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È morto Corrado Carnevale. Presidente della prima sezione della Cassazione, per molti anni ebbe l’esclusiva dei processi di mafia. E assolveva sempre, tanto da meritarsi l’appellativo di “Ammazzasentenze”. Per i mafiosi una pacchia, cui pose fine Falcone (all’epoca al ministero della Giustizia), monitorando le sentenze di Carnevale e portando il primo presidente della Cassazione (Brancaccio) a introdurre la rotazione dei processi di mafia tra le varie sezioni penali. Fu così che nel 1992 il “maxi processo” venne assegnato a una sezione diversa da quella di Carnevale e non finì nella fossa comune dei processi “ammazzati”. A essere ammazzato, invece, fu proprio Falcone…

La Procura di Palermo del dopo stragi contestò il concorso esterno in associazione mafiosa a Carnevale: assolto in primo grado, condannato in appello a sei anni, prosciolto in Cassazione. Ma con una motivazione singolare: i colleghi di Carnevale che avevano rivelato – allegando fatti concreti – come egli “aggiustasse” i processi, non erano testi utilizzabili: perché quanto accaduto in camera di consiglio costituiva un segreto inviolabile; anche se (ecco la singolarità) tali testimonianze riguardavano discorsi fatti non in camera di consiglio ma nella stanza di Carnevale, di modo che potesse ascoltarli pure un mafioso che stava dietro la porta a origliare. In sostanza, si doveva considerare camera (di consiglio) l’intero “Palazzaccio” romano!

Dopo la condanna in appello, Carnevale fu sospeso dalle funzioni. Riabilitato con l’assoluzione, tornò a presiedere una sezione (civile). E fu beneficiato da una legge, di fatto un “vestito su misura”, che gli consentì di recuperare gli anni di sospensione, occupando quel posto ben oltre l’età della pensione.

Certi “servitori” lo Stato non li dimentica…

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica 

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