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donne mafiadi Giada Rapa
È stata una serata emozionante e intensa quella proposta dall’amministrazione casellese, che per l’8 marzo ha deciso di raccontare le storie delle donne che si trovano a combattere contro la mafia e la cui vita è stata sconvolta dal mondo dell’illegalità. A raccontare le loro esperienze Paola Caccia, figlia del magistrato Bruno Caccia, e Carmen Duca, referente del Movimento Agende Rosse di Torino.

Toccante la storia di Paola, che ha raccontato il modo in cui l’omicidio del padre abbia inciso sulla sua vita. “All’epoca avevo 28 anni e due figli. La maggiore di circa tre anni, il più piccolo di circa un mese. Era un giorno di elezioni. Dopo essere andata a votare con mio marito e i bambini siamo andati al mare nella nostra casa in Toscana. Alla sera, mentre stavo allattando, sono arrivati i carabinieri a darmi la notizia della morte di mio padre. Pensavo si trattasse di un errore. Mio fratello è stato avvisato all’aeroporto, era appena partito per un viaggio di lavoro in Colombia. Quella che è rimasta più provata dall’evento è stata mia sorella Cristina: lei per prima ha sentito gli spari e trovato il corpo di nostro padre. Per tanti anni non ho voluto sapere, mi importava soltanto del benessere dei miei figli. Ho iniziato a prendere coraggio dopo la morte di mia madre. I miei fratelli e io, grazie soprattutto all’impegno di Libera, abbiamo partecipato a una riunione della Commissione Antimafia del Comune di Torino. In occasione del 30ennale dell’uccisione di mio padre abbiamo chiesto di scoprire la verità, ma si è fatto poco. Tutti i magistrati della procura di Torino hanno la foto di mio padre sulla scrivania e dicono di ricordarlo con affetto, ma nessuno ha fatto niente. Ci aiutano soltanto il giudice Mario Vaudano e l’avvocato Fabio Recipi, che lo fanno a titolo completamente gratuito”.

Successivamente è intervenuta Carmen Duca. “È la prima volta che vengo chiamata a relazionare in pubblico su quello che faccio. Il Movimento Agende Rosse è stato fondato nel 2009 da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che per primo accusò l’esistenza di una trattativa Stato-Mafia quale vera causa dell’attentato nei confronti di suo fratello. In quell’occasione fondò anche l’associazione Agende Rosse, il cui nome nasce invece dalla famosa agenda del fratello, scomparsa subito dopo la sua uccisione, quando il cadavere era ancora caldo. Il nostro impegno è mirato soprattutto all’incoraggiamento delle istituzioni alla ricerca della verità sui mandanti della strage di via D’Amelio, nonché sostenere i rappresentanti dello Stato che sono vittime di delegittimazione. Attualmente facciamo anche molti incontri informativi con gli studenti cercando di far comprendere l’importanza di allontanare la mentalità mafiosa dalla nostra vita. Non dobbiamo essere ricattabili. La nostra è diventata una vera e propria battaglia, e per vincerla è necessario sacrificare anche ore preziose della nostra vita. Essere indifferenti non aiuta noi stessi, né i nostri figli”.

Alla fine della serata alle ospiti presenti in sala è stata consegnata un’opera dell’artista Piero Ferroglia, eletto Casellese dell’anno 2015. Il prossimo incontro in programma è per martedì 15 marzo, dove si parlerà di disabilità con “Non sono solo die rotelle in più” e la toccante storia di Lina Cocco, madre di un giovane affetto da tetraparesi spastica distonica.
(9 marzo 2016)

di Giada Rapa (www.sullascia.net)

Tratto da: 19luglio1992.com

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