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Spettacolo dedicato alle donne vittime della criminalità organizzata
Scritto, diretto e interpretato da Marica Roberto

con
Carmelo Cacciola
, chitarra, liuto cretese, voce
Pietro Cernuto, zampogna, friscaletti, marranzano, tamburello, voce
Francesco Salvadore, tamburi a cornice, voce


IL PROGETTO
Lo spettacolo nasce come parte di un progetto per una collaborazione artistica, associazionistica e istituzionale a sostegno delle donne vittime o ribelli nell’ambito del sistema criminale: teatri, scuole, associazioni ed enti istituzionali che vogliano contribuire alla conoscenza e diffusione del sacrificio e del coraggio marginalizzati.

La mia attenzione va a quelle storie e a quelle persone che restano ai margini dell’informazione di massa: non appena ti accade di “incrociare” una di queste storie, ti entra nella testa e nel cuore la catena di episodi insostenibili, di donne sconosciute alla maggior parte di noi, le cui vite sono in sordina, pochi le conoscono, storie di donne - cito un articolo dell’Associazione “da Sud” - “… innocenti o dissidenti o senza la forza di uscire dal giogo mafioso … (che) sono morte per l’impegno politico, sono rimaste vittime di delitti d’onore, sono state suicidate, sono state oggetto di vendette trasversali, sono morte per un accidente, sono rimaste incastrate dentro una situazione familiare e mafiosa da cui non sono riuscite a uscire …”

Progetto e spettacolo non vogliono limitarsi alla informazione e diffusione dei fatti, cosa pur lodevole e importante, ma dare anche la forza di un impegno positivo, proprio dall'esempio di queste donne coraggiose. "Le femmine hanno risorse ..." ripete e ripete La Fata che racconta, perché da queste donne si alza una voce unica, che sta e deve stare anche nelle nostre vite e nel bisogno di agire, nella necessità di poterlo fare.

(Dal testo:

"Le femmine hanno risorse, e le mie figlie che restano e parlano, le mie sorelle, diventano cataratte di parole, fermano i morti, acchiappano la vita, parlano riparlano fiumi in piena sono, che vanno al Mare, e il Mare contiene miraggi, miraggi di fate, pozzo scandaloso. Io, Morgana, Morgana e le mie sorelle, lo usiamo per fare cadere nemici, ingannare uomini di conquista, barbari con le loro orde. Io e le mie sorelle creiamo miraggi, luoghi nuovi, verità che li affondano. Alleviamo case e famiglie, città e campagne profumate, ma di sotto gli occhi gliele portiamo via, i barbari cadono nell’acqua, stupidi violenti. Creiamo miraggi e ce li buttiamo dentro.

Oggi, se c’è qualcosa che non contiene veleno, è l’immagine che risale su, come cibo indigerito, di una donna +un’altra donna + un’altra donna + un’altra donna …")

LO SPETTACOLO, presentazione
La Fata Morgana, personaggio mitologico e nome di miraggio tipico dello Stretto di Messina, qui, tramite una reinterpretazione fantastica, si fa voce di storie di donne vittime delle mafie. Sono le sue nove sorelle, Fata è ognuna di loro.
E' strega, guaritrice e mutaforme; lei e le altre, con fantasia intraprendenza e coraggio, hanno creato visioni per proteggere la Sicilia dai barbari, fuori o dentro la loro terra.
Morgana è sempre la stessa donna, che muta età, provenienza, situazione: ha cercato i figli spariti, ha rifiutato di prostituirsi, ha intrappolato con le sue parole tragedie di efferatezza, è stata indotta a “sparire”.

Da qui nascono storie di donne meridionali ma non solo.
Perché la fatamorgana è una forma complessa e insolita di miraggio, e accade dappertutto: dallo stretto di Messina alle regioni polari, ai deserti, in mare e a terra.

Lo spettacolo è pensato per rendere un tributo a queste donne, perché il loro coraggio “cammini sulle nostre gambe”.

