Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Le condanne in primo grado per “associazione a delinquere di stampo mafioso” comminate dalla Corte d’Assise del Tribunale di Trento nel processo “Perfido” lo scorso 27 luglio richiedono, a nostro avviso, interventi incisivi al fine di consentire alla comunità di Lona-Lases (vittima di quanto successo nel corso degli ultimi 25 anni) di reagire sul piano della partecipazione democratica, unico argine reale a malaffare e criminalità organizzata.
Va anche chiarito come i in realtà sia necessaria un’azione tesa a fare chiarezza in merito all’intero comparto del porfido, senza ignorare che quanto emerso dall’indagine condotta dai Carabinieri del ROS e diretta dalla Procura (il cui impianto accusatorio è stato confermato dalla recente sentenza) riguarda in realtà l’intera provincia di Trento.

Ruolo rivestito dai condannati in primo grado all’interno delle amministrazioni locali
Due dei condannati in primo grado (per i quali vale ovviamente la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva) risultano aver ricoperto cariche amministrative, anche di un certo rilievo, nell’amministrazione comunale di Lona-Lases e in quella frazionale (Asuc) di Lases.
In particolare Giuseppe Battaglia risulta ricoprire il ruolo di consigliere comunale di maggioranza (con sindaco Roberto Dalmonego) a partire dal 1997 (per surroga di un dimissionario), eletto quindi con lo stesso sindaco nel 2000 e nuovamente nel 2003 (sindaco Mara Tondini), quindi nominato assessore esterno alle cave nel 2005 dal nuovo sindaco Marco Casagranda, carica ricoperta fino al 2010. Il fratello Pietro risulta invece eletto nella lista di maggioranza nel 2005 (sindaco Marco Casagranda), quindi nel comitato frazionale (Asuc), presieduto da Roberto Dalmonego, nel 2011 (ente del quale nominato responsabile cave) e successivamente consigliere comunale di maggioranza (sindaco Roberto Dalmonego) dal 2018 al 2020.
Si consideri inoltre che all’epoca della operazione di acquisto della cava di Camparta, definita dalla PM dott.ssa Maria Colpani “veicolo di riciclaggio di denaro“ (requisitoria del 9 giugno 2023), da parte dei fratelli Battaglia con i cugini Odorizzi, uno di questi rivestiva la carica di vice sindaco di Albiano (aveva già rivestito la carica di Sindaco e verrà eletto in Consiglio regionale/provinciale nel 2003, nel momento in cui condivideva cariche sociali nel cosiddetto Gruppo Camparta assieme ai fratelli Battaglia.

Fatti rilevanti che necessitano un chiarimento per quanto riguarda la correttezza amministrativa

- 1997/98: Movimento franoso dello Slavinach
L’enorme movimento franoso dello Slavinach (coinvolse una massa pari a 5 milioni di metri cubi), riconducibile ai mancati o ritardati interventi da parte dell’Amministrazione comunale sulla ditta Trento Porfidi in merito alla quale il Servizio Minerario della PAT aveva segnalato innumerevoli violazioni delle prescrizioni in merito all’attività estrattiva, determinò una situazione di pericolo per chi transitava sulla sottostante S.P. Fersina-Avisio, per i lago e l’abitato di Lases.
Così si giustificava allora il sindaco Dalmonego in merito alla richiesta di spiegazioni da parte del dirigente del Servizio Minerario per i mancati provvedimenti da parte del Comune, nel gennaio 1997: “...è vero che talvolta, al di là delle disposizioni di legge e della loro tassativa osservanza, si è cercato di comune accordo di mediare alle severe conseguenze lesive alla vita stessa delle imprese operanti in loco non arrivando all’adozione di soluzioni drastiche di revoca delle concessioni, bensì utilizzando piuttosto la possibilità di sospensione dell’attività nonché il regime sanzionatorio previsto dalla legge…”. Va sottolineato che la sospensione venne attuata solo in periodo invernale non lavorativo e le sanzioni pecuniarie, irrisorie, venivano regolarmente pagate continuando a violare le prescrizioni.
La messa in sicurezza del versante, ultimata nel 2004, costerà alla PAT quasi 8 milioni di euro, senza avviare alcun accertamento delle responsabilità anche ai fini del risarcimento dei danni provocati.

