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Il Veneto non è terra di mafia, ma la mafia ci sta bene, diceva qualcuno, denunciando vent’anni di silente infiltrazione.
Tuttavia oggi qualcosa si è mosso.
Raccontiamo le mafie in Veneto per combatterle”, questo è il titolo del convegno che si tiene a Mestre dal 24 al 26 gennaio 2024 all’Auditorium del museo M9. Siro Martin, Presidente di “Albo Gestori Ambientali Veneto” sarà il moderatore. Si parlerà di allarmanti infiltrazioni mafiose nel comparto economico, ambientale, istituzionale e sociale, dando particolare risalto alla gestione dei rifiuti e di quanto le mafie calpestino le regole e la dignità delle imprese oneste e rovinino la serenità delle famiglie. Saranno coinvolti interlocutori istituzionali, forze dell’ordine, mondo universitario, giornalismo e associazioni.
Considerando la gravità del cancro Stato-Mafia che divora il Paese e l’eccezionalità dell’evento, mi aspettavo titoli da urlo su tutti i giornali del nord Italia, invece no, l’unico a riportare la notizia è stato “La Tribuna di Treviso” del 23/01/24; gli altri erano troppo occupati a chiosare sul furto delle 900 bottiglie di Recioto a Verona.
Sarà presente all’evento l’Associazione “Libera contro le mafie” con il referente Marco Lombardo, con un tema a me molto caro: “Conoscere questi fenomeni per far vincere la legalità”. Indovinata, a tal proposito, l’attività laboratoriale con una classe terza dell’Istituto “C. G. Cesare di Mestre”, incentrata sulla figura di Don Pino Puglisi, il sacerdote che pagò col sangue l’impegno di sottrarre i giovani alla mafia, creando centri scolastici e culturali e realizzando in concreto ciò che il Magistrato Antonino Caponnetto dichiarava: “La mafia teme più la scuola della giustizia: l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. Il programma prevede anche uno spettacolo teatrale con Tiberio Bentivoglio, incentrato sul tema del racket e dell’usura e di quanto sia sempre più frequente l’acquisto illecito di imprese in difficoltà. Lo spettacolo è ispirato ad una vicenda mafiosa che ha colpito il Veneto nel 2000.
Come attivista antimafia-Veneto, membro dell’associazione Culturale Falcone e Borsellino che da anni tiene monitorata la situazione mafiosa nel territorio, non posso non ricordare la recente triste vicenda del “clan dei Casalesi di Eraclea”; protagonista Luciano Donadio, il presunto boss Casalese, accusato, con altre decine di imputati, di aver agito per oltre vent’anni in Veneto. In tutti questi anni questo gruppo mafioso ha condizionato la vita economica e politica di Eraclea e dei territori limitrofi, occupandosi di estorsioni, controllo dei cantieri, rapine, false fatturazioni ed arrivando anche ad avere rapporti con amministratori locali.
Ricordo che rabbrividii alla dichiarazione del Governatore del Veneto Luca Zaia il quale disse di non averne mai sentito parlare prima degli arresti del 2019. Parliamo di un processo con ben 120 udienze!  Come se non bastasse anche l’ex ministra Luciana Lamorgese, convocata anche lei come testimone, disse di non ricordare segnalazioni di camorra in territorio veneto. La stessa ex ministra, quando era al Viminale nel marzo 2020, negò lo scioglimento per mafia del comune di Eraclea, nonostante fosse stata sollecitata dal prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto, a seguito dello scandalo sulle infiltrazioni mafiose e il presunto voto di scambio che portò all’arresto dell’allora sindaco di Eraclea Mirko Mestre.
Ritengo che sia proprio grazie a questo atteggiamento del “Io non sapevo niente” che le mafie prosperino, infiltrandosi nei gangli istituzionali ed imprenditoriali, approfittando delle imprese agonizzanti in situazione di grave sofferenza. Come sappiamo la mafia è ricchissima e, se trova un contesto di consenso, finisce col radicarsi.
E così, una Regione che non è mai stata terra di mafia, diventa un territorio in cui la mafia ci sta bene.
Alle affermazioni omertose: “Io non sapevo niente” fanno eco le riforme che stendono un tappeto rosso alla criminalità organizzata, in una sorta di escalation istituzionale che tutela i criminali.
Mi riferisco alla legge “bavaglio”, alle dichiarazioni del ministro della Giustizia Nordio di separare le carriere tra pubblici ministeri e giudici. Per non parlare dei provvedimenti presi rispetto all'ergastolo ostativo quando si strizza l’occhio a boss stragisti, i quali potranno cavarsela e uscire di prigione senza aver nemmeno collaborato con la giustizia.
Ritengo che il provvedimento più odioso rimanga l’abolizione dell’abuso d’ufficio, una porcata, l’ennesimo regalo ai funzionari pubblici corrotti. Corrompere non sarà più reato, con gravissime conseguenze su appalti e concorsi pubblici. Darà luogo alla riabilitazione delle persone precedentemente condannate. Colpo di spugna. Fedina immacolata. L’attuale Governo intende estendere i provvedimenti iniziati dal precedente ed abrogarlo del tutto. Pensate come la criminalità organizzata ci andrà a nozze con i fondi PNRR!
E il sindaco? Facilmente quando si troverà strumenti di corruzione tra le mani, prima o poi li userà.
Sembra quasi che gli ultimi governi siano preoccupati di sfuggire alla legge, alle manette, alle intercettazioni, ai processi, ai pentiti e ai testimoni.
Consegnarci alle mafie vorrà dire subire impoverimento economico e sociale. Non dimentichiamo che sono stati chiusi 125 ospedali solo in Veneto. Mentre la Sanità pubblica è in ginocchio, la legge di bilancio del governo Meloni prevede profitti record per i privati, toglie soldi alla sanità pubblica per arricchire quella privata. Vediamo sempre più botteghe chiuse, artigiani scomparsi, senza tetto in aumento. La politica italiana dello Stato-Mafia è fallimentare: toglie risorse a bambini, disabili, anziani, malati, spinge verso l’autodistruzione di un conflitto nucleare. Permette che vengano drenate risorse immense dei nostri sudati risparmi verso le casse di potenti insaziabili.
Era ora che in Veneto si parlasse di mafia! Convegni come questi sono indispensabili per aprire gli occhi sulla realtà se non vogliamo arrivare al punto di non ritorno. La criminalità organizzata è uno dei problemi più urgenti e dobbiamo pretendere, noi cittadini, che diventi la priorità assoluta nell’agenda di qualsiasi Governo. Gran parte della popolazione ancora non ha consapevolezza della gravità della situazione e non si rende conto che la mafia non ha bisogno di plateali attentati perché questo sistema integrato mafioso opera in maniera molto efficace in quanto completamente sommerso, infiltrato e radicato a tutti i livelli.
E’ arrivato il momento di aprire gli occhi, cari concittadini e pretendere che lodevoli eventi come quello di Mestre non siano l’eccezione ma la regola. Concludo dicendo, a viva voce, che è necessario che ci rendiamo tutti parte attiva, solo così potremo pretendere una nuova classe dirigente composta da leali servitori dello Stato e non da spregevoli esecutori eterodiretti che hanno, come solo proposito, quello di distruggere una Nazione, Veneto compreso.

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