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pasolini copyright letizia battaglia 3di Nicola Tranfaglia
Sono passati ormai più di quarant'anni - e per l'esattezza quarantuno - dalla morte il 2 novembre 1975 all'idroscalo di Ostia, del poeta friulano Pier Paolo Pasolini. Un intellettuale che ha lasciato ai posteri uno dei ritratti più vivaci e somiglianti della nostra storia nazionale non solo con romanzi come una “Vita violenta” ma anche con le sue poesie e i saggi che scrisse fino all'ultimo su un quotidiano nazionale.
Oggi però ci si chiede con sempre maggior insistenza per quale verità che aveva intuito o raccontato Pasolini venne ucciso in apparenza da un diciassettenne, Giuseppe Pelosi, che mai avrebbe realizzato quel delitto se si fosse trattato soltanto di un delitto individuale o di odio personale nei confronti dell'intellettuale veneto. Due sono le ipotesi che hanno tenuto il conto negli ultimi quarant'anni (e di cui ha parlato Simona Zecchi in un bel libro intitolato “Pasolini. Massacro di un poeta edito dalla toscana casa editrice Ponte alle Grazie”). La prima che abbia scoperto la verità sugli attentati che insanguinavano l'Italia e sulla corruzione del maggior partito di governo la Democrazia Cristiana, tanto che egli reclamava un vero e proprio processo a carico di ministri e di politici. La seconda ipotesi è legata alla morte misteriosa di Enrico Mattei, momento culminante almeno nel suo romanzo incompiuto Petrolio di un complotto alla cui testa riteneva si collocasse Eugenio Cefis, personaggio chiamato nella finzione letteraria con il nome di Troya. Presidente dell'ENI nella seconda metà degli anni Sessanta e quindi a capo della Montedison dal maggio del 1971, Cefis avrebbe usato la prominente posizione acquisita in campo economico e finanziario e delegatagli dalla classe politica e dirigente, per organizzare un centro di potere che si avvaleva del gruppo da lui gestito direttamente per annettere a sé uomini, mezzi e gruppi nei diversi settori della vita nazionale. L’ipotesi è che il sistema del presidente della Montedison fosse diventato un vero e proprio potentato che, sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, avrebbe usato illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, praticando l'intimidazione e il ricatto, condizionando pesantemente la stampa e compiendo manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompendo i politici, stabilendo alleanze con ministri, partiti e correnti. Il sistema avrebbe avuto poi un declinoa fino all'uscita alla scena del suo creatore nel 1977. Allo stesso tempo si andava sviluppando il sistema della P2 guidato dal burattinaio di Arezzo Licio Gelli. A conclusione dell'inchiesta parlamentare sulla P2 il deputato radicale Massimo Teodori aveva parlato della loggia coperta come di "un'organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente del Paese" e Pasolini aveva scritto in quegli ultimi mesi del 1975 che conosceva i nomi dei responsabili della serie di golpe istituitasi allora a sistema di protezione del potere "per tenere in piedi, di riserva l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato, vecchi fascisti "ideatori di golpe" con giovani neofascisti "autori materiali delle stragi più recenti". E non a caso il 10 luglio 1976 era stato ucciso il pubblico ministero romano Vittorio Occorsio per mano di un commando fascista guidato da Pier Luigi Concutelli di Ordine Nero.
Il magistrato stava allora indagando sul terrorismo e il giorno prima di essere ucciso, parlando con un giornalista, aveva fatto notare che il totale della cifra pagata per i riscatti dei rapimenti per cui era stato arrestato Albert Bergamelli, i sequestri dei figli di Umberto Ortolani, Alfredo Danesi e Giovanni Bulgari, tutti e tre iscritti alla P2, corrispondeva esattamente alla cifra spesa per l'acquisto della sede dell'Organizzazione Mondiale del Pensiero e dell'Assistenza Massonica (Ompam), una super loggia internazionale con sede a Montecarlo, fondata nella primavera 1975 da Licio Gelli (come risulta anche nei Taccuini segreti di Tina Anselmi che presiedette la commissione parlamentare sulla P2).

Foto © Letizia Battaglia

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