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10di Davide de Bari - Video/Foto
“La rabbia per ciò che è accaduto a Paolo mi ha permesso di incontrare tanti giovani. Nei loro occhi trovo la speranza, come diceva Paolo. A questi ragazzi, oggi dico soltanto: non ripetete il mio errore. Sono stato io ad aver sbagliato, ad aver pensato che ci fosse un altro Paese, ma un altro Paese non c’è. Per questo vi dico: non lasciate questo Paese, non lasciare morire il sogno di Paolo, combattete per questo Paese, come ha fatto lui. Così un giorno questo Paese riuscirà a sentire il fresco profumo di libertà per cui Paolo e i ragazzi della scorta hanno sacrificato la propria vita”.
A dirlo è stato Salvatore Borsellino alla giornata della legalità, che celebra il primo anno delle Agende Rosse di Ancona e Provincia, svoltosi sabato 22 aprile, presso il teatro V. Moriconi a Jesi. L’evento organizzato dal gruppo Agende Rosse “Carlo Alberto dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro” di Ancona e Provincia, ha segnato un bilancio delle attività svolte nella provincia di Ancona. Il fratello del giudice assassinato in via D’Amelio ha ricordato anche l’importanza della prevenzione, creando alternative al mercato degli stupefacenti e alla criminalità organizzata. Come ad esempio sta cercando di fare Borsellino, con l’aiuto di altri volontari, nel quartiere di Palermo della Kalsa con la Casa di Paolo, la vecchia farmacia di famiglia trasformata in centro ricreativo. “Se faccio questi incontri è perché per me i giovani rappresentano la speranza – ha proseguito Borsellino – a Palermo ci sono quartieri dove i bambini hanno pochissime prospettive e l’unica aspirazione è diventare parte della criminalità organizzata. In quella farmacia abbandonata ho voluto far nascere qualcosa di diverso, chiamato ‘casa di Paolo’. Paolo non ha potuto più incontrare i giovani e quindi ho voluto che lui fosse lì ad attendere i giovani che vanno a trovarlo. In quella casa ho voluto far nascere un dopo scuola per i ragazzi del quartiere”.



Perché un gruppo agende rosse nelle Marche
Successivamente all’intervento di Salvatore Borsellino, la coordinatrice del gruppo Agende Rosse di Ancona e Provincia, Alessandra Antonelli, ha spiegato l’importanza della presenza delle Agende Rosse anche nelle regioni comunemente non considerate ad altra intensità mafiosa, poiché, come scriveva l’ex Procuratore Generale della Procura di Ancona Vincenzo Macrì nella relazione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015, “dal 2011 avevo già avvertito che non esisteva nessuna isola felice e che tale fosse le Marche”.

La mafia cambia pelle
“La mafia ha cambiato verso, non è più coppola e lupara e quindi riconoscibile. Oggi il mafioso ha il colletto bianco, è un professionista, è un imprenditore, è un politico, è chi collude con queste persone e quindi è da loro corrotto” a dirlo è Alessandra Antonelli, coordinatrice delle Agende Rosse di Ancona e Provincia, ricordando quanto detto dal Procuratore Generale di Palermo Roberto Scarpinato, quando parlò di “sistema criminale integrato” possibile grazie all’enormità di liquidità economica di cui dispone la mafia.

Il caso Attilio Manca
“Attilio Manca era un urologo, il numero uno in assoluto. Attilio viene trovato morto nel 2004, con due segni di iniezioni di eroina sul braccio sinistro, però Attilio non era un tossico dipendente, era un chirurgo prestigioso ed era mancino, questa è una prima anomalia nel ritrovamento del suo corpo la mattina del 12 febbraio 2004 – ha spiegato Lorenzo Baldo, vice direttore di ANTIMAFIADuemila, intervenuto nella giornata della legalità – da quel momento si innesca un meccanismo di misteri tipicamente italiani, perché scompaiono tabulati telefonici ed entra prepotentemente l’ombra di Cosa Nostra, perché una settimana dopo al cimitero, l’amico del padre di Attilio dice: ‘Non è che Attilio è stato ucciso perché ha visitato un latitante?”’. “Adesso - ha continuato Baldo - la battaglia della famiglia è tenere alta l’attenzione sull’inchiesta di Roma che parla di massoneria e servizi segreti deviati, c’è una petizione che nell’arco di una settimana ha raccolto quasi trentamila firme, tra cui Don Luigi Ciotti e altre grandi personalità”. In questa petizione “si chiede alla Procura di Roma di non archiviare il caso di Attilio Manca. La famiglia ha il timore che il caso venga archiviato e che rimanga uno dei tanti misteri italiani, dove non si saprà mai la verità”.


Combattere la mafia, combattendo il bullismo e il cyberbullismo
Durante l’anno di attività del gruppo Agende Rosse “Carlo Alberto dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro”, oltre alla programmazione di convegni di sensibilizzazione sulle stragi mafiose, sono stati portati avanti progetti di educazione e di prevenzione nelle scuole sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, considerato l’anticamera della mentalità mafiosa. Come ha sottolineato il vice questore aggiunto Michele Morra: “Più possiamo intervenire più è la possibilità di prevenire”. ‘’In questa fatti specie di reato, quando il giudice interviene, è ormai troppo tardi”. “Lo scherzo ha un limite temporale, dopodiché si passa a quella rete di amicizie che permettono allo scherzo di durare, facendolo diventare un reato” ha detto il vice questore aggiunto nonché dirigente del commissariato di Jesi. Sono intervenuti anche i ragazzi delle scuole che hanno preso parte ai progetti, descrivendo e raccontando le attività utili a risolvere i problemi di bullismo non attraverso l'intervento dell'autorità scolastica, ma manifestando solidarietà tra coetanei. Inoltre alcuni ragazzi hanno letto dei monologhi teatrali su Emanuela Loi, agente di polizia che ha perso la vita nella strage di via D'Amelio, insieme ai compagni della scorta e al magistrato Paolo Borsellino e delle pagine del diario di Rita Atria, dove la ragazza racconta quei momenti in cui attraversava la maturità e quel giorno fatidico all'indomani della strage di via D'Amelio. La giornata della legalità si è conclusa con una cena solidale, il cui ricavato è stato devoluto interamente alla ”Casa di Paolo”.

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