- 2007/2017: Causa sulla proprietà della p.f. 2454/2, nell’area estrattiva di San Mauro, nei confronti dell’Asuc di Miola (capofila nella gestione del bene di proprietà delle Asuc pinetane).
Significativo in merito il  parere espresso il 3 dicembre 2007, su richiesta dei sindaci di Baselga di Piné Sergio Anesi e Lona-Lases Marco Casagranda, dall’avv. Sergio Dragogna: “La presa di posizione della Provincia autonoma che oggi esercita le funzioni già attribuite al commissario per gli usi civici dalla Legge del 1927 espressa sulla base degli atti e dati d’ufficio deve essere condivisa ed ottemperata sia dalle ASUC che dai comuni interessati anche se lo stesso provvedimento richiede un approfondito esame prima di procedere a frettolosi contenziosi, sospinti ed incalzati da contraenti privati (i concessionari)”.
Nonostante ciò, nel 2008 i due comuni avviarono la causa  nei confronti dell’Asuc di Miola, trascinatasi fino al 2017, con il rigetto delle pretese dei due Comuni.
Una causa il cui evidente scopo era quello di annullare i contratti di affitto stipulati nel 1999/2000 dall’Asuc con i concessionari, al fine di normalizzare o meglio ridimensionare i canoni di affittanza ottenuti dall’ente mediante stima della roccia in banco. Su tale base vennero stabiliti, infatti, canoni di affitto varianti fra 3.400 e 10.200 lire/mc per il lotto n. 2 e 15.200 per il lotto n. 3, a fronte di una media dei canoni dell’intera zona del porfido, calcolati sulla base della normativa provinciale, inferiore a 5.500 lire/mc.

- 2008/2010: Approvazione provvedimento di proroga delle concessione in base alla L.P. 7/2006
Stando alle previsioni della L.P. 7/2006 sulle cave, entro due anni, i Comuni interessati avrebbero dovuto adottare i provvedimenti relativi ad un’ultima proroga delle concessioni (in essere dal 1964), al fine di dare attuazione alle direttive europee in materia di libera concorrenza, così da consentire finalmente la messa a gara delle concessioni.
Nessuna amministrazione comunale però diede attuazione alla norma entro il 2008 e quindi la Giunta provinciale, anziché provvedere al commissariamento, dilazionò di ulteriori due anni il termine per adempiere. Per inciso si ricorda che l’amministrazione comunale di Albiano provvide addirittura nel settembre del 2011 e adottando ben 36 delibere separate (una per ogni lotto) al fine di eludere la normativa sul conflitto d’interessi che avrebbe determinato la mancanza del numero legale e il conseguente eventuale commissariamento.
A Lona-Lases la delibera venne adottata nel maggio 2010 e, come già successo a Fornace (e succederà ad Albiano), il Consiglio comunale non dava attuazione al dettato normativo di cui al comma 5 dell'articolo 33 della L.P. 7/2006 che stabiliva come “sulla base del provvedimento di definizione del volume (...) il Comune provvede all'aggiornamento delle concessioni e dei relativi disciplinari prevedendo, con apposita clausola, i livelli occupazionali da mantenere per la durata della concessione”.
Così facendo si sono indebolite notevolmente le tutele nei confronti dei lavoratori permettendo l’uso ricattatorio del posto di lavoro anche da parte delle aziende concessionarie.
Si rammenta che uno dei capi d’imputazione era “riduzione in schiavitù”, derubricato in sentenza a “caporalato”.
Una situazione di inadempienza poi “sanata” dall’assessore Olivi mediante lo spostamento del termine per adempiere al 31 dicembre 2017 (L.P. 1/2017); il Comune di Albiano si è adeguato mediante delibera con la quale vengono sancite riduzioni degli occupati fino al 60%.

