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agende-rosse-santafioradi Francesco Bertelli - 11 Agosto 2014
Si sente dire spesso, in qualsiasi ambiente, che i problemi nel nostro Paese sono tanti e tutti quanti irrisolti. C’è chi può condividere o meno questa linea di pensiero.
Chi però ha avuto modo di assistere ai tre giorni che il Comune di Santa Fiora ha organizzato insieme al Gruppo Agende Rosse di Grosseto Emanuela Loi, capisce che il discorso è ben diverso e più complesso.
Tre giorni (7-8-9 agosto) all’insegna dell’approfondimento, discussione e conoscenza sulla criminalità che investe il nostro Paese. La Mafia, appunto.
Dopo questi tre giorni nasce spontanea una riflessione da fare. Tutti la dobbiamo fare: le varie mafie presenti sulla nostra terra bellissima e disgraziata (per citare le parole di Paolo Borsellino), non vanno considerate singolarmente. Non vanno estrapolate dal contesto unitario. E lo stesso vale per le indagini che la magistratura sta facendo: vanno bensì considerate nel loro insieme come un’unica mafia. Un unico sistema. 

Separare i due mondi e sottolineare la diversità delle varie organizzazioni, paradossalmente porta a rafforzare l’unicità del sistema che purtroppo oggi è diventato trasversale.
Un sistema che ci rende consapevoli di una conclusione amara: viviamo in un Paese senza verità. Perciò dove non c’è una verità non c’è neanche una democrazia.
Ed ecco che questo ci porta al delicatissimo argomento sulla Trattativa Stato-mafia che è stata affrontata al primo giorno di convegno a Santa Fiora, lo scorso 7 agosto. Con Enza Galluccio (autrice di Il Boato)  è stata ripercorsa l’intera vicenda dalla conferma della sentenza di Cassazione per il Maxiprocesso (gennaio 1992) fino alle stragi del 92-93.
La Trattativa non è ormai un qualcosa di astratto, effimero e invisibile. Basta seguire la logica. Basta mettere in fila i fatti e il puzzle si completa.
“Io parlo sempre con i fatti alla mano”, è così che ci introduce nel suo intervento Giuseppe Cassata, coordinatore  del Movimento Agende Rosse di Milano e d’intorni (in memoria di Peppino Impastato). E sono proprio i fatti, i provvedimenti politici (realizzati e tentati) che ci illustrano una realtà ben diversa da quella che ci viene raccontata dai mass media (e quasi tutti i quotidiani con qualche piccola eccezione).
L’unica cosa che ci viene in mente da rivolgere a ogni governo che si sussegue di anno in anno è la seguente: quando la smetterete di riempirci ogni volta di sermoni su future lotte alla mafia e alla criminalità organizzata? Perché purtroppo (e l’amarezza è tanta)  il quadro è deprimente.

Anzitutto Cassata parte nel suo excursus dai dodici punti del Papello. Più che punti verrebbe da dire , comandamenti scolpiti nella pietra: 1) REVISIONE SENTENZA MAXIPROCESSO; 2) ANNULLAMENTO DECRETO 41 BIS 3) REVISIONE LEGGE ROGNONI-LA TORRE; 4) RIFORMA LEGGE PENTITI 5) RICONOSCIMENTI BENEFICI  DISSOCIATI –BRIGATE ROSSE- PER CONDANNATI DI MAFIA; 6) ARRESTI DOMICILIARI DOPO 70 ANNI ; 7) CHIUSURA SUPER CARCERI; 8) CARCERAZIONE VICINO LE CASE DEI FAMILIARI; 9) NIENTE CENSURA POSTA FAMILIARI; 10) MISURE PREVENZIONE- RAPPORTO CON I FAMILIARI; 11) ARRESTO SOLO IN FRAGRANZA (errore grammaticale n.d.r) DI REATO; 12) LEVARE TASSE CARBURANTI COME AD AOSTA.

