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fava-claudio-web14di AMDuemila - 3 febbraio 2015
"Si può dare del pezzo di merda a un mafioso? Credo di sì. Peppino Impastato scrisse a sedici anni sul suo ciclostile 'La mafia è una montagna di merda' e nessuno trovò nulla da obiettare (tranne i mafiosi e i vigliacchi)”. Così ha scritto ieri su Facebook Claudio Fava (in foto), vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, commentando il processo aperto oggi a carico del giornalista Rino Giacalone, "un giornalista che da molti anni scrive quello che certi suoi colleghi tacciono: le millanterie dei potenti, gli amici inconfessabili dei mafiosi, le rapine di Palazzo”. Giacalone, collaboratore anche di Antimafia Duemila, è accusato di aver diffamato il boss Mariano Agate. "Domani sarò alla Camera per assistere al giuramento del presidente galantuomo Sergio Mattarella, altrimenti sarei volato a Trapani” ha detto ancora Fava. "Giacalone domattina sarà processato per aver definito “pezzo di merda” un capomafia di Trapani, Mariano Agate, compare di carneficine con Nitto Santapaola. Condannato all’ergastolo per sette omicidi, l’ombra di Agate s’è agitata in tutti i più importanti processi di mafia della provincia, dall’omicidio del giudice Ciaccio Montalto a quello del giornalista Mauro Rostagno. Un uomo d’onore, secondo gli schemi di comodo di Cosa Nostra. Un gran bel pezzo di merda, secondo Rino Giacalone. Che così lo definì su un blog ricostruendone la lunga carriera criminale, i traffici internazionali di eroina e di armi, la strage di Capaci, i patti mafiosi con la ndrangheta, l’iscrizione nella loggia massonica coperta 'Iside 2'".

"Peppino Impastato - ha proseguito il vicepresidente della Commissione antimafia - che raccontava gli ammazzati e i corrotti di don Tano Badalamenti, venne fatto a pezzi con la dinamite. Giacalone è stato più fortunato: una querela per diffamazione dalla vedova di Agate. Che ritiene offesa la memoria del marito, ma non quella dei cristiani ammazzati da suo marito. Anche per questo la mafia resta una colossale montagna di merda e io sono accanto al mio amico Rino Giacalone. Sperando che chi vuole imparare il mestiere di scrivere, impari da quelli come lui”. Giacalone, ha concluso, "Non s’è fatto molti amici ma si è meritato la stima da chi crede che la liberazione dalle mafie passi anche attraverso il coraggio di raccontarle senza voltare altrove lo sguardo".

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