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di Giuseppe Di Fini*
La provincia di Enna, Centuripe in primis, giace in un torpore culturale ed economico. Da quando ho vita, mai un progetto degno di nota (e ciò, beninteso, sotto ogni amministrazione). Quest’agonizzante paesino, che io ricordi, è finito sui giornali di tutto il mondo solo grazie a me (e su quelli d’Italia solo grazie a qualche disgrazia di cronaca nera). Su questo sfondo, l’unica opportunità che la classe politica riesce ad avanzare è una discarica. Centuripe, paese a cui non è mai riuscito nulla, potrebbe dunque finalmente ricoprire un proprio ruolo (quantomeno nel panorama regionale): quello del coprofago. Il suo destino sarebbe quello di alimentarsi (dunque di finanziarsi) per mezzo del lerciume, del sudiciume. Laddove l’unica forma di produttività sembra essere quella derivante dallo scarto altrui, la stessa produttività è negata. Facile proporre discariche; meno facile sollecitare la crescita del proprio territorio, alimentandosi delle risorse che esso potrebbe offrire. Agli odori di zagara, però, pare vengano preferiti gli olezzi della carcassa. Muore un territorio già morto da tempo e, si sa, quando si muore per la seconda volta, si fa meno rumore.

* Nel 2007, a 12 anni, Giuseppe Di Fini è stato il più giovane presidente di un'associazione antimafia

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