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repici-fabio-c-castolo-gianninida Il Fatto Quotidiano - 17 febbraio 2015
Ci scrive l’avvocato Fabio Repici, difensore dello scrittore Alfio Caruso denunciato dalla famiglia Mattarella per il libro “Da Cosa nasce cosa”: è la sua replica ai legali del neopresidente sui presunti legami fra la madre e i boss Buccellato.

Caro Direttore, la nota dell’Avv. Coppola, procuratore del Pres. Sergio Mattarella e degli Avvocati Bernardo Mattarella junior e Maria Mattarella nella causa da costoro intentata contro lo scrittore Alfio Caruso, mio assistito esige una replica:

1. Sulla parentela della signora Maria Buccellato, madre del Capo dello Stato, con i Buccellato mafiosi basterebbe rimandare all’articolo di Bolzoni su Repubblica del 31 gennaio scorso e ad altri articoli pubblicati dopo l’elezione del Presidente Mattarella. Ma forse l’Avv. Coppola legge solo Il Fatto e dunque ha replicato solo al Suo giornale. Tuttavia devo ricordare che sui rapporti fra l’on. Bernardo Mattarella senior e i mafiosi Buccellato (non parentali), come da noi dimostrato nella causa hanno riferito anche i collaboratori di giustizia Angelo Siino e Francesco Di Carlo, il quale ultimo con i Mattarella ha avuto frequentazione personale. Aggiungo che la documentazione cui ha alluso l’Avv. Coppola consiste in dichiarazioni rese negli anni ’50 da Bernardo Mattarella sulla integrità morale del proprio suocero.

2. Proprio per questo avevamo chiesto l’interrogatorio del non ancora Presidente Mattarella perché riferisse sugli eventuali legami di parentela con i Buccellato mafiosi. Richiesta rigettata dal giudice titolare del fascicolo. A ben vedere, questa era la notizia per la quale Sandra Rizza qualche giorno fa aveva raccolto le mie dichiarazioni su Il Fatto. E la notizia non è stata smentita. Che, poi, Alfio Caruso non avesse scritto dei Buccellato è la prova che egli non aveva alcun intento di mettere in cattiva luce la famiglia del Presidente della Repubblica;

3. L’Avv. Coppola sa bene che Alfio Caruso ha rifiutato qualsiasi soluzione stragiudiziale della controversia: non se ne vede il motivo dato che il libro riporta solo quanto è stato scritto su Bernardo e Piersanti Mattarella e che i loro eredi mai hanno smentito. Due piccoli esempi: Herren Hess in La Mafia, pubblicato da Laterza nel 1984, a pag. 274 scrisse: “ nil mafioso Bernardo Mattarella”; Salvatore Lupo in Storia della mafia, edito da Donzelli nel 1993 (e riedito nel 2004), a pag. 216 scrisse: “Piersanti Mattarella, il presidente della Regione cui non giova il capitale di buone relazioni negli ambienti mafiosi accumulato dal padre, Bernardo Mattarella”. Senza trascurare i collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni furono raccolte da Giovanni Falcone, come Buscetta e Marino Mannoia, o dalla Procura guidata da Gian Carlo Caselli, mai smentiti sui Mattarella. Per il resto, all’attenzione del Tribunale abbiamo posto i 55 documenti e le centinaia di pagine su cui si fonda non solo la richiesta di rigetto delle domande dei Mattarella ma anche la richiesta della loro condanna per lite temeraria.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 17 febbraio 2015

Foto © Castolo Giannini

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