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20160407 catturandi palermoAudio
di Laura Bonafede

La testimonianza di I.m.d. e T.R., ex agenti della Catturandi, per capire da che parte stare
"Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti" canta De Andrè nella Canzone del Maggio. No, non siamo a Maggio e no, questo non è il sessantotto, ma le parole di De Andrè oggi come allora risuonano nelle nostre orecchie ogni volta che usciamo dalla nostra monade isolata. E’ sufficiente guardarsi intorno, alzare lo sguardo e osservare un passante, chiedersi dove stia andando. Ci sono mattine in cui accanto al caffè c’è un giornale, il nostro sguardo scopre lettera dopo lettera un insieme di parole, storie distanti e vicine, che rimangono tali: storie, racconti. Ci sono mattine in cui accanto al caffè c’è un giornale e le storie di cui si fa portavoce prendono vita, si animano, scalciano, urlano, pretendono di essere ‘sentite’. Allora, chiudiamo quel giornale scossi e ci chiediamo cosa possiamo fare.
Giorno 7 Aprile, nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza di Palermo, sono invitati due agenti della squadra catturandi, I.M.D e T.R. L’occasione è la presentazione di alcuni dei libri di I.M.D, l’aula è gremita di gente, studenti, adulti, professori, tutti in attesa di sentir parlare due uomini ’invisibili’ che in questo giorno, a volto scoperto, prenderanno voce. Il seminario si trasforma in un momento di riflessione, la voce dei due agenti risuona nell’aula silenziosa e le loro storie si fanno vive nell’animo di chi le ascolta. Stupisce il profilo disinvolto di I.M.D che, seppur con tono scherzoso, affronta temi profondi, impegnati. Sembra parli di un film, che diventa inaspettatamente reale quando la voce di T.R si rompe, commossa.
Siamo a Palermo, siamo abituati a sentir parlare di mafia, antimafia, giustizia, ingiustizia; parole inflazionate, ormai quasi svuotate del loro significato. Siamo abituati a passeggiare per via Notarbarto, parcheggiare in via d’Amelio, percorrere l’autostrada in direzione aeroporto, si tratta di luoghi che fanno parte del nostro quotidiano. Ma la consapevolezza che un luogo non è solo uno spazio, ma più un qualcosa che custodisce non una, ma un insieme di storie, e la consapevolezza che queste storie non sono state scritte, ma in primis sono state vissute da qualcuno come noi, ci dà la forza di non dimenticare. Vivere a Palermo alcuni giorni è come leggere il giornale, richiuderlo e proseguire la giornata. Altri giorni invece è come quando il leggere si trasforma in sentire e l’interrogativo con forza risuona: "Cosa posso fare?".
Ebbene, non c’è una risposta, ce ne sono molte e non ce n’è nessuna. La parola d’ordine dovrebbe essere ‘interesse’ e, in un secondo momento, ‘impegno’. I ragazzi dell’associazione Contrariamente si sono interessati, questo li ha portati ad impegnarsi, e il loro impegno ha prodotto un momento di riflessione.
E se il fine ultimo del nostro interesse, del nostro impegno, delle nostre riflessioni è la legalità, la giustizia, il bene comune, dobbiamo adeguarci ad una certa dose di responsabilità. Responsabilità non solo delle nostre azioni, ma anche delle nostre non-azioni. Scegliere l’immobilità, infatti, significa agire. Essenziale è interrogarsi, interessarsi, ascoltare. La giustizia si sceglie, si costruisce con la coscienza e con il coraggio di guardarsi intorno. "Non c'è possibilità di salvezza nella neutralità e nell'isolamento" diceva Giaime Pintor.
Quando ci si trova di fronte a personalità così ‘attive’ su questo fronte, come I.M.D e T.R, non si può fare a meno di far silenzio e ascoltare, sperando di imparare qualcosa. Le testimonianze di questi agenti sono prima di tutto storie di uomini, sentirle raccontate da loro le rende meno distanti, aiuta a comprendere che essere significa scegliere da che parte stare e che stare dalla parte della giustizia è possibile.

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