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mappa italia10 dicembre 2018, giornata di mobilitazione per i diritti umani
La riflessione di Flavio Lotti e di Marco Mascia in occasione del °70 Anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani
I diritti umani sono i bisogni vitali delle persone: il cibo, l'acqua, l'aria, la pace, la salute, il lavoro, l'educazione, la casa, il riposo,. E, naturalmente, tutte le libertà di pensiero, parola, fede, circolazione,. Per soddisfare questi bisogni servono adeguate azioni politiche locali, nazionali e internazionali. Per questo, i diritti umani interpellano l'Agenda della politica. La logica del Diritto universale dei diritti umani è quella della centralità della persona umana, dell'eguaglianza e della non discriminazione, dunque è la logica dell'inclusione, come tale postula la "città inclusiva" in un'Europa, in un Mediterraneo e in un mondo inclusivi, in cui sia dato a tutti di poter esercitare eguali diritti di cittadinanza: civili, politici, economici, sociali, culturali. Il tradizionale istituto della cittadinanza nazionale è pertanto sollecitato a superare la logica dell'esclusione e del privilegio, una logica costitutivamente discriminatoria. Nell'era della globalizzazione dei diritti umani assume piena visibilità la cittadinanza universale.

L'Agenda politica dei diritti umani deve coerentemente ispirarsi al principio secondo cui "stato di diritto" e "stato sociale" sono le due facce di una stessa medaglia, in ossequio al principio di interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani, consacrato dal vigente Diritto internazionale: il diritto all'alimentazione, il diritto al lavoro o il diritto alla salute non sono meno fondamentali del diritto alla libertà di associazione o del diritto di elettorato attivo o passivo. Pertanto, nell'Agenda politica dei diritti umani devono trovare eguale spazio e peso le garanzie dei diritti civili e politici e le garanzie dei diritti economici, sociali e culturali.

Nel costruire questa Agenda politica si è supportati dal fatto che le norme internazionali sui diritti umani, le quali costituiscono il nucleo 'costituzionale' dell'ordinamento internazionale generale, si saldano con le pertinenti norme della Costituzione della Repubblica italiana, a cominciare dagli articoli 2 e 3, con la norma "pace diritti umani" che, a partire dal 1991, risulta oggi inclusa in migliaia di statuti di comuni e province, nonché in numerose leggi regionali.



Il reciproco rafforzamento degli ordinamenti ai vari livelli, dalla Città all'ONU, risponde pienamente al principio statuito dalla Dichiarazione Universale secondo cui "il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, e dei loro diritti, eguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo". La dignità della persona è quindi principio fondativo dell'ordine mondiale e di qualsiasi altro ordinamento, e l'esercizio della sovranità degli stati diventa strumentale al perseguimento di ciò che deve permettere a "tutti i membri della famiglia umana" di realizzare, nella libertà dal potere, dalla paura e dal bisogno, il loro percorso di vita.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e il Diritto universale dei diritti umani è la "bussola" che deve orientare la produzione normativa e le politiche pubbliche a livello locale, nazionale e internazionale. Siamo in presenza di un diritto che assegna obiettivi e impone limiti alla politica interna e internazionale. Per ogni diritto umano deve corrispondere un capitolo dell'Agenda politica.

Questa Agenda deve prevedere azioni concrete all'insegna di "tutti i diritti umani per tutti" sia per la politica interna sia per la politica estera. L'elenco - aperto - dei diritti fondamentali è quello sancito dal vigente Diritto internazionale e dalla Costituzione Repubblicana. La sfida è quella di tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani e il principio dell'inclusione, che significa offrire occasioni per l'esercizio di eguali diritti di cittadinanza a tutti coloro che risiedono nel territorio nazionale.

La credibilità e la legittimazione della politica si giocano sul terreno della concretezza. L'Agenda politica dei diritti umani non può esaurirsi in un astratto preambolo e in generiche indicazioni programmatiche, essa deve dire cosa concretamente comporta in termini di azioni positive e politiche pubbliche per soddisfare tutti i diritti umani per tutti. Nell'ordine di priorità dell'Agenda, devono figurare al primo posto, l'educazione, l'occupazione, la ricerca, le pari opportunità, l'ambiente, la cooperazione internazionale e il disarmo. Marco Mascia, Direttore del Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova Flavio Lotti, Coordinatore del Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

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