Le varie indagini e anche le dichiarazioni di molti pentiti ci dicono che i destinatari del papello erano due uomini delle istituzioni : Rognoni e Mancino.
Le richieste della mafia, uno potrebbe pensare in buona fede, sono irricevibili per uno Stato democratico. Ma in Italia tutto è possibile. Ed ecco che il quadro prospettato da Cassata si fa inquietante.
Attenzione alle date. Ecco le strane coincidenze.
-          Si comincia con il 5 novembre 1993 quando il ministro della giustizia  Conso toglie il carcere per ben 340 mafiosi. Mai più 41 bis per loro. In pratica Consi lascia scadere il provvedimento di 41 bis che era stato firmato all’indomani della strage di Via D’Amelio dal precedente Ministro della giustizia Martelli.
-          13 luglio 1994. Il primo governo Berlusconi emana il Decreto Biondi, soprannominato subito dopo il decreto salva ladri. Si favoriscono gli arresti domiciliari nella fase cautelare per la maggior parte di reati di corruzione
-          1 agosto 1996. Cambiano i governi ma non la sostanza. Si riprende pedissequamente uno dei dodici punti del papello: “Riconoscimento benefici ai dissociati”.
-          1997. Chiusura  delle super carceri di Pianosa e Asinara. Le creazione di Carlo Alberto Dalla Chiesa vengono chiuse. Il governo è di centrosinistra. Si riprende tale e quale il punto numero 7 del papello.
-          1999. Abolizione dell’ergastolo. Governo D’Alema. Non contenti si realizza il primo punto del papello. Attraverso l’allungamento del rito abbreviato a tutti i reati (stragi comprese), si ottiene una riduzione in automatico di 1/3 della pena. Tale provvedimento viene poi ritirato dal Governi Amato (forse non era troppo camuffato).
-          1999 riforma dell’art.111 della Costituzione. Governo D’Alema.
-          2001 Riforma sulla legge dei pentiti. Governo Amato. Ecco che si comincia distruggere la creazione di Giovanni Falcone in tema di pentiti e leggi a loro tutela. Si pone il limite di 180 giorni , scaduti i quali il pentito perde la protezione se non ha rivelato tutta la sua storia. Come ben sappiamo è impossibile per una persona nata in ambiente mafioso, vissuto in ambiente mafioso, aver partecipato ad infinite missioni criminali per volere di Cosa Nostra, rivelare tutto in soli 180 giorni quando le rivelazioni possono richiedere anni di dichiarazioni. O il pentito riesce in 180 giorni a raccontare tutto o altrimenti perde il regime di protezione.
-          2001. Legge sulla riduzione delle scorte di 1/3. Governo Berlusconi. Il provvedimento parla da solo.
-          2002 Legge sulla stabilizzazione del regime di 41 bis. Governo Berlusconi. Da un lato si rende più semplice il procedimento di revoca del 41 bis e dall’altro si allunga il provvedimento da 6 mesi a 12 mesi. Ma c’è il trabocchetto: in questi 12 mesi , si ha il tempo di accedere alla revoca e quindi farla decadere. Ecco che quindi in pochi anni decine di boss ottengono la revoca.
-          2006-2007 Riforma dell’ordinamento giudiziario. Prima lo comincia il Governo Berlusconi, poi il lavoro viene ripreso dal Governo Prodi.
-          2006. Svuota-carceri. Governo Prodi.
-          Ed eccoci ai giorni nostro. 2014. Nuova norma svuota-carceri. Governo Renzi. Per i reati di voti di scambio politico-mafioso la pena prima di questa legge andava da 7 a 10 anni. Ora invece va dai 4 agli 8 anni di carcere.

Ecco, come si vede c’è poco da stare allegri. Provvedimenti approvati o anche solamente tentati. Però il segnale è quello di favorire la mafia dei colletti bianchi, perché il sistema è lì che si alimenta e trova benefici.
Questo è il programma politico che da venti anni a questa parte viene realizzato con impegno dai governi di ogni colore politico. Un programma trasversale: il papello.
Un foglio scritto a penna che fu consegnato nel 2009 da Massimo Ciancimino ai magistrati impegnati nell’indagine sulla trattativa Stato- mafia, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo. Massimo Ciancimino che l’8 agosto scorso è intervenuto in collegamento Skype per interagire con il pubblico di Santa Fiora. Ha risposto a molte domande, fra cui quella che è presente anche nel docu-film FUORI LA MAFIA… Perché non ha parlato prima? E la risposta è amara, triste, sconfortante: “A chi potevo denunciare quello che ho visto se in casa mia passavano prefetti, sindaci, magistrati, carabinieri, cardinali, politici?”
E poi alla domanda, se secondo lui un giorno questo Stato riuscirà a processare se stesso, Ciancimino risponde che la verità già la sappiamo e che tale processo fa molta paura a tutti. E conclude con la sensazione che il periodo non è dei migliori alla luce di due fatti: una Procura di Palermo senza un capo visto che Messineo ha scaduto il suo incarico il 30 luglio, fatto questo che è l’effetto della lettera del Presidente Giorgiio Napolitano inviata al Csm, bloccando di fatto la nomina di Guido Lo Forte che era già stato votato dal plenum dl Csm; e poi la recente relazione della D.i.a che individua sintomi e segnali pericolosi per un ritorno di scontri ad opera delle cosche criminali presenti in Italia (mafia, ‘ndragheta  e camorra).

Alla luce di tutto questo , la società civile deve continuare a smuovere le coscienze. Lo deve fare per Giovanni Falcone, Paolo Borsellino , gli agenti di scorta massacrati e a tutte le altre vittime di mafia, perché proprio come diceva Paolo, la lotta alla mafia deve essere un movimento culturale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni.
Il momento è questo, dopo può essere troppo tardi da ogni punto di vista, anche da quello processuale. La nausea , termine utilizzato da Saverio Lodato nella recente commemorazione a Palermo per la strage di Via D’Amelio, deve fare il posto alla speranza e la continua lotta per la verità.
Ed infine servirebbe anche un bel segnale politico, a livello istituzionale. Ad esempio se il Capo dello Stato sa qualcosa,se  è l’unico testimone di indicibili segreti ed accordi (come ritengono i magistrati impegnati nel processo Trattativa, magistrati che lo hanno convocato come testimone), è giusto che si rechi a Palermo a testimoniare.

 Tratto da: 19luglio1992.org

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