- 2011: Acquisto da parte dell’Asuc di Lases della Casa Medica e affossamento progetto di messa in sicurezza del lago di Lases
Uno dei primi atti della nuova Amministrazione Separata Usi Civivi di Lases, presieduta dall’ex sindaco Roberto Dalmonego, con responsabile cave Pietro Battaglia e membro il futuro presidente dell’ente nonché futuro sindaco Manuel Ferrari, fu l’acquisto della Casa medica di Lases.
Il prezzo pagato ai tre comuni proprietari (Albiano, Fornace e Lona-Lases) fu di circa 450 mila euro a fronte di un valore reale di circa un terzo.
La nuova amministrazione provvide anche ad affossare il progetto, elaborato dalla precedente (presieduta da Ivano Avi), relativo alla messa in sicurezza del lago di Lases da eventuali scarichi inquinanti provenienti dall’area artigianale Dossi-Grotta.
Area artigianale che dalla relazione del maggio 2021 della dott.ssa Morandini e dell’arch. Polla (tecnici affiancati dalla Giunta provinciale, quale supporto all’amministrazione comunale eletta nel settembre 2020) risulterà priva dei requisiti indispensabili quali acqua potabile e servizi igienici. Anche su tale questione il Clp ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica.

- 2015: Referendum unificazione comuni
In occasione del referendum indetto per l’unificazione dei comuni di Lona-Lases e Albiano e di Fornace e Civezzano, il 7 giugno 2015, si è notato un anomalo attivismo da parte di Mario Giuseppe Nania ed altri soggetti di origine calabrese, volto a condizionare i risultati referendari. Il Nania (anch’egli fra i condannati in primo grado), oltre ad essersi mobilitato per l’affermazione del no all’unificazione a Lona-Lases,  risulta in contatto anche con i fautori del no all’unificazione di Fornace e nello stesso tempo con soggetti imprenditoriali di Albiano (rappresentati anche nell’amministrazione comunale).
La vittoria del no nei comuni di Fornace e Lona-Lases ha significato la bocciatura della proposta di unificazione, alla quale si erano opposti sia il vice sindaco Walter Caresia (Fornace) e il sindaco Marco Casagranda (Lona-Lases).
A Lona-Lases, la spaccatura all’interno della maggioranza (l’assessore Carlo Micheli si schierò a favore della fusione) determinò la crisi amministrativa sfociata nelle dimissioni di 8 consiglieri il 24 luglio e la nomina, da parte della Giunta provinciale, quale Commissario straordinario del dott. Mauro Dallapiccola.

- 28 luglio 2015: nomina a commissario straordinario del dott. Mauro Dallapiccola
La nomina da parte della Giunta provinciale presieduta da Ugo Rossi del dott. Dallapiccola quale commissario straordinario fu uno strappo alle regole e alla legalità. Questi, infatti, si sarebbe però dovuto dichiarare incompatibile essendo, in qualità di titolare della S.El.Dat. (con il dott. Ugo Grisenti sindaco di Baselga di Piné), commercialista di aziende concessionarie di cava a Lona-Lases quali ad esempio la Anesi Srl, amministrata da Mario Giuseppe Nania e controllata dalla Finporfidi facente capo a Giuseppe Battaglia. Tra le varie ditte che risultavano assistite dal dott. Dallapiccola vi erano anche la Cava Porfido Saltori, concessionaria di cava ad Albiano, anch’essa controllata da Giuseppe Battaglia e la Marmirolo Porfidi, sempre amministrata da Battaglia e coinvolta in un procedimento per bancarotta fraudolenta nell’ambito del processo “Aemilia” relativo alle attività della cosca Grande Aracri.
Si fa notare inoltre che il dott. Dallapiccola risultava aver ricoperto la carica di presidente del Collegio sindacale nella Camparta Srl, carica che lasciò il 31 maggio 2004 in concomitanza dell’uscita dei fratelli Battaglia dalla società costituita con i cugini Odorizzi.
Anche la ditta Mustafa Stone Projects Srl,, faceva parte delle ditte assistite dal dott. Dallapiccola, formalmente intestata alla moglie ma  riconducibile a quel Mustafa Arafat coinvolto nel sequestro e pestaggio dell’operaio cinese Hu Xupai il 2 dicembre 2014.
Nei confronti del dott. Dallapiccola venne presentato dal Clp il primo esposto nel settembre 2015, in quanto egli ritardava nell’adottare i provvedimenti previsti dalla legge nei confronti della ditta Diamant Porfidi Srl, da oltre un anno inadempiente relativamente al rispetto dei Contratti collettivi di lavoro in materia di regolare retribuzione ai dipendenti, così come nel condurre le dovute verifiche nei confronti della Anesi Srl per le stesse inadempienze.

