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di Silvia Gissi
Come raccontare le storie e le emozioni di MilaNOmafia? Non è compito facile ma se pensiamo ad Agnese, giovane studentessa di Campomorone in provincia di Genova che due anni fa dedicava un testo commovente a Rita Atria, se parliamo di Viviana, una ragazzina di tredici anni che scriverà la sua tesina parlando di “mamma Lea” o del corpo di ballo della scuola Angiedance di Paderno Dugnano composto da giovani danzatrici di circa quindici anni con il loro balletto per Paolo Borsellino, riusciremo a rivivere gli sguardi, i sorrisi, ma anche la rabbia e il desiderio di rendere la nostra terra migliore che hanno caratterizzato l’intera manifestazione apertasi il 20 marzo con la conferenza stampa alla quale hanno partecipato Ficarra e Picone e conclusasi ufficialmente il 5 maggio, preceduta dal doppio evento finale del 4.
E come non parlare di profumo.
Questo è ciò che, sulla scia delle parole di Paolo Borsellino, si è sentito tra un evento e l'altro di MilanoNomafia. Davanti a una platea di giovani e adulti, a dimostrazione che parlare di mafia è un tema che interessa a tutti e non ha limiti di età, si sono susseguiti, grazie a autori di libri, fumettisti, giornalisti, attivisti e grazie alla appassionata collaborazione del museo del fumetto, numerosi spunti di riflessione e di informazione.
Parlare di mafia e soprattutto di mafie nel milanese è un tema quanto mai attuale, a dispetto di una mentalità ancora troppo legata al mafioso con la coppola e al confinamento della corruzione nelle terre del sud.

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Una carrellata di figure che hanno contrastato la mafia in prima persona, persone normali che hanno semplicemente deciso di dire no, quando questo no andava detto, anche se era molto scomodo dirlo. Da Ilaria Alpi a Lea Garofalo, da Mauro Rostagno agli stessi Falcone e Borsellino.
In fondo in MilanoNomafia si è fatto ciò che desiderava Paolo.
Provare a diffondere il fresco profumo attraverso esempi concreti di vita che hanno rifiutato il compromesso e che hanno dato ossigeno con la propria vita alla comunità.
Nomi importanti e testimoni illustri in quei corridoi che si sono riempiti di voci e sensazioni: incredibile come, dai più grandi ai più piccoli, i visitatori, attirati dalle tavole esposte, si siano soffermati, anche per poco, per sentire quelle storie che hanno preso vita per un mese e mezzo. milanomafia fumetto
L’associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli promotrice dell’iniziativa insieme al Museo del Fumetto ed alla fondazione Fossati ha trovato nel magico mondo del disegno la chiave per arrivare alle coscienze ed ai cuori di tutti. Più o meno noti, i personaggi e le loro vite si sono succedute sul palco di viale Campania: protagonisti di vicende che possono sembrare senza lieto fine ma che ancora oggi sono in grado di destare gli animi ed essere spunto di riflessione.
Una promessa, quella degli organizzatori, per il prossimo anno: una chiusura non chiusura che ha visto il lancio del premio Attilio Manca dedicato proprio alle scuole ed ai ragazzi. Loro i protagonisti della prossima rassegna con i fumetti che creeranno raccontando le storie non ancora note, forse nascoste, di donne e uomini che hanno detto “NO”. Non eroi, persone comuni, persone con sogni ed ideali che, se li hanno portati alla morte, li hanno resi invincibili nella memoria. E’ proprio da qui che bisogna partire, rompendo il silenzio, il muro dell’omertà, la paura che le mafie ci vogliono trasmettere.