mi sono fidata perché erano donne. E poi forse era il momento che a 84 anni mi dessi un po’ in pasto. Certo ho avuto qualche imbarazzo quando ho visto il film ma solo finito, non prima, perché è un po’ privato, intimo. Temevano che avrei messo mano, di sicuro avrei tagliato l’accenno alla sparatoria avvenuta 40 anni fa e raccontata dal mio amico, fa parte della mia vita privata". E' tanto dispiaciuta che siano state tagliate l’intervista al sindaco Leoluca Orlando e al giudice Roberto Scarpinato, le testimonianze delle figlie e dei nipoti. "Alla fine hanno puntato tutto sulla mafia e su qualcosa di privato, i miei amori. Insomma il film mi è sfuggito di mano”.

Ma non può essere dimenticato nel film il suo contributo a confermare i rapporti di un potente leader politico con Cosa Nostra. "Ricordo che il giornale mi chiede di fotografare Andreotti durante la campagna elettorale in Sicilia, e mi manda all’albergo Zagarella di proprietà dei mafiosi Salvo. Ho fatto quattro scatti, che poi il quotidiano non ha pubblicato. Dopo 20 anni arrivano nel mio studio cinque giovanotti della DIA che mi chiedono di visionare il mio archivio fotografico, in particolare i politici democristiani e socialisti. Stanno a controllare diverse ore e poi si portano via alcuni negativi, successivamente restituiti, tranne uno. Quello che ritrae Andreotti al fianco del mafioso Nino Salvo, utilizzato nel processo che condannò il politico democristiano che sosteneva di non conoscerli".

Tratto da: news.cinecitta.com

In foto: il procuratore Gaetano Costa ucciso da Cosa Nostra il 6 agosto 1980 © Letizia Battaglia

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