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ulivi 3Sembra doveroso per chi ha a cuore l’ambiente e l’agricoltura porsi al fianco di chi mette tutta la forza di cui dispone nel gridare “Giù le mani dai nostri ulivi” che è motto di anziani contadini del Salento mentre bloccano estirpazioni scellerate di piante curabili.

Azione Civile nel farlo chiede sia rivisto il piano Stilletti di lotta alla xylella e che, come precisi riscontri scientifici dimostrano, si sospenda l’eradicazione degli ulivi, centenario patrimonio del nostro paese.

Azione Civile con l’energia della ragione si oppone a speculazioni che poco o nulla hanno a vedere con la scienza e sostiene la lotta degli ulivicoltori pugliesi in difesa delle piante secolari e a favore della coltivazione Agroeco-Biologica come possibilità vera di conservazione del nostro futuro nel mantenimento del nostro passato.

A sostegno i documenti pubblicati dal coordinatore del comitato scientifico di ISDE-ITALIA Dott Agostino di Ciaula e dell’agroecologo Prof Giuseppe Altieri intervistato da Marianna Merola.

Xylella: ancora una volta la politica ignora la scienza, esbaglia

di Agostino Di Ciaula, Coordinatore Comitato Scientifico Nazionale ISDE Italia

La vicenda “xylella” in Puglia è uno dei tipici esempi di come possano essere prese decisioni ad elevatissimo rischio ambientale e sanitario, senza tenere in alcun conto le evidenze scientifiche disponibili e le conseguenze delle proprie scelte. Proprio come è successo per la politica energetica del nostro paese. Ma questa è un’altra storia.

Tornando alla xylella, un articolo pubblicato nel 2014 (Journal of economic entomology) dallo stesso gruppo di ricerca (CNR di Bari) che ha ipotizzato la relazione tra il batterio xylella fastidiosa, il suo presunto vettore (l’insetto “sputacchina”) e il disseccamento rapido degli ulivi (co.di.ro) ha dimostrato che nessuna delle “sputacchine” prelevate dagli ulivi del Salento nel periodo compreso tra il 5 dicembre 2013 e il 20 gennaio 2014 aveva la xylella e che, soprattutto, l’inoculazione sperimentale di insetti vettori e di xylella (prelevati da piante infette) in cinque piante di pervinca e in sette ulivi causava, dopo un tempo adeguato di esposizione al contagio, infezione in due delle cinque piante di pervinca ma in nessuna delle piante di ulivo. In altri termini, i ricercatori non sono stati in grado di dimostrare che la xylella prelevata da ulivi “infetti” sia capace di far ammalare ulivi sani.
Questo articolo confermava uno studio precedente (altro gruppo di ricerca), che aveva già dimostrato (anno 1999, rivista Phytopathology) come l’inoculazione di ceppi patogeni di xylella in ulivi non determinasse malattia in questa pianta.
Esiste dunque la possibilità (verosimile e probabile alla luce dei risultati scientifici sino ad ora disponibili) che la xylella fastidiosa sia presente sugli ulivi ma che non abbia alcun ruolo causale nella malattia che li ha colpiti.
Gli splendidi ulivi pugliesi e la salute dei residenti in Salento meritano certamente più attenzione scientifica di quella che la politica sta concedendo loro con decisioni superficiali, probabilmente inutili e di certo dannose per l’ambiente
.

Più della xylella fanno paura le soluzioni proposte per combatterla. Gli ulivi non si toccano!

 

Intervista di Marianna Merola a Giuseppe Altieri, agroecologo

Gli ulivi nel Salento raccontano una storia. È possibile leggerla in quei tronchi contorti che si sono modellati nei secoli, rinchiusi in quei muretti a secco forti e resistenti come gli alberi che custodiscono. Una storia fatta di sudore e fatica, quella dei contadini che quella terra l’hanno lavorata, rispettandola sempre. Anche i giovani hanno riscoperto l’amore per la campagna scegliendo di tornare lì dove i loro nonni erano cresciuti. Perché la terra ha sempre dato “da mangiare a tutti”, senza chiedere nulla in cambio. Così come si fa, nella più pura storia d’amore.

