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Ho avuto il piacere di leggere un articolo pubblicato da Fanpage.it il 4 di Settembre intitolato “La Rai risponde a Berlusconi dopo la stoccata ad Affari Tuoi: Cultura è terreno consolidato per noi, a differenza di altri”. 
La polemica nasce da quella che viene dai media considerata una guerra degli ascolti. Personalmente mi viene da ridere, perché è proprio la Rai che taglia, svilisce e perseguita i giornalisti dalla schiena dritta. Come chi, ad esempio, si chiederà il lettore. Mi riferisco a Sigfrido Ranucci, il quale spesso fatica molto a svolgere bene il proprio mestiere, in particolar modo quando le sue inchieste toccano gli interessi di una certa politica che ama considerarsi intoccabile. In realtà, in qualità di giornalista di inchiesta, sta semplicemente garantendo il il diritto-dovere all’informazione pubblica, e - Dio non voglia - anche attraverso l’utilizzo di un sano senso critico. Cosa ne ricavano Ranucci e la sua redazione da tutto questo, vien voglia di chiedersi. Il Fatto Quotidiano l’ 8 Novembre 2023, riporta le parole del giornalista: “Ho ricevuto 176 querele e richieste di risarcimento danni e ho la fedina pulita. La politica si attivi contro le liti temerarie”. Aggiunge anche che i giornalisti, a differenza della politica,  sono sottoposti al giudizio della magistratura. A conferma di ciò, nella puntata del 31 gennaio scorso, Ranucci mostra al pubblico un lungo foglio con l’elenco delle denunce ricevute da vari Ministri del Governo Meloni: il Ministro Giancarlo Giorgetti di Economia e Finanze che è anche azionista di riferimento della Rai insieme alla moglie e alla sorella, poi c’è il Ministro Adolfo Urso che firma il contratto di servizio con la Rai, il quale sfacciatamente chiede di valorizzare il giornalismo di inchiesta, c’è il Presidente del Senato Ignazio La Russa, poi c’è anche l’Onorevole Gasparri che è anche membro di Vigilanza della Rai. E così, i controllori che non gradiscono troppo di essere controllati dalle inchieste Report, si mobilitano in massa soprattutto quando ad essere toccati sono i propri interessi, dimenticando che sono lì per svolgere una funzione ben precisa: quelli di essere i “garanti“ dell’informazione pubblica. Tutto questo rappresenta un surreale esempio di contraddizione fantascientifica, che purtroppo diventa sempre più reale e concreta. Non a caso, relativamente alla libertà di stampa, l’Italia vanta il peggior record europeo, passando dalla quarantaseiesima alla quarantanovesima posizione nella classifica mondiale. Riescono a sorpassarci persino nazioni come il SudAfrica, il Gabon e la Macedonia del Nord. E così, il mondo dell’informazione diviene sempre più asservito alle logiche di potere. D’altronde, quale sistema migliore per manipolare un popolo? È sempre più evidente anche quanto una certa politica si attivi per zittire quei pochi giornalisti che non hanno timore di fare il proprio dovere e non si piegano all’interesse del politico di turno. La professione del giornalismo,  in particolare d’inchiesta,  è sempre stata ostacolata e temuta. Come non ricordare: Pippo Fava e  Ilaria Alpi, assassinata assieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin. Nella striscia di Gaza, dove attualmente si sta perpetrando un genocidio, dal 7 ottobre 2023 sono morti ben 247 giornalisti palestinesi. La situazione non solo è drammatica, ma anche  tristemente surreale. Vorrei ricordare alla Rai, che peraltro è un servizio pubblico di un Paese che si definisce democratico,  che dovrebbe essere garante del diritto all’informazione, alla quale assicurare la totale indipendenza dalla politica, mentre invece siamo costretti ad assistere a situazioni vergognose.  Quindi di quale cultura si parla nell’articolo di Fanpage.it? Di certo non quella che interessa al cittadino e che ha come scopo la verità e la giustizia. 
W la Rai.
  
Foto © Imagoeconomica
  

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