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L’Ogliastra costiera tra Bari Sardo e Tortolì rappresenta per le sentenze il primo caso riconosciuto di associazione mafiosa in Sardegna

Nel dicembre 2011, in occasione della nona udienza del maxi processo Barbagia Flores e delle undici riesumazioni legate al caso Quirra, Domenico Fiordalisi al tempo Procuratore della Repubblica in Lanusei (zona Ogliastra, cuore della Sardegna) dichiarò alla stampa che avrebbe lasciato Lanusei solo dopo averne sbrogliato quelli che definì “i misteri”.  Un tribunale di Lanusei tacciato dalla stampa come dainteressi di bottega, più volte al centro di scandali collegati a false archiviazioni di procedimenti penali e accessi impropri a banche dati riservate, con un susseguirsi svelto di procuratori.
Ci sono zone circoscritte, in Ogliastra, dove non si può alzare una foglia se certi gruppi di criminali non lo approvano; criminali ogliastrini sono già stati indicati come appartenenti a grosse organizzazioni criminali continentali e sarde. Metodo Falcone: segui i soldi e troverai la mafia. Presenza tentacolare, gerarchica. A Lanusei opera attraverso piccoli clan radicati, ognuno collegato all’altro tramite legami famigliari o lavorativi, difesi da una zona in agro, da compravendite di voto, da omertà, da ignoranza strutturale e necessità degli autoctoni, dall’assenza di uno Stato. Al contrario di quanto il continentale può ingenuamente speculare su Patriarcato del Sud & C., il ruolo delle donne si rivela nodale: loro tramandano l’arte del silenzio e della vergogna, occultando comunque l’operato di mariti e figli. “Citu e pappa”, “Mangia e zitto”, è detto popolare comune che significa tutto e oltre: approfitta, mangia sulla situazione ringraziando dell’opportunità e non dire una parola sul come l’hai avuta. Chi sa e non dice, nonostante di barbarie si tratti, risulta più dignitoso di chi denuncia. Non un caso il parlare in lingua sarda -e ogni zona della Sardegna vanta una lingua sarda diversa- in mezzo ai turisti o ai non ritenuti appartenenti, cioè nati, cresciuti e vissuti a Lanusei da nati, cresciuti e vissuti a Lanusei. La stessa lingua, de facto, rappresenta un codice. “Fizu di chi seis?” (“Figlio di chi sei?”) ci si sente domandare dai più, all’arrivo in Lanusei. E’ quel padre ad indicare o meno una affidabile appartenenza ai clan, e non importa se ha ucciso metà Ogliastra. In questo caso sarà temuto, e rispettato perché temuto. Il senso della dignità passa per avere, non essere. Più hai più rappresenti per clan e discendenti, consolidati negli enti di maggior controllo finanziario territoriale e connessi attraverso una fitta rete di conflitti d’interesse, omertà. Pure non si vedano come un caso quelle sistematiche operazioni di discredito mandate sottilmente avanti da alcuni componenti dei clan nei confronti di commercianti non autoctoni, venuti ad avviare un’attività a Lanusei. Nel giro di pochi anni costretti a chiudere e lasciare il paese a causa fallimento e calunnie, o per misteriosi e costanti danneggiamenti ai loro locali. Mentre scriviamo queste righe si è aperta una nuova pista politica legata al recente scandalo illeciti Inps/centri impiego in Lanusei (accrediti di stato mancati, dati falsificati, denaro dirottato), dove diversi componenti del PD lanuseino risultano tra i denunciati per abuso d'ufficio, fumus persecutionis, conflitti d'interesse. Tra i primi nomi coinvolti anche la responsabile amministrativa dell’Inps di Lanusei Patrizia Ferreli (PD). Denunciato l'attuale sindaco di Lanusei Davide Burchi (PD) per conflitto d'interessi. Di poche ore fa la notizia di una telefonata a scopo intimidatorio di Burchi e Ferreli a un disabile lanuseino, dopo la sua divulgazione attraverso i social di un articolo denuncia riportante anche i loro nomiMentre sono ancora in corso le indagini sul brutale assassinio di gruppo del giovane Marco Mameli a Bari Sardo (Ogliastra), durante gli  affollati festeggiamenti del carnevale; i Carabinieri dichiarano alla stampa undici arresti per l'assalto di marzo al portavalori in area Livorno. Degli undici, quattro arrestati sono originari dell’Ogliastra: Jerzu, Bari Sardo, Villagrande e Girasole. Un indagato a piede libero è di Arzana (Ogliastra). L’Ogliastra costiera tra Bari Sardo e Tortolì rappresenta per le sentenze il primo caso riconosciuto di associazione mafiosa in Sardegna. Da più parti viene segnalata la peculiare difficoltà della magistratura a riconoscere in concreto gli elementi costitutivi dei reati associativi, e una diversa valutazione rispetto ad altre giurisprudenze di merito. Gli inquirenti hanno individuato nel triangolo tra Talana, Villagrande e Arzana un controllo militare della criminalità; la criminalità arzanese esercita la sua autorità sull’interno dell’Ogliastra. Le degenerazioni della malavita locale operano attraverso sinergie con la Sacra Corona Unita, con la ‘Ndrangheta calabrese nella realizzazione di un clima in cui sono palesi le analogie con aree ad alta concentrazione mafiosa. Proliferano reati come l’estorsione e l’usura con autoctoni che non reagiscono, non parlano. E’ l’omertà che nasce dal potere di intimidazione di alcuni gruppi criminali: la prima mira della delinquenza è intimorire socialmente, esprimere una volontà di terrorizzante dominio. Intere zone del territorio Ogliastra subiscono un controllo criminale analogo a quello di famiglie di tipo mafioso quali pugliesi, calabresi e siciliane. Non c’è ancora una consapevolezza diffusa sulla reale situazione. Il mafioso Frank Coppola rispose ad un magistrato, durante un interrogatorio passato alla storia: “Tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti e del governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia”. Quando un territorio intero come l’Ogliastra è mantenuto nell’isolamento e lo sbando nonostante bellezze uniche e potenzialità locali (ricordiamo a Lanusei l’anomala casistica di suicidi tra giovani e adulti. L’ultimo caso è stato registrato in giugno: l’adolescente Davide Pilia, vessato da anni di bullismo) occorre puntare l’occhio in alto e vedere la direzione che prendono i soldi in volo. Dove arrivano i finanziamenti del Ministero dell’Interno quindi della Regione, come vengono gestiti i soldi pubblici, da chi e perché e soprattutto per chi?. Dietro la responsabilità di assunzione di un assessorato all’edilizia pubblica o ai servizi sociali Quali e Quanti interessi economici si muovono?. Tutte le pedine in gioco sono caratterizzate dall’elemento della segretezza e da illegalità formale (potere occulto, connessione tra delinquenza e politica…). Del resto, i diversi sistemi sociali e politici rappresentano fenomeni degenerativi allacciati al parlamentarismo e allo sviluppo della politica di massa: corruzione parlamentare, compravendita del voto, clientelismo e patronato degli uffici, trasformismo, politicantismo e bossismo, machine politics. Al di là delle specifiche matrici, il fenomeno è significativo ed estremamente pericoloso: dimostra la mentalità diffusa secondo cui per il conseguimento di aspettative, legittime o illegittime, l’appello alla forma dell’intimidazione, della minaccia o della violenza, rappresenta un sistema valido.
   
Immagine realizzata con supporto IA
  

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