Nessuno si è accorto di quante cose aveva da raccontare quella pianta plurimillenaria, simbolo di un paesaggio, a tratti ineguagliabile. Solo ora ci si accorge che accanto al sole, al mare e al vento, nel Salento forse c’era posto anche per l’ulivo. Ora che un batterio minuscolo ed invisibile ha sentenziato la sua condanna a morte, ora che si fa sempre più concreto il rischio di eradicamento, improvvisamente ci si accorge che c’erano. Eppure sono stati sempre lì, con le loro chiome rigogliose e le foglie che brillavano d’argento quando il sole picchia forte. C’erano e non ci sono più. Restano quei rami secchi e tanta desolazione. Davanti a un ulivo che muore qualcuno giura di aver visto gente piangere. Colpa della Xylella fastidiosa, dicono.  Un batterio killer a dispetto del nome che ha messo in ginocchio un comparto che fino a qualche tempo fa rappresentava la punta di diamante della regione. Non solo, con l’estate ormai alle porte anche la stagione turistica sembra non essere immune. Quanti si faranno influenzare dall’allarmismo a ragione ormai diffuso? A questa domanda, almeno, risponderanno le prenotazioni confermate e quelle cancellate.

I contadini, costretti ad scendere dai loro trattori, non sapendo più cosa pensare e di fronte alla mancanza di spiegazioni, ipotizzano un qualche disegno criminale ordito da chissà chi. E mentre si “litiga” su quali soluzioni adottare per fronteggiare l’emergenza, molte delle proposte avanzate restano inascoltate.

Giuseppe Altieri, agroecologo è sicuro: per salvare i Patriarchi del Salento l’unica via è la cura Agroeco-Biologica Territoriale (utilizzando le risorse europee e nazionali messe a disposizione dalla PAC e dai PSR Regionali).

«Si continua a parlare di Xylella, quale causa dei disseccamenti degli ulivi, mentre i dati della Commissione Europea – ci spiega il dottor Altieri – confermano che su 1757 campioni di rametti e foglie disseccate solo su 21 si è ritorvata la Xylella fastidiosa, segno che le cause dei disseccamenti sono ben altre e la presenza di Xylella è, semmai, solo una accidentale e secondaria conseguenza ubiquitaria, oltretutto non patologica».

Va da sé dunque che di fronte ad un “non-problema” o meglio ad una sbagliata interpretazione del problema, anche le soluzioni proposte sarebbero inefficaci, se non addirittura dannose.

L’eradicazione degli ulivi, dunque, sarebbe un rimedio peggiore del male e ricorderebbe molto da vicino l’atteggiamento di chi dinanzi ad un mal di testa sarebbe portato ad immaginare addirittura non di curare il dolore, ma di tagliarsi per intero il capo. Del resto la Xylella, secondo questa visione, che Altieri sposa e rilancia non è la causa della malattia dell’ulivo ma una manifestazione, una conseguenza di ben altre situazioni che si sono protratte nel tempo e che magari sono legate a forme di trascuratezza. Lo dimostrerebbe il fatto che nelle zone cosiddette “focolaio”, vi sono uliveti senza alcun sintomo di malattia. Non può essere dunque solo legato al caso che le piante curate con tecniche biologiche siano proprio quelle sane.

Nello specifico, la “Eradicazione” di una microrganismo da quarantena (com’è la Xylella), una volta ritrovato in un nuovo territorio,  va interpretata come “gestione razionale Agroecologica, affinchè si collochi al di sotto delle soglie di danno economico”. Non essendo possibile azzerare la popolazione di alcun Insetto o Fitopatogeno da un Ambiente, che hanno ritmi di riproduzione elevatissimi, come dimostrano 70 anni di Uso sconsiderato ed Inutile di Pesticidi Chimici che non hanno fatto altro che incrementare le avversità degli agroecosistemi (avversità “acquisite”). Ed oggi la presenza di Xilella è assolutamente al di sotto della soglia di pericolo, laddove, oltre tutto, si dimostra che una cura Agroecologica consente di  non avere disseccamenti della vegetazione.

