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di Pietro Orsatti
Torno dopo parecchio tempo a parlare della Capitale, di una crisi che continua a essere apparentemente senza di via di uscita. Riprendo il ragionamento – confesso, per me molto doloroso – da dove ero rimasto ormai 4 anni fa, dal mio libro “Roma Brucia”, in cui scrivevo:


Violenta, estranea, incattivita. Roma, anno domini 2015. Città di furbi, complici, vittime e carnefici. Popolata da quasi cinque milioni di fantasmi, ostaggi del sistema di potere che l’ha gestita fino a oggi solo per garantire a qualsiasi costo una governabilità ormai impossibile. Tutti insieme nel girone infernale gestito da una folla di omini de panza. Si alza il sipario sull’ultima e insopportabile messa in scena di una capitale europea che fa finta di stupirsi (madavero?) quando l’osceno ricettacolo di interessi politici, privati e criminali viene sbattuto lì, in prima pagina. […].

Ecco allora il luogo comune che annienta ogni tipo di ragionamento: so’ tutti uguali, tutti ladri. Ma non basta definire e declinare la lista dei ladri, dei corrotti, dei furbi. […]

Ci stanno tutti a mette ’na pezza, anche quelli onesti e in buona fede e che mai e poi mai avrebbero voluto avere a che fare con i poteri criminali che da decenni condizionano nell’ombra la vita della Capitale. Ma sempre ’na pezza ci vanno a mettere. A Roma il metterci pezza è un’arte. È prassi. Anzi, una vera e propria cultura. Le buche che devastano le strade della città? Ci si mette ’na pezza. La discarica di Malagrotta per cinquant’anni periodicamente a livello di saturazione prima di metterci mano e malamente? Ci si mette ’na pezza. Il sistema di trasporto pubblico disastrato e indegno di una capitale europea? Ci si mette ’na pezza. La città intera, anche quella all’interno delle Mura Aureliane, degradata, lurida, insicura e in disfacimento? Ci si mette ’na pezza. La rete di distribuzione del gas che – si sta indagando anche su questo anche se lontani dai riflettori dei media – potrebbe non essere mai stata rimodernata e messa in sicurezza? Ci si mette ’na pezza. Interi quadranti della città – non semplicemente quartieri – in mano alla criminalità comune e direttamente alle mafie? Ci si mette ’na pezza.

Ecco, questa è stata ed è Roma. Una città moralmente e fisicamente rappezzata. Malamente. Una toppa qua, una rinfrescatina là, e poi fatevene una ragione. “Così vanno le cose, così devono andare”.


Si, Roma brucia ancora. La nuova politica, rappresentata dal M5S, non è riuscita a dare un segno di discontinuità, anzi ha alimentato e non solo per incompetenza manifesta la convinzione – non solo dei cittadini romani ma di tutti gli italiani – che la Capitale sia un nodo irrisolvibile, un’infezione senza cura, una missione impossibile.

Le lotte intestine all’interno delle infinite microcorrenti che compongono creatura nata dal delirio di onnipotenza di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, a Roma si sono manifestate immediatamente già al momento dell’insediamento in Campidoglio di Virginia Raggi. Ci siamo dimenticati i mesi trascorsi prima che venissero nominati gli assessori? E ancora di questi quasi tre anni di nomine e dimissioni e cacciate e incarichi di governo durati poche settimane, scandali di ogni genere, inchieste giudiziarie pesanti come quelle che ruotano attorno all’ex capo di gabinetto Marra, delle polizze vita regalate “a sua insaputa”, della nomina di un consulente, Anzalone, “imposto” dall’attuale ministro della Giustizia che viene “premiato” con la presidenza dell’Acea? Quanti sono stati gli assessori nominati e poi cacciati dopo pochi mesi sia perché troppo bravi e indipendenti come Paolo Berdini – guarda caso sulla vicenda del nuovo stadio della Roma – oppure per inchieste giudiziarie o per “fuoco amico” grazie a dossieraggi interni? Ho perso il conto.

E Roma continua bruciare, come è accaduto al Salario quando ha preso fuoco – con o senza l’aiuto di un manina esterna ancora non sappiamo – l’ultimo impianto ancora a stento funzionante per lo smaltimento della monnezza prodotta da quasi 5 milioni di persone che popolano la città. Una città dove per ogni manutenzione che dovrebbe essere ordinaria si è chiesto l’intervento dell’esercito – le buche e la raccolta dei rifiuti – che ovviamente non arriva e dove neanche si riesce a sapere quante risorse vi siano realmente a disposizione tanto che d’improvviso ci si accorge che, a bilancio comunale chiuso, dell’esistenza di circa 350 milioni euro disponibili e mai utilizzati. Milioni, non qualche centinaia di migliaia di euro. Dove sia l’Atac che l’Ama (le aziende che gestiscono i rifiuti e i trasporti) lavorano senza che si stato approvato un bilancio. Una città dove contemporaneamente all’inazione sulla gestione ordinaria si sono messe in atto catastrofici tagli a tutto il settore sociale, sull’assistenza delle fasce più deboli, sul settore culturale.

