Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

via-damelio-effect-web00di Enza Galluccio - 10 febbraio 2015
Dal lavoro dei cronisti presenti all’ultima udienza del processo di Caltanissetta sulla strage di via D’Amelio, apprendiamo che l’ispettore di polizia Giuseppe Garofalo, nella sua testimonianza, ha confermato la presenza di un uomo dichiaratosi appartenente ai servizi segreti, che chiedeva della borsa del giudice appena ucciso.
Garofalo ha aggiunto di sentirsi ancora in grado di riconoscere questo individuo e ricorda di aver visionato un video in cui lo identificava accanto al colonnello Arcangioli, già indagato per la scomparsa dell’agenda rossa. Questo è quanto aveva già dichiarato nel 2005.
Quali elementi aggiunge la deposizione dell’agente della questura di Palermo?
Il primo fatto è che Arcangioli potrebbe non essere stato il solo ad aver avuto un contatto con la valigia di Borsellino, il secondo è che l’uomo dei servizi si sarebbe trovato sul luogo della strage immediatamente dopo l’esplosione, a cadaveri ancora fumanti.
In mezzo al panico di tutti - anche delle forze dell’ordine - lo 007 chiedeva della borsa di Paolo Borsellino, la stessa da cui è scomparsa l’agenda rossa.
Essa conteneva tutte le ultime scoperte e le analisi di quel magistrato che non aveva accettato le versioni ufficiali relative alla strage di Capaci sulla morte di Giovanni Falcone, della moglie e di tre uomini della scorta, che ha preceduto di soltanto 57 giorni quella di via D’Amelio.

Per quali motivi i servizi avrebbero predisposto un intervento così repentino, con una richiesta così inusuale in un momento di massima tragicità?
L’accaduto si carica di maggior inquietante mistero se si pensa a quanto sia stata oggetto d’indagine l’esistenza di una sede del Sisde e dei suoi uomini sul monte Pellegrino, che sovrasta via D’Amelio, proprio nei giorni precedenti la strage e lo stesso 19 luglio 1992.
Così come rimane avvolta nell’ombra la presenza di uomini dei servizi segreti deviati nel luogo dell’attentato di Capaci. In particolare si parla di un uomo dal volto sfigurato e di una donna.
Ritorna quindi l’eco di “faccia da mostro”, oscura costante di molti omicidi e attentati stragisti della cronaca italiana.
Più volte, dal 1992 ad oggi, la scomparsa della famosa agenda è stata oggetto di presunti depistaggi.
In alcune circostanze si è addirittura ipotizzato che il 19 luglio Borsellino possa non averla messa all’interno della sua valigia… Nonostante i famigliari abbiano sempre asserito il contrario.
Sarebbe certamente comodo per molti se l’agenda rossa fosse dimenticata e se la sua scomparsa si trasformasse in leggenda.

Ti potrebbe interessare...

Parole come pietre

Giornata dell'Ingiustizia

L'umanità tra progresso e regresso

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos