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falcone c shobha 4di Marilù Mastrogiovanni
Resistenza. Re-esistenza. Esserci, esistere, re-esistere, non solo ricordando, ma testimoniando la memoria. Quel 23 maggio, quel contachilometri della “Quarto Savona 15”, la macchina della scorta di Giovanni Falcone, fermo al numero 100.287, che le figlie di Renata Fonte, la prima vittima innocente di mafia del Salento, indossano al polso a mo’ di monito e assunzione d’impegno, ogni giorno. A Renata Fonte, il liceo Classico, LES e LSU di Casarano dedicano l’aula blu, rispondendo al bando di “Avviso pubblico”, la rete degli enti pubblici contro le mafie. Ma è solo l’ultimo metro di una strada lunga, macinata dalle gambe delle studentesse e degli studenti del Liceo Montalcini di Casarano che con migliaia di altri studenti in tutta Italia hanno ripreso a far girare quel tachimetro.

Centimetro dopo centimetro è andato avanti in quest’anno scolastico, nel corso del quale le studentesse e gli studenti di “Giornalismo web e social” al Liceo Montalcini hanno prima di ogni cosa imparato a farsi e a fare domande. Il profondo senso etico dell’incontro tra la professione giornalistica e la Scuola, fissato nel protocollo d’intesa sottoscritto dalla FNSI e il Ministero dell’Istruzione nel febbraio scorso è racchiuso nel video “Il silenzio è dolo. La nostra re-esistenza”, con cui i “miei” ragazzi hanno dato corpo all’articolo 21 della Costituzione. E’ da lì, dall’articolo 21, che siamo partiti per trovare tutela costituzionale alla loro spinta esistenziale del “fare domande” che per un giornalista è “dovere professionale”. Credo davvero che questo corso sia un esperimento “pilota” di quel protocollo d’intesa tra Federazione nazionale della stampa e Ministero, che deve spingerci ad essere sempre più presenti nei programmi scolastici, trovando modalità nuove, non pedanti ma più vicine agli adolescenti per parlare di legalità, anche attraverso i social network. Privilegiando tecniche multimediali, dalla scrittura, al video, alla fotografia, al teatro, possibilmente in un sincretismo creativo che ci metta sulla loro lunghezza d’onda. Con le studentesse e gli studenti del Liceo Montalcini abbiamo dato corpo alla teoria e alla deontologia giornalistica e poi siamo tornati indietro, scoprendo che la teoria, loro, l’avevano già interiorizzata, anche mentre scrivevano un post su Facebook. Anche nei 140 caratteri di un tweet. “Dall’Articolo 21 a Twitter. Giovani giornalisti per legalità”: è il titolo che abbiamo dato al nostro percorso che dalle 5W ha portato ragazze e ragazzi di 16 e 17 anni, ad approfondire il processo sulla trattativa Stato-mafia, le stragi del ‘92, le sentenze Dell’Utri e Andreotti. E poi a prepararsi per intervistare i magistrati Nino di Matteo e Francesca Mariano e lo sceneggiatore Thomas Pistoia, che ha scritto i testi del fumetto di Nathan Never ispirato a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Nino di Matteo. Si sono esercitati ad essere giornalisti 2.0, a scrivere notizie per Facebook e Twitter e a montare video con Flipagram e a studiare la mafia dei colletti bianchi e i mille rivoli delle collusioni, attraverso i testi e le parole di Nino Di Matteo.

Quanto è andato avanti quel tachimetro dopo tutto questo lavoro, è impossibile da raccontare. Come faccio a raccontarvi che cosa c’è negli occhi cristallini di Roberta? E quali pensieri si arruffano tra i capelli blu e viola di Piera, mentre fa acrobazie al centro della Grand Place, a Bruxelles? E la timidezza che Marta combatte ogni momento in uno sforzo immane che s’intravede in quegli impercettibili guizzi del viso. E Lorenzo? Che gli dico: “Lorenzo ma tu che ami il piano, potresti comporre”? E mi dice senza esitare: “Si”. E io dico: “Pensa alla mafia come mancanza di libertà e componi! E poi pensa che sei libero! E fammi una bella musica che ispiri libertà”. E Lorenzo compone davvero, e tutti applaudiamo e diventa la colonna sonora del nostro video. Laura, che è titolista nata; Eleonora, che cerca scomode verità e Francesca, che vuole essere uno scudo per Di Matteo; Alessia, per cui “Nino” è un modello da seguire. E Lorenzo S., che fa le domande che vanno dritte al cuore di Nino di Matteo e ci da la chiave di lettura di tutto: scegliere da che parte stare. Nonostante tutto, nonostante la paura, i “chi te lo fa fare”, nonostante i figli e la famiglia, nonostante il qualunquismo che autoassolve del “tutto è mafia”.

Il valore dell’impegno individuale che si somma a quello di tutti. Piccoli tasselli di un nuovo Stato che vuole crescere. Che sta già crescendo, perché è l’idea che crea la realtà.

Gabriele. Che parla poco e quando parla capisci che ha psicanalizzato tutti; Emma, pensiero-azione, allegria e improvvise cupezze, ma quando è allegra il sole splende; Erika così silenziosa, non distoglie mai lo sguardo, poi mi dice “domani non posso venire, ho un impegno” e io intimo “no domani se non vieni ti perdi un’esperienza irripetibile”, “va bene allora ci sono”. Daniela, che all’improvviso si fa seria e dice “Ti voglio bene” e poi ricomincia a ridere. Roberta S., che è fiera di suo padre che è nell’antimafia e lei l’antimafia la testimonia recitando.

Fiducia. Metterei il cuore all’asta e con loro non perderei mai. E’ a loro che ho dedicato il premio Articolo 21. Ancora non li conoscevo, allora. Ma pensavo che c’è già chi è pronto a fare meglio di noi.

Poi, è stato un anno di scritture e studio: le 5 W le voglio nelle prime 5 righe, l’attacco deve colpire il lettore e invogliarlo a leggere, il titolo deve dare la notizia. Una cartella, poi mezza, poi fatemi un post, poi la notizia la voglio in 140 caratteri, il brainstorming per cercare il titolo d’effetto, dai Laura, provaci tu. E ancora: il viaggio-studio a Bruxelles, per partecipare al corso sulla storia e il funzionamento dell’Unione europea, la visita al Parlamento con una guida d’eccezione, la parlamentare Rosa d’Amato, che i ragazzi hanno intervistato. Tutto confluirà nel nostro giornalino scolastico: “Il 21”. Sottotitolo: “Vitamine per l’intelletto”. Tutta la riflessione sul senso dell’impegno civico, dell’esserci e partecipare, s’è condensata nei 5 minuti del video. I ragazzi hanno incontrato le figlie di Renata Fonte, che hanno parlato del loro impegno costante a testimoniare, con gli altri familiari delle vittime innocenti di mafia, l’importanza della memoria. L’importanza della scelta. Parlando di Renata Fonte come di un’eretica, come una donna che sceglie strade imbattute, alla ricerca di nuove Verità.

Ecco, mi piace pensare alle 25 ragazze e ragazzi che hanno realizzato il video “Il silenzio è dolo. La nostra re-esistenza”, come a dei resistenti eretici. Inquieti, sempre. Insoddisfatti delle risposte precostituite e delle versioni ufficiali, perché informati e partecipi. Che la vostra (e nostra) re-esistenza non finisca mai.
22 maggio 2016

Tratto da: articolo21.org

Foto © Shobha

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