Non ci sarebbe neanche il bisogno di appellarsi alle inchieste giudiziarie (pesantissime a partire da quello sul nuovo stadio della Roma) per ritenere totalmente fallimentare l’attuale amministrazione. Sono i fatti e i numeri che parlano.

Contemporaneamente l’eredità di Mafia Capitale è tutt’altro che rimossa. La criminalità e le varie organizzazioni mafiose, probabilmente anche per l’assenza di un mediatore come Carminati che abbatteva i conflitti “militari” garantendo affari per tutti, è tutt’altro che in ritirata. Anzi, Roma rimane la principale piazza per lo spaccio e il traffico di droga anche internazionale d’Italia, come del resto rimane inalterata la capacità attrattiva della città per operazioni di riciclaggio di proventi illegali nel settore immobiliare e nelle imprese rese ancor più fragili e impermeabili vista la crisi sistemica che sta attraversando Roma fanalino di coda dei capoluoghi italiani sul tasso di crescita. E anche sul piano militare si sta assistendo a un’escalation preoccupante. A Roma pochi mesi fa si è tornato a sparare. In pieno giorno, con modalità assolutamente coerenti a un omicidio di mafia, nel quartiere della Magliana. E allo stesso tempo sono aumentati anche il numero di incendi di attività commerciali in una città dove il racket delle estorsioni da anni purtroppo è in crescita.

La situazione che sta attraversando oggi la città è paragonabile solo a quella che ha segnato 25 anni fa la Capitale dopo le esperienze disastrose della giunta Giubilo alla fine degli anni ’80 e di quella di Carraro che venne annientata da Mani Pulite. Quella era una città in ginocchio che fu anche segnata, a pochi mesi dal voto di novembre che vide la nascita della prima giunta Rutelli, dal duplice attentato mafioso della notte del 27 luglio 1993. E che un paragone sia possibile fra quel periodo drammatico della storia della Repubblica e l’attualità fa ben capire che è necessario da subito azzerare questa amministrazione e andare a nuove elezioni amministrative.

E come nel ’93 la città deve trovare una soluzione concreta, partendo dalla base sociale e culturale romana, dall’associazionismo alle università, dal volontariato ai settori economici che non si sono arresi o non sono scesi a patti. A Roma è necessario rimettere insieme società e politica, cittadini e cosa pubblica. E avere un progetto chiaro e non improvvisato della città. Nel ’93 fu possibile. Ora è indispensabile.

E deve essere la sinistra romana, quella diffusa ancor prima di quella dei partiti, a dover mettere in campo di nuovo le migliori energie. La giunta Alemanno ha creato le condizioni per l’occupazione del partito degli affari spazzato poi dall’inchiesta di Mafia Capitale. Il M5S ha proseguito, credo perfino inconsapevolmente, per manifesta incapacità e assenza di un progetto amministrativo minimamente attuabile e che sia reso impermeabile a qualsiasi penetrazione o infiltrazioni di interessi e affari illegali. Il tempo è poco come lo fu nel ’93 per mettere sul tavolo un progetto reale per la città. Ma non c’è tempo per architetture complesse. Roma è un’emergenza e va liberata non solo dalla corruzione e dalle mafie, va governata. La corruzione e le mafie si nutrono e si autoalimentano con le crisi. E anche con scelte avventuriere senza progetto e senza visione per il futuro come, ad esempio, lunghi commissariamenti.

Sono certo che in questo momento chi governa il Viminale stia valutando un commissario prefettizio che rappresenterebbe una vera disgrazia per la città. Un ulteriore colpo che Roma non si può permettere. E’ evidente da tempo che il ministro Salvini voglia conquistare per la Lega la Capitale e un lungo commissariamento affidato a una persona da lui stesso nominata favorirebbe questa ambizione. Proprio per questo l’urgenza di presentare un progetto nato dall’incontro dalle forze politiche progressiste e dalla società civile è l’unica possibilità che abbiamo per spegnere l’incendio che sta divorando Roma.

Tratto da: orsattipietro.wordpress.com

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