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lumia-giuseppe-auladi Giuseppe Lumia - 25 marzo 2015
Ci siamo. Al Senato, finalmente, comincia l’iter di approvazione in Aula del disegno di legge contro la corruzione, l’associazione di stampo mafioso e il falso in bilancio.

E’ stato un cammino durissimo. Irto di ostacoli, pieno di insidie. In Commissione giustizia, abbiamo dovuto subìre ore e ore di ostruzionismo, ritardi e rinvii. Per seguire meglio l’andamento dei lavori parlamentari vi riassumo alcuni punti significativi.

I) Il testo che approda in Aula ha come base l’unificazione delle seguenti proposte di legge: n.19 (Grasso e altri); n. 657 (Lumia e altri); n. 711 (De Cristofaro e altri); n.810 (Lumia e altri); n. 846 (Airola e altri); n.847 (Cappelletti e altri); n. 851 (Giarrusso e altri) e n. 868 (Buccarella e altri). Ad esse si sono aggiunti emendamenti del Governo di una certa rilevanza, poco conosciuti all’opinione pubblica e agli stessi addetti ai lavori.

II) Del testo base mancano due argomenti molto rilevanti, perchè già approvati in altri provvedimenti di legge e quindi già in vigore. Mi riferisco al controverso 416-ter, cioè allo scambio elettorale politico-mafioso, e al testo di legge sull’autoriciclaggio. Manca, inoltre, il provvedimento sulla prescrizione, approvato proprio ieri alla Camera dei Deputati in prima letura con un apposito disegno di legge che ne aumenta la durata per tutti i reati ed in particolare per quelli sulla corruzione.

III) E’ un errore cadere nel tranello di chi vuole contrapporre la prevenzione alla repressione. Nella lotta alla corruzione e alle mafie sono due facce della stessa medaglia che non possono essere separate. La costituzione della nuova Agenzia nazionale anticorruzione è un passo che va proprio in direzione della prevenzione.

IV) Naturalmente va condivisa l’impostazione che richiede un approccio e un piano integrato alla lotta alla corruzione. Bisogna riformare radicalmente la Pubblica Amministrazione, ruotando i dirigenti ed eliminando la giungla dell’intermediazione che spesso si trasforma in perversa intermediazione burocratico-clientelare e corruttivo-mafiosa. Così pure, bisogna modificare il codice degli appalti, per ridurre il numero delle stazioni appaltanti e il ricorso agli escamotage giuridici (perizie, varianti e riserve, subappalti di comodo, direttori dei lavori nominati dai general contractor) e premiare l’attività dell’impresa che per realizzare l’opera pubblica investe tutte le proprie energie sul cantiere, con operai e tecnici, e non sugli studi legali al fine di trovare qualunque pretesto per ritardare i lavori, far scorrere gli anni e ricercare così l’intermediazione interessata. Sono pure necessarie tante altre iniziative che investono i piani culturale, sociale e civile al fine di promuovere la denuncia da parte degli imprenditori che promuovo o ricevono richieste corruttive.

In Aula, è giunto un testo di legge che si compone di tre aspetti: norme sull’anticorruzione, norme sulla lotta alle mafie, norme sul falso in bilancio.

Sulla lotta alla corruzione sono state aumentate le pene già inasprite, seppur blandamente, dalla legge Severino nel 2012 che non si sono rivelate adeguate a contrastare il fenomeno corruttivo nel nostro Paese. Sono state inserite anche delle norme ancora più rigorose ed innovative.
Qualche esempio significativo: si introduce una nuova fattispecie nella lotta alla corruzione chiamata “riparazione pecuniaria”, in sostanza per reati principali di corruzione quando sono coinvolti un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, con la sentenza di condanna deve essere ordinato il pagamento di una somma pari all’ammontare di quanto indebitamente ricevuto, senza per questo pregiudicare il diritto al risarcimento del danno.
Nel testo di legge è stata inserita la norma, già utilizzata e collaudata nella lotta alle mafie, dell’istituto premiale della collaborazione di giustizia.
Inoltre, chi vuole ricorrere ai benefici dell’istituto del “patteggiamento”, che riduce la pena, non può più fare il furbo perché deve restituire il “maltolto” per poter patteggiare.
Sia il giudice amministrativo che il p.m., in sede penale, comunicano all’Autorità anticorruzione le indagini svolte e i provvedimenti adottati affinchè l’Autorità stessa possa prevenire episodi di corruzione o evitare il blocco nefasto della realizzazione dell’opera pubblica.

Altro aspetto importante del disegno di legge che verrà discusso in Aula è l’aumento delle pene per i reati di stampo mafioso (416-bis). Finalmente si dà una risposta efficace all’evoluzione delle strategie delle organizzazioni mafiose. Col passare degli anni, infatti, i capi mafia hanno affidato alla bassa manovalanza i cosiddetti “reati fine” (estorsioni, minacce, violenza, traffico di droghe ecc.) nella consapevolezza che il reato di associazione mafiosa è colpito con pochi anni di reclusione. Nel 2010 era stato approvato un mio emendamento che aumentava di due anni tale reato, adesso insieme al Governo abbiamo inasprito ulteriormente le pene prevedendo un periodo di detenzione fino 26 anni proprio per chi è ai vertici delle organizzazioni mafiose.

Infine, il testo alla valutazione dell’Aula prevede anche il rafforzamento del “falso in bilancio”. L’attuale normativa è stata individuata come un limite grave che ha screditato il nostro Paese agli occhi degli investitori internazionali e che nel ddl in discussione al Senato torna ad essere un reato da punire più severamente. Il falso in bilancio può essere perseguito d’ufficio e non tramite una querela di parte, come previsto dalla normativa vigente. Rispetto al testo originario proposto dal governo si è convenuto di eliminare le cosiddette “soglie di non punibilità” a favore della distinzione tra imprese quotate in borsa e  imprese non quotate, salvaguardando da un eccesso di rigore le piccolissime attività commerciali, artigianali e imprenditoriali incappati in errori nella redazione dei bilanci.

Per chi volesse approfondire vi invio una nota esplicativa redatta appositamente dall’Ufficio Studi del Senato.

Tratto da: giuseppelumia.it

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