Insieme prosa, canti e musica dal vivo.

Il repertorio musicale è tratto dalla più autentica tradizione siciliana, priva di folclorismi, ma densa di forza, furore e allegria, gli strumenti: chitarra, liuto cretese, zampogna, friscaletti, marranzano, tamburi a cornice.

Le donne ricordate sono: Palmina Martinelli, Rossella Casini, Maria Teresa Gallucci con la mamma Nicolina Celano e la nipote Marilena Bracaglia, Tita Buccafusca, Lea Garofalo e sua figlia Denise, Angela Donato

TAPPE
- La Compagnia viene invitata ad una prima presentazione del testo alla Fondazione Montecristo di Roma nel Novembre 2103. Ne viene presentato, in lettura e musica, uno stralcio. La nota che mi preme sottolineare è la grande presa che la lettura ha avuto sui ragazzi dell' Istituto superiore Galiani di Chieti.

- Debutto a Milano l'8 Marzo 2014 in occasione della Giornata della Donna, presso il Teatro Officina di Milano, storico teatro fondato negli anni '70, caratterizzato dall'impegno sociale e civile. Presente infatti a teatro, tra l'altro, anche lo striscione commemorativo dedicato a Lea Garofalo.

- Presentazione dello spettacolo a Roma il 13 Aprile dello stesso anno, al Centro Culturale Artemia; presenti in sala due membri di Libera, con cui si è iniziato a creare un rapporto fatto di incontri e ipotesi progettuali.

- Inizio della collaborazione con "daSud" associazione antimafie

- Presentazione di uno stralcio dello spettacolo alla commemorazione di Rita Atria, con Gabriella Aiello a Roma, luglio 2014 voluto dall'Associazione Rita Atria e da daSud

- Tre repliche dello spettacolo il 30, 31 Ottobre e 1° Novembre 2014, al Teatro Lo Spazio a Roma

- Dibattito il 30 Ottobre, dopo la prima, sul palcoscenico del teatro, a cura di daSud e della Compagnia

Al dibattito erano presenti l'onorevole Celeste Costantino, che si occupa di diritti, antimafia e tematiche di genere. Ha approfondito il fenomeno sociale del femminicidio, scrivendo saggi e organizzando manifestazioni, eventi e workshop intorno al tema della violenza maschile sulle donne. Ha fondato il collettivo Donne daSud, nato all’interno dell’associazione antimafie daSud, e la rete Ragazze Interrotte di Sinistra Ecologia e Libertà, il delegato della presidente del IX Municipio Susi Fantino, argentina attiva nella cooperazione internazionale, la presidente di da Sud Cinzia Paolillo, coautrice con Irene Cortese e Sara di Bella del dossier "Sdisonorate" da cui sono tratte le storie dello spettacolo La Fata Morgana, Carmen Vogani giornalista attiva in daSud e Paese Sera e Angela Iantosca, giornalista e autrice di diversi libri sul fenomeno mafioso.
L'associazione daSud ha creato banchetti per la diffusione delle informazioni sulle sue attività.
Replica al Festival Lustri Teatro, Solofra (AV) il 6 Febbraio 2016.
Il testo ha ricevuto il Premio Autori dal Comune di Genova per l’Actors&Poetry Festival a luglio 2017, per cui ne verrà data lettura il 25 Novembre 2017 in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne.
 
Abbiamo inoltre proposto ad alcune scuole superiori un laboratorio che illustri il passaggio dalla cronaca al testo drammatico, dalla ricerca all’invenzione fantastica, con l’obbiettivo di trasferire agli studenti la possibilità di intervenire nella società anche col mezzo dell’Arte. Nel laboratorio saranno svolte tra l'altro brevi esercitazioni per far creare ai ragazzi piccole storie di teatro-cronaca.

