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Caro Paolo,

ti scrivo questa lettera con il cuore colmo di emozione e di gratitudine. Fin da quando ero piccolo, ho visto il momento in cui la tua vita e quella del tuo amico Giovanni Falcone sono state tragicamente interrotte, e da allora quel ricordo non ha mai smesso di accompagnarmi. Quel momento è stato il punto di non ritorno, un evento che ha segnato non solo le vostre vite, ma anche la nostra storia, quella di tutti noi.

Fin da piccolo, ho capito che mettere la propria vita a disposizione degli altri non è solo un diritto, ma soprattutto un dovere. Un dovere che molti di noi, come voi, come i ragazzi della Polizia di Stato, dei Carabinieri, hanno onorato con coraggio, con determinazione e con un sacrificio che purtroppo non è stato mai abbastanza riconosciuto. Eppure, quello che avete fatto per noi non è stato un sacrificio vano. L’esempio che avete lasciato vive in ciascuno di noi che continua a cercare, con ogni azione e pensiero, di mantenere vivo il vostro ricordo. 

Nel corso degli anni, ho sempre cercato di far ricordare la vostra eredità, di mantenere viva la memoria di chi come voi ha lottato per la giustizia e la verità. Ogni generazione che è venuta dopo la vostra ha avuto la fortuna di conoscere il vostro esempio, ma io lo so, e lo ammetto, che allora ero troppo piccolo per capire pienamente il significato delle vostre parole e delle vostre azioni. Non avevo le parole giuste per parlarvi, per fare un discorso che avesse veramente senso in un momento così cruciale. Ora, invece, purtroppo, non posso più farlo.

Crescendo, ho vissuto cercando di fare del mio meglio, cercando sempre di mettermi al servizio degli altri, nonostante tutte le difficoltà e le limitazioni che la vita mi ha posto davanti. Il senso di giustizia, che per voi era una missione di vita, è stato ciò che ha diretto e motivato ogni mia scelta. Vi devo tanto, perché è anche grazie a persone come voi che ho imparato il vero valore della giustizia e del sacrificio. E non solo voi, ma tutti quei ragazzi delle forze dell'ordine che ogni giorno, con coraggio, affrontano il pericolo per difendere ciò che è giusto.

Tuttavia, so bene che il sacrificio che avete fatto non è stato sempre riconosciuto come meritava. Spesso siete stati ignorati, a volte manipolati da chi ha usato la vostra immagine per propaganda, senza mai agire veramente per il bene della gente. Il potere, a volte, ha preferito voltare lo sguardo, e purtroppo non sono stati solo voi a pagarne il prezzo. Quante volte vi siete trovati soli, in un mondo che per proteggere sé stesso, ha cancellato la verità, ha nascosto le ingiustizie dietro la facciata di una falsa tranquillità?

Se tu e Giovanni aveste avuto la possibilità di completare il vostro percorso, sono certo che avreste veramente liberato questo paese dalla morsa del malaffare. Avreste costruito una vera Repubblica libera, una nazione dove giustizia e verità non sarebbero più parole vuote, ma realtà concrete. Oggi viviamo una libertà che ci è concessa, ma che non è mai pienamente nostra, perché finché non diventa scomoda, è permessa. Quando la libertà inizia a minacciare chi detiene il potere, allora le cose cambiano, e spesso non in meglio.

Ma non tutto è perduto. Ci sono ancora persone come voi, persone oneste che, anche con mille difficoltà, cercano di fare la cosa giusta, di proteggere gli altri, di costruire una società più giusta. Sono loro che ci faranno andare avanti, anche quando le circostanze sembrano volerci abbattere.

Ti abbraccio, Paolo, con tutta la gratitudine che il cuore può contenere. Saluta Giovanni da parte nostra. Non dimenticheremo mai il vostro sacrificio e l’esempio che ci avete dato.

Con affetto e rispetto,
Angelo Calligher   

Foto © Shobha 

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