D’altro non è possibile affrontare il problema pensando di utilizzare pesticidi e diserbanti. «Nessun Intervento chimico – continua Altieri – deve essere previsto, tantomeno per decreto, dal momento che aggraverebbe non solo la situazione fitosanitaria degli Ulivi, ma renderebbe i danni ambientali e sanitari derivanti dai pericolosissimi pesticidi, incalcolabili».

Insomma, secondo l’agroecologo che in più occasioni ha avuto modo di effettuare alcuni sopralluoghi nelle zone interessate, la causa del disseccamento degli ulivi dovrebbe essere ricercata principalmente: nell’uso di disseccanti chimici, prodotti tossici che squilibrano il quadro micro e macro-biologico degli agroecosistemi, a favore degli agenti patogeni, indebolendo di conseguenza le coltivazioni; nei cosiddetti interventi “antilombrichi”, perché i poveri vermi, non sapendo più cosa mangiare, escono dalla terra e si ritrovano tra le foglie e le olive cadute, ed allora si pensa bene di consigliare agli agricoltori di ucciderli con  un fungicida chimico, dimenticando che sono animali protetti dalla Legge. Infine, l’abbandono colturale, ovvero la mancanza di potature annuali e trattamenti biologici a base di Rame, con conseguenti attacchi di altri patogeni, quali i cancri rameali (che si insediano sulle ferite di tagli presenti su rami di molti anni) e le batteriosi comuni (Rogna dell’Olivo), che indeboliscono ulteriormente le piante.

Insomma, la coltivazione Agroeco-Biologica non solo può essere una valida soluzione, ma è perfino sostenuta da enormi risorse europee attraverso i Piani di Sviluppo Rurale regionali, in particolare attraverso i Pagamenti Agroambientali che compensano agli agricoltori, per il beneficio sanitario-ambientale collettivo conseguito:

  • tutti i maggiori costi (manodopera per la gestione Biologica, potature annuali e “slupature” dei tronchi dalle parti malate, raccolte con reti e non con aspiratori, inerbimenti controllati e incremento della Biodiversità funzionale, ecc.),
  • i mancati ricavi (viene riconosciuto il 30% di calo di resa, anche se la produzione può essere mantenuta più alta con tecniche ecologiche adeguate, il che premia i migliori agricoltori, quale filosofia delle politiche agroambientali europee),
  • un 20% per il lavoro burocratico connesso alla certificazione biologica,
  • un 30% per le azioni collettive di più agricoltori che insieme coltivano in biologico, con immensi benefici territoriali, per la salute e l’ambiente

E’ previsto, inoltre, il rimborso delle spese di certificazione biologica (3.000 € annui) e la copertura dell’assistenza tecnica indipendente (1.500 € / annui), obbligatoria dal PSR 2015-2020.
Oltre a notevoli fondi per la formazione dei Consulenti tecnici, l’Innovazione e messa a punto delle tecniche ecologiche sul territorio. E 70.000 € a fondo perduto per i Giovani agricoltori al primo insediamento!!!
Secondo il professor Altieri dunque si tratta di «un’occasione da non perdere, visto che siamo nel periodo di approvazione dei PSR da parte della Commissione UE, la quale ha bocciato le misure agroambientali della Puglia, che pretenderebbe il pagamento di 4 trattamenti chimici contro presunti insetti vettori della Xillella, coi fondi pubblici delle nostre tasse… cosa assolutamente illegittima e non giustificabile. Mentre la Regione dovrebbe prevedere un pagamento per l’Ulivicoltura Biologica secolare dell’ordine di 2.000 – 3.000 € /ha, cumulando tutte le tecniche agroecologiche finanziabili dal PSR».

«Stiamo distruggendo il nostro futuro in modo irreversibile – conclude Altieri – ora vogliamo distruggere anche il Passato… gli Ulivi, i Patriarchi del Salento? Se continuiamo cosi periranno prima gli esseri Umani».

Tratto da: azione-civile.net

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