RECENSIONI, stralci
1- PERIODICO ITALIANO MAGAZINE
Fata Morgana che proteggi il nostro Sud, di Vittorio Lussana

... Una splendida perfomance ‘teatral-musicale’ di Marica Roberto e del suo gruppo ‘Attori&Musici’ ha narrato terribili condizioni delle donne nel Mezzogiorno d’Italia, in un territorio infestato da retaggi di inciviltà e arretratezza morale… un eccellente spettacolo di prosa, canti e musica dal vivo che ricompone splendidamente lo sfondo culturale e identitario dell’Italia meridionale, aiutando lo spettatore a calarsi nelle realtà siciliane e calabresi più drammatiche e sofferte. L’apporto musicale della compagnia di Marica Roberto è talmente coinvolgente da scaldare il cuore degli spettatori, sino a percepire un senso di sfida interiore profondamente morale, che raggiunge un desiderio posto esattamente al confine tra giustizia e vendetta contro il male commesso nei confronti di queste donne, per tutto ciò che esse hanno dovuto patire e subire...

2- LA NOTIZIAH24
... Uno spettacolo molto ben costruito e disegnato tra parole e musica, che ha avvinto, emozionato e commosso il foltissimo pubblico presente in sala, che al termine ha lungamente applaudito la bravissima artista Marica Roberto e i musicisti. Uno spettacolo intenso e pieno di messaggi, attraverso una cantastorie, che veste i panni del personaggio e miraggio Fata Morgana, raccontando le drammatiche e tragiche vicende delle sue “nove sorelle” ... (Franco Vivona)

3- LA LENTE DI UNA CRONISTA, CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONI PER VACCINARSI DALL'INDIFFERENZA
Fata Morgana e le mafie (S)disonorate, di Anna Giuffrida

Marica Roberto, attrice e autrice siciliana del potente testo teatrale “La Fata Morgana, fantasia su un mito”, fa memoria delle donne “sdisonorate” (citando il titolo del dossier dell’associazione DaSud,da cui trae spunto la piece). Donne libere, e per questo uccise dalle mafie, a cui il teatro ha ridato la parola. E un volto, quello del mito femminile di Fata Morgana che, dalle acque dello stretto di Messina alle tavole di legno del palco del Teatro Lo Spazio a Roma, ha fatto rivivere le sue “sorelle” morte ammazzate.

Nove donne, delle oltre 150 vittime della criminalità organizzata, dai 14 ai 74 anni.

Nove donne accomunate dall’amore pulito per uomini sporchi, insudiciati dall’appartenenza a famiglie criminali e dalla convinzione di possederle come delle cose. Perché è così che la donna è catalogata nel registro mentale e linguistico delle mafie, la “cosa”. Eppure queste donne non hanno rinunciato alla loro dignità, alla loro libertà, anche se innamorate. Anzi. Hanno combattuto con coraggio in nome dell’amore, anche per se stesse. Come ha fatto la piccola Palmina Martinelli, innamorata di un giovane che voleva farla prostituire e uccisa con “alcool e fiammiferi” per essersi rifiutata di farlo. E Tita Buccafusca, che amò e sposò Pantaleone Mancuso potente boss della ‘ndrangheta, considerata da tutti come la “matta” dopo una lunga depressione.

Ma per amore del figlio decise di allontanarsi e raccontare quello che sapeva. La solitudine ebbe poi il sopravvento, e fu così spinta al suicidio che mise in atto ingerendo acido muriatico. E anche Lea Garofalo, che guardò negli occhi le storture della criminalità sposando un uomo di ‘ndrangheta di cui si era innamorata, e che per amore della figlia scelse la libertà della verità e di non tenere più la bocca chiusa, fino alla fine.

Per questo amore coraggioso ma anche fragile, per queste donne innamorate ma anche libere Fata Morgana/Marica Roberto si addolora ma combatte. In un palco lasciato nudo ed essenziale, come la verità, l’attrice messinese presta il suo corpo a quell’amore, a quel dolore, in un ritmo incalzante che spezza il fiato e le lacrime. La sola incessante scenografia, con la presenza di tamburi marranzano e zampogna suonati con forza e passione, la ricreano le canzoni e sonorità della compagnia siciliana Unavantaluna.

