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strage georgofili big2di Francesca Scoleri
Intervista a Giovanna Maggiani Chelli, Presidente Associazione familiari vittima della strage di via dei Georgofili

Giovanna, prima del 27 maggio 1993, prima della strage di via dei Georgofili, cosa rappresentava per lei la parola “mafia”?
Nell’estate del 1992 con il giovane Capolicchio, parlavamo molto della morte del giudice Falcone, il giovane era nato a Palermo i suoi nonni erano ancora a Palermo e spesso, raccontava che il nonno raccoglieva le gocce d’acqua della perdita del water di casa, perché la mafia quando voleva toglieva l’acqua ai siciliani e loro sapevano che dovevano raccogliere anche le gocce. La mafia per me era sopraffazione, condizionamento, cattiveria.

Emerge, proprio dalla sentenza di primo grado del processo per la strage di via dei Georgofili a Firenze, la “trattativa” intrapresa da uomini delle istituzioni con la mafia. Aberrante pensare che viviamo in uno Stato che si difende attraverso accordi con sanguinari mafiosi. La prima volta che ha sentito parlare di questa trattativa, cosa ha pensato?
Quando Giovanni Brusca parlò della trattativa, per la prima volta capii che la mafia non era solo sopraffazione, condizionamento e cattiveria, ma che era in grado di raggiungere uomini dello Stato, accordarsi con loro in cambio di favori, per la prima volta capii il voto di scambio.

Oggi abbiamo preso sufficiente coscienza di come la mafia non sia oggetto di declino grazie ad uomini delle istituzioni. Le latitanze indisturbate di Provenzano e Riina prima e di Matteo Messina Denaro oggi, lo provano. Cosa ha pensato della vicenda del Maresciallo Saverio Masi, attuale capo scorta del magistrato Nino Di Matteo quando, denunciando i suoi superiori, dichiara di aver individuato Messina Denaro e di essere stato ostacolato nelle indagini e nella cattura?
Ho conosciuto poco il M.llo. Masi, l’ho ascoltato però al processo trattativa Stato-Mafia, par arrivato molto vicino a Matteo Messina Denaro. Sarebbe stato interessante sentirlo nel processo Tagliava per esempio, processo nel quale le parti civili hanno fatto il diavolo a quattro per portare nel dibattimento uomini che potessero spiegare la trattativa. Matteo Messina Denaro è parte integrante di quella trattativa, non v’è dubbio, altrimenti oggi sarebbe in galera.

Un anno fa circa, scopriamo che gli affari di Messina Denaro sembrano floridi anche in Toscana. La DDA di Firenze mette sotto indagine il re del mattone Andrea Bulgarella accusato di legami col super latitante e l’ex vice Presidente di Unicredit Fabrizio Palenzona accusato di reati finanziari e di aver agevolato clan mafiosi. Che idea si è fatta rispetto a queste notizie?
Quando “cosa nostra” è entrata in Firenze con 277 chili di tritolo, una cosa è certa le “chiavi” della città qualcuno le ha servite su di un vassoio. Bisognerebbe che le indagini non solo partissero, ma poi avessero un loro epilogo sia nel bene che nel male, perché noi abbiamo perso i figli, uccisi da Matto Messina Denaro. Vedremo nel futuro, cosa verrà fuori da queste indagini.

Giovanna, quando sua figlia conseguì la laurea in architettura, lei scrisse una lettera a Totò Riina; informava il boss di quella vittoria ottenuta nonostante tanto dolore. Ricordiamo che sua figlia fu ferita in modo grave nella strage di Firenze e il suo fidanzato morì. Concludeva la lettera ricordando che, come i mafiosi avevano brindato al momento della strage, certi dell’abolizione del 41bis, lei lo avrebbe fatto “alzando calici alla morte non di mafiosi, ma di uomini delle istituzioni che ci hanno messo nelle mani della mafia fino a portarla in Parlamento”. E’ ancora convinta di queste parole?
Perfettamente convinta, sono sulla “riva del fiume” e sto aspettando. Certo posso morire prima io, ma il reato di strage non cade mai in prescrizione, e come dice il nostro Avvocato: la verità sarà gridata dai tetti! Sono stati archiviati fiumi di indagine non andati a dibattimento, perché archiviati per "infondatezza", che come crediamo tanto infondati non sono. L’attentato di via dei Georgofili non fu solo frutto dell’azione di “cosa nostra”, bisogna crederci “in un Giudice a Firenze”. E’ stata "cosa nostra" a dirlo non noi: “A noi quelle stragi del 1993 non interessavano” (Giuseppe Ferro Capo mandamento di Alcamo).

