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12di Lorenzo Baldo - Foto
Prendi una giornata di sole. Una di quelle che ti spinge a partire senza aver voglia di ritornare. Una coppia di amici con i loro figli, una macchina a 7 posti e un hashtag nella testa e nel cuore di chi guida #ripartidaisibillini. Andrea osserva la strada e parla sereno mentre tiene le mani sul volante. I suoi sono davvero racconti “fuori di carta” come recita il suo blog. Ripartire dai Sibillini è quello che ha voluto fare il 12 ottobre scorso con un'iniziativa che ha coinvolto blogger e instagramers che si occupano di turismo ed enogastronomia in “un viaggio di cinque giorni dal 12 al 16 ottobre da una parte all’altra della catena montuosa (toccando i comuni di Amandola, Monte San Martino, Smerillo, Montefortino, Montemonaco, Norcia, Visso, Ussita e Castelsantagelo) raccogliendo storie, immagini e impressioni della bella gente d'appennino”. Poi però c'è stata la scossa del 26 ottobre. Andrea non si è tirato indietro, ha continuato a fare tam-tam e ha unito le forze. Sabato 29 ottobre, assieme a suo figlio di 9 anni, Tommaso, ha riempito una macchina di generi di prima necessità ed è andato nei paesi del maceratese più colpiti dal sisma tra cui Visso e Ussita. Il giorno dopo il grido della terra ha squarciato il tempo e lo spazio inghiottendo ogni speranza con una scossa di magnitudo 6.5.
La strada corre veloce mentre i ricordi di quei momenti si fondono nello sguardo attento della moglie di Andrea, Paola, che legge un libro per Nicola assieme a Maria. Tommaso è immerso nei suoi pensieri, è un ragazzino acuto: osserva, medita e poi ti bombarda di domande. Man mano che ci si avvicina a Visso sfrecciano sotto i nostri occhi case sventrate da cui spesso si intravedono pezzi di intonaco o di qualche mobile pericolosamente in bilico. E poi il silenzio. Che ci accompagna dentro e fuori di noi. Un grande cane bianco ci accoglie al nostro arrivo all'azienda agricola “Scolastici” di Cupi (Mc). E' una femmina, dalle mammelle rigogliose ci si accorge che ha appena partorito i suoi cuccioli. Accanto a lei c'è Nebbia il vecchio San Bernardo che non batte ciglio mentre parcheggiamo la macchina. Marco, il giovane proprietario, ci accoglie con un sorriso stanco assieme alla sua compagna. L'azienda è tra quelle colpite pesantemente dal Sisma, esternamente la casa non appare lesionata, ma all'interno è completamente inagibile. Per settimane hanno dormito in tenda e poi in alloggi di fortuna accanto allo stabile. La produzione di formaggi continua, ma il calo delle vendite rappresenta un nemico potente. Un nemico a cui si è unito, strisciante, lo stress psico-fisico legato alle continue scosse che non accennano a diminuire. Il registratore di Andrea continua a imprimere nella sua memoria le parole di Marco: racconti di vita vissuta che scorrono veloci mentre Tommaso e Nicola giocano felici a calcetto. Tempo di fare qualche acquisto ed è già ora di rimettersi in macchina.


L'agriturismo degli “alti pascoli” è a un tiro di schioppo. Il titolare ci racconta di quel senso di solitudine, che attanaglia lui e sua moglie, mentre passeggiano per un paese fantasma. Quello stesso senso di solitudine che ritrovi a Ussita. Dopo essere passati per il check-point di Visso per ottenere il pass-auto si arriva a questo piccolo paese sviluppato su numerose piccole frazioni adagiate alle pendici del Monte Bove. Il freddo pungente ti penetra nelle ossa. Nell'ampio piazzale le camionette delle forze dell'ordine riempiono il vuoto. Le imponenti tende azzurre posizionate geometricamente riportano alla memoria i primi alloggi per gli sfollati. Oggi a Ussita sono rimasti in cinque, sistemati nei camper poco distanti. Ci sono i volontari della Misericordiae che si danno il cambio. I vigili del fuoco siedono silenziosi attorno a una stufetta nel loro presidio. Tra i cinque “resilienti” c'è Patrizia. Fino a tre mesi fa gestiva il B&B “La casa dell'Ortigiana”, poi la sua attività è crollata sotto il peso del mostro. Sul suo sito scriveva testualmente: “Credo nella forza delle persone che perseguono progetti e idee per un futuro sostenibile. Un artista che stimo tempo fa ha detto: 'in paese si è poveri ma liberi, in città si è poveri ma schiavi'. È vero, qui si vive di essenziale. Questo non vuol dire vita ritirata e povertà, non vuol dire rinunciare a tutto, vuol dire vivere con consapevolezza e la consapevolezza ti rende libero”. Il suo abbraccio forte con Andrea, Paola e i bambini racchiude quel senso di libertà di cui parla: c'è voglia di riscatto, a tratti smarrimento, ma  anche forza, determinazione e necessità impellente di rinascita. Giuseppe, dell'ufficio tecnico del Comune, è rimasto anche lui, non gli bastano le ore per stare dietro alle incombenze quotidiane, nelle sue parole c'è la ferma volontà di continuare a fare il proprio dovere. Ma c'è anche una tensione morale che traspare dopo mesi di scosse che sfiancano corpo e anima. Quello che unisce questa micro comunità è un forte senso di appartenenza, incastonato nella più alta dignità. Che ritroviamo intatta, nel tendone della Protezione civile, mentre ci apprestiamo a cenare assieme ai “resilienti”, a Valentina, Linda, Mauro, agli uomini e le donne delle forze dell'ordine e ai volontari. Tommaso regala a Patrizia lo scritto che ha composto il giorno prima dell'ultima scossa del 30 ottobre sul suo viaggio a Ussita. Lo sguardo di Patrizia si illumina. Il silenzio impressionante della città è a malapena scalfito dallo scorrere incessante del torrente Ussita, affluente del fiume Nera, che porta via con sé le ansie e i timori di chi ha deciso di rimanere per lanciare un segnale. Di vita.

Info: tenutascolastici.com/it - agriturismodeglialtipascoli.it - #fuoridicarta

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