La legalità ha bisogno del sostegno della cultura, e il teatro è il luogo dove la parola non può essere modulata e va dritta al cuore.

annagiuffrida.wordpress.com/2014/11/10/fata-morgana-e-le-mafie-sdisonorate

4- LINEA DIRETTA 24
La Fata Morgana in scena contro le mafie, di Eva Elisabetta Zuccari

Un'iniziativa tenace che nasce dalla penna della messinese Marica Roberto, fondatrice ed anima della Compagnia Attori&Musici, e trova nelle percussioni impetuose dell' esemble siciliana Unavantaluna la miscela emotiva per un monologo travolgente lungo un'ora, tra recitazione, canto e musica dal vivo. Il buio del palcoscenico accoglie il fragore violento del mare, mentre le musiche siciliane scandiscono il risveglio della strega dei

miraggi, guaritrice e mutaforme, che incanta e rifugge, simula e dissimula, e stavolta decide di consegnare agli occhi del pubblico ciò che la distorsione ottica dell'informazione di massa cela allo sguardo. C'è chi è stata uccisa poichè ha rifiutato di prostituirsi, chi ha cercato invano i propri figli spariti, chi è stata indotta a fuggire: Morgana trae dal "pozzo scandaloso" dell'oblio donne vittime o ribelli del giogo criminale, ingannate dall'amore, "disonorate" e per questo morte "suicidate", e ne indossa i panni, una per una. Batte i piedi e scalcia, si agita nervosa in movimenti urlati e si spoglia, strepita, prestando i suoi aspetti grotteschi come lente d'ingrandimento sulla condizione alienante e folle di chi non può guardare oltre le condizioni imposte, nella prigione di una realtà domestica in cui ogni passo verso un orizzonte diverso è una condanna, il desiderio di libertà è un rischio.

Una performance furiosa che affida l'approfondimento psicologico all'interpretazione viscerale e passionale, schivando volutamente la narrazione razionale.

lineadiretta24.it/cultura-e-spettacolo/8716-fata-morgana-in-scena-contro-lemafie

5- CORRIERE DELLO SPETTACOLO

"La Fata Morgana – fantasia su un mito". La forza delle parole, per continuare a sperare, di Paolo Leone

La Fata Morgana, scritto diretto e interpretato da una splendida Marica Roberto, è uno spettacolo di forza inaudita, che schiaffeggia come il vento sferzante dello Stretto di Messina, in cui si verifica il fenomeno visivo naturale, denominato appunto come il titolo stesso della pièce.Un chiaro riferimento alla fata Morgana della mitologia celtica che induceva nei marinai visioni di straordinari castelli per attirarli e condurli a morte. Un racconto alla maniera dei cuntastorie siciliani, in cui la protagonista utilizza il suo corpo, per dare vita alle vicissitudini delle “sue sorelle”, in modo sorprendente, rendendo straordinariamente il dolore proveniente dai fatti “cuntati”. Essere attori autentici è soprattutto questo, trasmettere emozioni forti con un solo sguardo, un movimento improvviso, accompagnato mirabilmente dalla musica “viscerale”, come sa esserlo solo quella popolare, dei tre musicisti che la accompagnano sul palco e che si fanno anch’essi parte integrante delle storie rappresentate, ora controcanto denigratorio, ora lamento di terre apparentemente lontane ma vicinissime e stuprate.