Cosa pensa delle assoluzioni che si susseguono a Palermo? Da Mori a Mannino; sembra quasi impossibile ottenere condanne per chi è accusato di aver favorito la mafia. Il reato è chiaro e i giudici devono attenersi a prove circostanziate, ma altrettanto chiaro appare l’agire di favore, attraverso dimenticanze o distrazioni che, pare siano l’anticamera di gloriose carriere. Abbiamo bisogno delle condanne per accertare la verità?
La verità è scritta da quel dì. Non stà a noi capire le assoluzioni, il processo penale è quello che è, i limiti della magistratura più che evidenti. Quello che è un dato incontrovertibile è che il Gen.Le Mori dal Sindaco Ciancimino ci è andato, lo ha detto davanti a noi a Firenze, Riina ha capito che poteva alzare il tiro e lo ha alzato su di noi. Nessuno può smentire questo dato. L’ex Ministro Mannino aveva paura di essere ucciso da “cosa nostra” ha cercato di salvarsi, e gli piaccia o no sono morti i nostri figli al suo posto. Anche questo è un dato che nessuno può cambiare. Responsabilità penali non lo so torno a dire, il processo penale ha i suoi limiti. Responsabilità morali gravi? SI ebbene responsabilità morali SI.

Themis & Metis, quanto lei, è convinta che la linfa vitale della mafia sia la politica corrotta. Quando ne usciremo? In Italia, ci sarà mai una generazione che, sentendo la parola “mafia”, potrà dire, “fa parte del passato di questo Paese”?
Per ora non se ne può uscire, la politica è corrotta fino al midollo, guardi in queste ore, il 4 dicembre dovremmo votare per un Referendum la massima espressione della democrazia, la politica lo ha trasformato in una guerra fratricida. Perché? Perché la politica deve rispondere alla mafia anche in sede di referendum probabilmente. Certo che ci sarà una generazione che potrà dire: la mafia fa parte del passato. Quando i politici tali saranno, degni di questo nome, uomini e donne con passione politica, per ora sono solo persone che si sono trovati un posto di lavoro ben remunerato, che stanno bene sugli scranni del Parlamento a fare la bella vita, troppo spesso al servizio della mafia. Il voto di scambio sembra uno sport nazionale. La mafia nel 1993 doveva uccidere 7 Ministri dopo il potente Salvo Lima, guarda caso strano, ha ucciso innocenti come i nostri figli, un motivo ci sarà.

Nino Di Matteo ha deciso di rimanere a Palermo nonostante le ennesime minacce di morte riscontrate che hanno portato il CSM a proporgli la DNA a dispetto degli incomprensibili rifiuti precedenti. Resta a Palermo, prosegue dunque il suo lavoro, prosegue il processo trattativa Stato-mafia. Che chiave di lettura ha dato lei a questa vicenda?
Che è un uomo forte, malgrado le terribili minacce. La sua forza viene di sicuro dall’essere un uomo e un magistrato giusto libero e indipendente. Il desiderio del pm Di Matteo è di andare per concorso a fare parte della DNA. noi lo auspichiamo insieme a lui. Hanno paura che la mafia possa ucciderlo per questo lo volevano in DNA senza concorso? L’importante è che stiano accorti e sorveglino che non sia solo “cosa nostra” a minacciare il PM Di Matteo, il film lo abbiamo già visto.

Tratto da: themisemetis.com

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