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di Pietro Nardiello

Palazzo Teti-Maffuccini, in quel di S. Maria C.V. (Ce), è  una dimora di notevole pregio artistico che potrebbe raccontare la storia contemporanea e l’evoluzione dell’architettura locale. Edificato nel 1839 come residenza dell’avvocato Filippo Teti, è composto da 55 vani catastali e dispone di oltre 6.000 mq di giardino. Per le peculiari caratteristiche architettoniche e per la sua ubicazione, l'intero immobile è sottoposto sia a vincolo archeologico che a quello architettonico.  Nel 1860 vi dimorò anche Giuseppe Garibaldi, mentre il 2 novembre di quell’anno il palazzo fu luogo dove venne firmata la resa borbonica. Ma Palazzo Teti è anche un bene confiscato alla camorra. Nello specifico, bisogna sottolineare che con il decreto di confisca Decreto n.47/96 – n.94/95 Reg. Gen.-n.39/94 R.G. Trib viene sottratto, definitivamente, a Nicola Di Muro, storico vice sindaco cittadino e padre di Biagio Maria primo cittadino uscente dalla passata tornata elettorale. Corre l’anno 1996 e lo Stato ne ritorna, finalmente, in possesso. La legge sul riuso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, approvata in Parlamento grazie alla raccolta di firme voluta dall’Associazione Libera presieduta da don Luigi Ciotti, va ad arricchire la “Rognoni - La Torre” del 1982 che prevede la confisca dei beni ai mafiosi. Il comune di S. Maria prende misteriosamente possesso di questi beni, con due anni di ritardo. Ma da allora tutto rimane in silenzio. Ci sono legislature in cui tra gli scranni di Palazzo Lucarelli vi siede Biagio Di Muro, e anche se per brevi periodi, potendo disporre della delega ai servizi sociali, e quindi con l’obbligo di gestire i destini, da governatore, dell’ex patrimonio di famiglia. Ma niente, a S. Maria i beni confiscati vengono volutamente dimenticati e accantonati. Poi ad un tratto si inizia a discutere di progetti di ristrutturazione e riutilizzo. Ci sono in ballo oltre tre milioni di euro, si pensa di allocarvi una biblioteca, una pinacoteca, il museo garibaldino, quello del risorgimento, uffici di direzione, una sala lettura all’aperto ed un parco archeologico nel giardino di oltre seimila metri quadrati. Ma tutto ristagna, fino all’autunno dello scorso anno, quando subito dopo l’estate partono velocemente dei lavori di ristrutturazione. Questa volta Biagio Di Muro da sindaco della Città gestisce il futuro di un palazzo storico confiscato al papà Nicola. Qualcuno vocifera, perché a S. Maria in pochi hanno voglia e coraggio di discutere di questi temi, che “al di là dell’evidente conflitto d’interesse, potrebbe trattarsi di un’occasione da non perdere per riappropriarsi di questa dimora”. Ma il sogno?!! dura poche settimane. Arriva la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che blocca i lavori e fa tremare gli attori di Palazzo Lucarelli: “l’appalto dovrebbe essere stato pilotato e affidato ai soliti amici degli amici con le solite strane modalità”. In attesa che la giustizia compia il suo corso, queste foto inedite  ci indicano lo stato di enorme degrado e abbandono in cui versa Palazzo Teti. C’è solo un sostantivo che può spiegare quello che si prova guardando queste immagini: vergogna!!!

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