Morgana, rivestita dei panni delle sue sorelle scomparse eppure presenti, spaventa,coinvolge, dispera, rinasce, si agita, sfiancante come il vento e il dolore da cui sorge, al ritmo ossessivo dei tamburi. E’ una ma tante donne, meridionali ma di ogni dove. Nessuna e centomila, vittime ogni giorno della criminalità, delle loro stesse famiglie. Cerca i figli scomparsi, rifiuta di prostituirsi, si ribella, ha taciuto e denunciato, è stata bruciata come una strega, vessata, massacrata senza pietà in nome dei “non si deve, non si può”, dei “così si fa”. Ama che ti riama, piangi che ti ripiangi, la Fata Morgana continua ad apparire e raccontare. Un’unica, fortissima voce, che spinge all’azione, a non rimanere passivi spettatori. Un vento fortissimo il suo racconto, che sferza e incoraggia. Un tuono che scuote le profondità della terra il bellissimo finale, in cui il ritmo travolgente, ossessivo e ipnotico dei tamburelli diventa il turbine da cui rinasce ogni volta Morgana per raccontarci che le parole sono la speranza contro il buio delle coscienze.

corrieredellospettacolo.com/2014/10/la-fata-morgana-fantasia-su-un-mitola.html

6 - LUSTRI TEATRO, AREA STAMPA

Le risorse della Fata Morgana, di Massimiliano Amato

Il “teatro civile” di Marica Roberto irrompe sul palcoscenico di LUSTRI TEATRO e racconta la storia di otto donne vittime di mafia, attraverso la voce dei loro fantasmi inquieti

Palmina Martinelli. Maria Teresa Gallucci. Rossella Casini. Nicolina Celano. Marinella Bracaglia. Tita Buccafusca. Lea Garofalo. Angela Donato. Otto donne vittime di mafia, che hanno infranto i codici arcaici dell’onorata società e hanno trovato la morte, spesso dopo strazianti torture fisiche e psicologiche. I loro fantasmi inquieti volteggiano sul palco, disegnano arabeschi, urlano il loro dolore. Marica Roberto, scuola Piccolo Teatro di Milano, la Fata Morgana di uno spettacolo che si aggrappa alle viscere per risalire piano piano fino al cervello, sfoglia le loro esistenze una a una... bell’esempio di teatro civile: le vicende raccontate sono tutte innervate nella sottocultura sessista e feudale del Sud patriarcale più profondo, dove l’ideologia mafiosa, camorrista, ‘ndranghetista assegna alla donna il ruolo di testimone muta dell’orrendo, incolpevole e inerme ancella dell’indicibile. Dando in pasto il proprio corpo piagato alla violenza del racconto la Fata Morgana, strega e guaritrice, destruttura il nucleo essenziale di ogni storia, nella ricerca affannosa e spasmodica del primo colpevole della mattanza. L’amore come causa primigenia del martirio: solo donne che hanno molto amato hanno potuto accettare l’abisso di degradazione morale, civile, culturale che alla fine le ha uccise. “La Fata Morgana” rompe gli schemi del teatro di genere, ancora troppo timido (eccezion fatta per il coraggioso tentativo di Giulio Cavalli) nell’affrontare il racconto crudo delle mafie, appannaggio esclusivo di altri codici espressivi come il cinema e la letteratura, per fondere la testimonianza civile con la ricerca artistica. Il testo fruga febbrilmente nella tradizione, ne enuclea i temi essenziali (l’amore, la morte, l’omertà, la sudditanza fisica e psicologica al maschio padrone, la violenza) … quattro superbe prove d’artista, sulle quali svetta l’appassionata performance della Roberto, che alle otto sorelle presta la voce e il fisico smunto percorso da rabbiose scariche di sdegno civile e da un’energia inusitata. Perché “le femmine hanno risorse”, scandisce Marica: ed è l’unica, accecante luce di rinascita che buca il buio della tragedia di un popolo, di una storia, di un pezzo d’Italia fermo sul binario morto della vicenda nazionale.

lustriteatro.eu/area-stampa/8-recensioni/36-recensioni-la-fata-morgana-fantasia-di-un-mito-6-02-2016

LINK

LA FATA MORGANA, fantasia su un mito
PROMO - VIDEO COMPLETO


LA RAGAZZA ROSA, dedicato a Rossella Casini
Autrice ed interprete Marica Roberto; arrangiamento ed esecuzione Davide Ambrogio
youtube.com/watch?v=wRPRwpL4lFo

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