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galluccio-enza-bndi Enza Galluccio - 5 febbraio 2015
L’ingenuità conduce a credere che certe esperienze, già provate, non si ripetano più per natura.
Nel sistema Italia una di queste era “la sobrietà”.
Mario Monti, durante il governo tecnico ordinato da Napolitano, aveva già dato sufficientemente esempio di quest’umana caratteristica e, proprio per questo, era diventato lecito pensare che “la sobrietà” non fosse una qualità auspicabile in certi ruoli.
Ma cosa significa essere sobri? Moderato, parco nel soddisfare i bisogni e gli istinti naturali, non essere in stato di ebbrezza, semplice, non ricercato.
Nel caso specifico di un presidente della Repubblica, viene naturale chiedersi se questi siano gli attributi più importanti per svolgere quel ruolo così determinante in una Repubblica allo sbando come è ormai quella italiana. Direi di no, ma quasi tutto il mondo dell’informazione, in attesa del grande giorno in cui il Presidente stesso ci avrebbe parlato di sé e delle sue intenzioni, ha utilizzato il termine “sobrio” come se fosse una medaglia d’onore.
Ebbene, quando quel giorno è arrivato è sorto il dubbio che la sobrietà, più che una vera necessità, fosse l’auspicio di molti tra coloro che inevitabilmente con il nuovo Presidente avranno a che fare.
Dunque sarebbe comodo – in assenza di un altro semi-monarca quale fu Napolitano – confrontarsi con una personalità così contenuta, da apparire sobriamente inesistente.
Cioè proprio quello che la maggioranza degli italiani non vorrebbero, come si è evinto dalle numerose interviste fatte nei giorni scorsi, alle persone comuni ai quali si chiedeva - come banalmente si fa per i doni natalizi – quale fosse il profilo desiderato per il futuro presidente.

Quindi, forse è più opportuno sperare in una persona attenta, coraggiosa, irremovibile nella difesa dell’essenza della Costituzione di cui dovrà essere il garante, e sufficientemente arrabbiata da pretendere rigore e onestà - cioè legalità - da chi governa e siede in Parlamento.
Sergio Mattarella, di fatto, non sappiamo ancora come sarà veramente. Non possono bastare gli stucchevoli elogi da vetrina, venduti per necessità e per far digerire una scelta unilaterale quale è stata la sua elezione, l’ennesima del governo Renzi.
Quelle 42 interruzioni per applausi al suo discorso non sono apparse affatto rassicuranti; anzi, fanno dubitare ulteriormente sulle capacità di ascolto e comprensione di molti tra quei politici che ieri si alzavano alternativamente in piedi compiaciuti, come se tra le parole pronunciate dal nuovo Presidente non ci fossero già pesanti giudizi negativi su quanto fatto (o non fatto) finora, seppur velati.
Il Presidente ravvisa la necessità di arbitraggio, lotta alla corruzione, recupero di energie positive nel sistema d’istruzione, nel lavoro, nell’ambiente, nel pluralismo dell’informazione, nei diritti civili, nella sanità, nella… giustizia.
Il Neopresidente racconta un’Italia che non c’è e non è mai stata e, in qualche modo, fa sperare che possa diventare davvero così.
Infine, cita Falcone e Borsellino, due simboli non solo dell’antimafia, e lui lo sa.
Non per questo sarà collocato sull’altare. Ha detto semplicemente quello che avrebbero dovuto dire tutti i suoi predecessori dal 1992 in poi, sapendo che le piaghe più dolorose e non rimarginabili non risiedono soltanto nell’azione criminale di quel corpo militare che è la mafia, ma anche in quelle menti che con essa hanno fatto accordi e commissionato stragi.
Ora dovrà dimostrare di essere all’altezza delle sue parole. Nessuna concessione, né fiducia a scatola chiusa.
Impresa ambiziosa e ardua, presidente Mattarella.

In foto: Enza Galluccio

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