Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

12932726 1109629539076729 3793187047837823033 nIncontro a Bergamo con Di Matteo, Lombardo, Di Pietro e Sarti
di Francesca Scoleri
Domenica 3 aprile, si è tenuto un incontro a cui hanno partecipato magistrati che fanno e faranno parte della storia della nostra Repubblica per l'impegno  e le posizioni fin qui assunte.

"La mafia è stata sconfitta?", a questa domanda (titolo della serata) hanno cercato di rispondere Nino Di Matteo, magistrato scomodo a Palermo, Giuseppe Lombardo, magistrato scomodo a Reggio Calabria e Antonio Di Pietro, ex magistrato scomodo per la stagione "Mani pulite" ed anche in Parlamento (celebre la sua affermazione durante un intervento alla Camera: "Berlusconi è la testa della piovra”).
All'incontro ha partecipato anche Giulia Sarti, deputata del M5S che si è fin qui contraddistinta in commissione antimafia, per le istanze, "scomode" anche queste, in merito a fatti gravi e irrisolti del nostro Paese.
Interventi di grande spessore e un dato comune emerso da tutti: da che parte stanno le istituzioni? C'è una guerra alla mafia intesa come sistema criminale che abbraccia il mondo della politica, della finanza, dell'imprenditoria o c'è rassegnazione a questo sistema in quanto le parti compromesse e colluse sono troppe?

Matteo Renzi ha dichiarato al G20, davanti ai più importanti leader del mondo, che "mafia e stragi sono state sconfitte. I presenti hanno certamente trattenuto le risate, gli italiani invece dovrebbero far emergere grande sdegno per queste dichiarazioni  palesemente ingannevoli.

Secondo Di Matteo, queste dichiarazioni sono frutto di una mancanza di comprensione del fenomeno mafioso che, come detto sopra, comprende più anime non solo l'ala militare che imbraccia armi anzi, i processi in corso, dimostrano come gli attentati che hanno fatto conoscere al Paese la potenza criminale della mafia, non sono frutto di progetti nati in seno all'ala militare.
Che pezzi deviati delle istituzioni e dei servizi segreti rappresentino il fulcro della progettualità criminale e sanguinaria appare più che uno spettro.

Secondo Di Matteo, che ha ripercorso quanto emerso nelle attività di indagini da tempo concluse, la mafia intesa come insieme di malviventi da quattro soldi, non avrebbe avuto lunga vita se fronteggiata da uno Stato determinato e trasparente nella sua posizione legalitaria. Il concetto più ovvio. Purtroppo non quello che possiamo rivendicare. Tutt'altro.

Altro fenomeno che non avremmo dovuto conoscere è quello della disinformazione su questi intrecci criminali operata dagli organi di stampa. Di Matteo ne indica i danni nella mancanza di interesse di buona parte dei cittadini. La maggior parte purtroppo.
Un danno enorme in termini di credibilità delle istituzioni, occupate per anni, decenni, da individui come Andreotti o Berlusconi, soggetti che hanno avuto più che semplici contatti con la mafia da sentenze conclamate.

La mafia e la politica sarebbero da sempre a braccetto, quindi, per un rapporto consolidato e alimentato dalla legislatura, determinata più volte da tale rapporto.
Nel corso degli anni abbiamo assistito, fa male dirlo, ad alterazione delle leggi che hanno portato all’alterazione di alcuni processi. Un sistema anche questo, divenuto prassi.


E' così che ci ritroviamo una legge che "dovrebbe" punire il voto di scambio politico mafioso ma che di fatto rende impossibile la ricerca della prova dello scambio.
E’ così che ci ritroviamo una legge che "dovrebbe" punire il riciclaggio di denaro sporco, una legge che "dovrebbe" colpire i corrotti, una legge che "dovrebbe" scoraggiare evasione e frode...
tante leggi che "dovrebbero" colpire chi si macchia di questi reati ma che di fatto, trovano vere e proprie pietre d'inciampo nelle leggi stesse.

Il magistrato Giuseppe Lombardo nel suo intervento è stato chiaro chiedendo quindi "Da che parte state?" alla luce delle tante difficoltà incontrate proprio sul piano della legislatura.
"Il concetto di mafia che ci raccontano è superato - ha ricordato - oggi per combattere le mafie è necessario utilizzare strumenti di contrasto estremamente evoluti che noi continuiamo a chiedere. Una sola domanda c'è da fare al potere politico e legislativo: da che parte state?”.

La migliore delle domande che si possa porre. A livello personale la risposta mi è nota proprio attraverso la legislatura torbida che negli ultimi 20 anni ha lasciato spazio a troppe interpretazioni. Condizione favorevole per perseguire crimini e farla franca.

Il faro della legislatura, mi appare sempre più chiaro anche attraverso gli interventi degli ospiti della serata, è proprio l'impunità. I cosiddetti colletti bianchi che saccheggiano la Cosa Pubblica, continuano a farla franca e attraverso la legislatura, si garantiscono impunità e al contempo, una semi verginità politica che permette loro di presenziare la scena istituzionale senza difficoltà. La conclusione di Di Matteo in merito è che "Oggi tutti dicono di voler fare la lotta alla mafia, si fanno annunci, si creano Authority, ma allo stato attuale, non c'è stata ancora una svolta legislativa che consenta di reprimere i delitti dei colletti bianchi"

Antonio Di Pietro, "godendo" della condizione  di ex magistrato, si è espresso con toni più accesi sul tema soprattutto sul comportamento dell'ex Presidente della Repubblica in occasione del conflitto d'attribuzione sollevato ai magistrati di Palermo al tempo delle scottanti intercettazioni. "Ho attaccato duramente Napolitano e ne sto pagando le conseguenze". Di Pietro fu l'unico all'interno del Parlamento a schierarsi coi magistrati di Palermo segnando così la sua condanna politica, puntualmente scattata.

Puntualità che ruota intorno al sistema delle collusioni che non accetta disturbatori. Vale per i magistrati, vale per i funzionari pubblici che si ritrovano sostituiti in incarichi rilevanti e spediti a fare i passacarte nel migliore dei casi.
Vale per gli investigatori come Saverio Masi, presente al convegno da semplice cittadino e spettatore.
Il sistema lo ha spedito alla sezione scorte nonostante la brillante condotta che lo ha portato alla quasi cattura di boss come Provenzano e Messina Denaro.
Un sistema che non rende conveniente la buona condotta e che  al contrario, rende conveniente l'omertà.

Un sistema che rende la commissione antimafia, un salotto quasi inutile, come ha fatto notare Giulia Sarti. I casi analizzati non sono quelli scottanti che dovrebbero spalancare la porta alla trasparenza delle istituzioni.
E di nuovo sul banco degli imputati la legislatura. Giulia Sarti racconta il difficile percorso della contrapposizione alle proposte indecenti che si presentano in Parlamento e spesso proposte dal governo.

Clamoroso il tentativo di sconti di pena anche per reati di mafia e terrorismo.
E ancora, riforma della legge sui beni confiscati divenuta nei fatti una mancata riforma. "Consegnano le aziende confiscate alla mafia a Invitalia Spa, ex Sviluppo Italia, una agenzia dello Stato famosa per aver rubato milioni di euro come dimostrano le inchieste della magistratura e le relazioni della Corte dei Conti" ha ricordato la deputata.

Una situazione al limite del ridicolo che purtroppo rappresenta anche il dramma reale del Paese: una legislatura contro il diritto.

Dal canto mio, resta la soddisfazione dell'aver messo insieme queste persone che come dicevo prima, rappresentano un pezzo importante della storia del nostro Paese. Il loro lavoro dovrebbe rappresentare la norma ma in una giungla di ostacoli, ritorsioni e minacce, il loro lavoro rappresenta molto di più, rappresenta un atto di grande coraggio.
Ringrazio le associazioni ed anche il M5S di Bergamo che hanno sviluppato la mia proposta per questo incontro. Dispiace dover constatare l’assenza delle autorità cittadine, compreso il Sindaco Giorgio Gori. Magari, in futuro ci sarà occasione di vederli presenti, ma era questa l’occasione giusta per dire anche loro da che parte stavano.

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy