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maschere 2di Piero Innocenti
Il campo di azione della grande criminalità è andato aumentando in questi ultimi venti anni grazie anche alle opportunità offerte dalla internazionalizzazione dei mercati finanziari (sempre più inquinati dal denaro sporco), dai controlli meno rigidi ai confini, dagli straordinari progressi nel settore delle comunicazioni, dai nuovi scenari politici mondiali che si sono andati delineando dopo i terrificanti attacchi terroristici del settembre 2001 negli Usa e che continuano in diversi paesi del mondo con una cadenza impressionante. Alcune misure finanziarie varate una quindicina di anni fa, subito dopo l’attacco alle Twin Towers, dal presidente Bush e da tutti gli altri paesi solidali nella lotta al terrorismo, avevano aperto una speranza relativamente ai controlli sui movimenti di denaro e sui patrimoni sospetti. Si parlò molto di abolizione dei paradisi fiscali.

Qualche piccolo passo è stato fatto ma siamo ancora nel regno delle ipotesi che non si realizzano mai compiutamente. D’altra parte, invece, la ricerca di sempre nuove forme di attività illecite, particolarmente lucrose, sembra caratterizzare le holding del crimine, la cui attività di riciclaggio di denaro sporco ha raggiunto ormai cifre con quattordici zeri (difficile quantificare con buona approssimazione l’entità del fenomeno nei vari paesi, proprio per la mancanza di dati sufficienti per elaborare stime credibili).

E’ certamente su questi scenari e in queste direzioni che occorre intensificare l’attività informativa (momento essenziale dell’azione preventiva e repressiva), garantendo strutture centrali anticrimine snelle, ossia non eccessivamente burocratiche, e di elevato profilo, con una presenza qualificata di rappresentanti di alto livello umano e professionale (possibilmente “immunizzati” dalle pressioni gerarchiche e  dalle gelosie dei corpi di appartenenza) delle varie forze di polizia nei paesi di interesse, in stretto collegamento con le autorità locali e in grado di interloquire su tutti gli aspetti della criminalità organizzata.

Se il tessuto internazionale funziona, anche a livello nazionale si può sperare di avere ragione del fenomeno: infatti, per esempio, la criminalità mafiosa italiana ha stretto alleanze ed ha trovato soddisfacenti valvole di compensazione a livello internazionale, soprattutto nei periodi in cui è stata costretta a “mordere il freno” nella madrepatria, occultando la propria egemonia sul territorio nazionale.

Come è avvenuto in questi ultimi anni. Ce lo rammentavano, una quindicina di anni fa, l’allora procuratore della Repubblica di Palermo Caselli e il procuratore nazionale antimafia Vigna (scomparso alcuni anni fa), rilevando come in Italia fosse in atto “…una ristrutturazione delle organizzazioni mafiose, secondo una strategia di occultamento della propria visibilità e di accentuazione della dimensione di clandestinità, così da realizzare le condizioni per attraversare indenni l’attuale fase”. Ed è una strategia di nascondimento che è proseguita sino ad oggi come mette bene in evidenza la recente relazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia, febbraio 2016) relativa alla situazione del primo semestre 2015 sulle mafie italiane riferendosi al fatto che “..non è la prima volta che Cosa Nostra cambia pelle…..creando un’altra struttura di non presentazione…con uomini che non presentano a nessuno..”. Una mafia più segreta, con la maschera, come scrive Attilio Bolzoni (cfr. La Repubblica del 2 febbraio u.s.). Ma c’è qualcosa di ancor più preoccupante.

Qualche anno fa si parlò di una ipotetica “federazione” tra i vertici mafiosi presenti nei vari paesi del mondo. Una sorta di organismo coordinante, di tipo confederale, in grado di ripartire pacificamente le zone di competenza. Si parlò di processo di mondializzazione della mafia che, qualora si realizzasse, costituirebbe uno scacco globale per la nostra civiltà. Allora eravamo più ottimisti sul punto e pensavamo che questo pericolo fosse lontano ed irreale. Oggi lo siamo molto di meno anche per l’ulteriore caduta del valore della legalità che si può rilevare nel nostro e in molti altri paesi. E far cadere quella “maschera” non sarà affatto semplice.
(10 febbraio 2016)

Tratto da: liberainformazione.org

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