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La trasformazione delle organizzazioni criminali osservata negli ultimi anni indica un mutamento strutturale profondo:
il potere non si afferma più soltanto attraverso la forza fisica, il controllo territoriale o il condizionamento ambientale, ma attraverso la gestione della visibilità digitale. L’algoritmo, potente, impersonale, opaco, è divenuto uno dei nuovi strumenti attraverso cui gli ecosistemi criminali orientano percezioni, reputazioni e modelli culturali. Le più recenti analisi istituzionali attestano come l’ambiente digitale favorisca una forma di “leadership invisibile”, dove la centralità dell’algoritmo consente alle reti criminali di amplificare contenuti che normalizzano la devianza, occultano le categorie del disvalore e costruiscono forme di consenso implicito, spesso inconsapevole. Non si tratta solo di propaganda: l’obiettivo è creare densità simbolica, generare emulazione, consolidare il mito della scorciatoia economica e della violenza come strumento identitario.
In questo contesto, la criminalità si avvale dell’ecosistema digitale per tre direttrici principali:


Manipolazione della visibilità

Contenuti che esaltano stili di vita devianti vengono modulati in modo da risultare appetibili ai segmenti più vulnerabili della popolazione, con un uso sistematico di estetiche giovanili, ritmi visivi rapidi e narrazioni che presentano l’illegalità come forma di successo immediato. Le proiezioni simboliche, pur non configurando di per sé illeciti, generano un terreno culturale fertile per successive attività di reclutamento informale.
Rilevamento dei profili vulnerabili
Piattaforme e applicazioni consentono di individuare soggetti che mostrano disponibilità al rischio, propensione all’attività illecita o fragilità socio-economiche. L’algoritmo, in questo quadro, diventa un selettore: intercetta chi commenta, chi interagisce, chi ricerca contenuti borderline.
Da qui si sviluppano contatti privati, micro-affidamenti, compiti apparentemente “innocui” (piccoli trasporti, consegne, attività digitali), che costituiscono l’ingresso in un sistema più complesso.
Segmentazione dei compiti e delega operativa
Le reti criminali sfruttano la struttura modulare della rete: chi produce contenuti, chi li diffonde, chi li amplifica, chi li monetizza. Si tratta di un modello organizzativo privo di rigidità gerarchiche ma altamente efficiente, che riduce l’esposizione e massimizza la capacità di condizionamento culturale. L’algoritmo, governando ciò che appare e ciò che scompare, sostituisce progressivamente meccanismi tradizionali di controllo e disciplina.
Le recenti riflessioni provenienti dal mondo giudiziario e investigativo hanno evidenziato come la diffusione digitale di modelli violenti o di estetiche deviate non sia un fenomeno spontaneo, ma un processo in parte guidato, in parte sfruttato da chi intende plasmare mentalità e linguaggi. Un singolo contenuto può essere oscurato, ma l’orientamento algoritmico sopravvive e si riproduce.
La criminalità organizzata ha individuato proprio in questo automatismo la propria opportunità:
l’algoritmo diventa il nuovo “capobastone invisibile”, poiché determina la reputazione, attribuisce forza simbolica, consolida gerarchie culturali, amplifica ciò che conviene e rende periferico ciò che ostacola il progetto criminale.
Per contrastare questa forma evoluta di condizionamento, non basta la repressione giudiziaria. Occorre un modello integrato che includa:—-//
alfabetizzazione digitale e consapevolezza mediatica;
lettura dei segnali deboli nelle condotte online;
monitoraggio delle dinamiche di radicalizzazione culturale;
collaborazione costante tra enti pubblici, scuole, servizi sociali e corpi di polizia;
sviluppo di protocolli che considerino anche il ruolo degli algoritmi come elementi strutturali del rischio.
Nel nuovo scenario, la criminalità non mira più soltanto al territorio: mira alla mente. Non tenta più solo di controllare i luoghi, ma di orientare gli sguardi. E nell’era digitale, lo sguardo è la prima frontiera del potere.

“Il crimine cambia forma, ma non sostanza: arretra solo dove qualcuno decide di guardarlo senza paura”.

*Ispettore di Polizia Locale. Ufficiale di Polizia Giudiziaria
  

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