- 15 novembre 2015: Marco Casagranda eletto sindaco per la terza volta
La gestione commissariale terminò con la rielezione per la terza volta a sindaco di Marco Casagranda il 15.11 2015 (lista unica), in tale occasione viene eletto consigliere di maggioranza anche Demetrio Battaglia, figlio di Pietro Battaglia. L’ amministrazione rimarrà in carica fino alla crisi dell’estate 2017 che costringerà il sindaco alle dimissioni, rassegnate il 21 settembre 2017. Ancora una volta si distinguerà nel lavoro organizzativo per ottenere il consenso alla lista Monica Tondini (figlia di uno dei soci della Trento Porfidi).

- 2016: Il Piano triennale per la prevenzione della corruzione 2016-18
Nel Pano per la prevenzione della corruzione, il responsabile dott. Marco Galvagni, evidenziava i “notevoli legami e parentele societarie con tutto l’ambito estrattivo che si estende principalmente ai comuni limitrofi di Albiano, Fornace, Baselga di Piné”. Nella relazione veniva sottolineato come ciò imponesse “di valutare in maniera estesa il contesto esterno all’amministrazione di Lona-Lases” anche in base alle “segnalazioni pervenute da Comitati, Organizzazioni sindacali di settore, contenute in interrogazioni provinciali e parlamentari, dalla stampa locale e nazionale”. Nel Piano si affermava che “la capacità economica di un numero considerevole di aziende, la confluenza di queste in consorzi (anche con rilevanza giuridica esterna) ed il sistema creditizio locale costituiscono elementi per meglio qualificare l’accezione <lobbing> utilizzata nei precedenti Piani per rappresentare la capacità di <pressione ambientale> sulle amministrazioni locali”.

Appare significativo che nella seduta della Giunta comunale per l’adozione del Piano (febbraio 2016) il sindaco Marco Casagranda si sia astenuto.
Va aggiunto che il dott. Galvagni, ha successivamente inoltrato all’ANAC (luglio 2016) una dettagliata relazione nella quale avanzava l’ipotesi dell'esistenza di “personaggi collegati criminalità organizzata di matrice 'ndranghetista”, attivi “da anni in uno dei settori economici di maggior rilevanza del Trentino”.
Tali presenze avrebbero “agganciato, influito e condizionato settori della politica, magistratura e pubblica amministrazione trovando terreno fertile in un assetto di autonomia politico-amministrativa strutturalmente permeabile a sollecitazioni illecite”. Nella relazione veniva evidenziato come “storicamente la regione Trentino Alto Adige non è mai stata fatta oggetto da parte dello Stato di un’appropriata analisi sul fenomeno mafioso che rilevasse l’effettiva pericolosità mutagena e la sua contestuale capacità di penetrazione nell’ambito socio/economico”.
La relazione evidenziava come in Trentino sia “sufficiente per la criminalità organizzata anche il solo controllo di alcuni comuni in grado di aggregare consenso intorno a qualche candidato provinciale o a qualche libero professionista influente all’interno delle giuste associazioni per poi ottenere leggi di favore, ottenere favori a livello di <colletti bianchi> e/o fare in modo che non si esercitino dovuti controlli in materia di appalti pubblici”. Concludendo il ragionamento essa evidenziava come il contesto si presti “favorevolmente agli affari della criminalità organizzata <senza sparare un colpo>, ovvero senza la necessità di agire con quei tratti di intimidazione e/o violenza che ne potrebbero palesare la presenza”. Quindi il dott. Galvagni evidenziava alcune vicende relative alla bancarotta fraudolenta della Marmirolo Porfidi, all’acquisto della cava di Camparta, fino alle partecipazioni in società immobiliari operanti a Mezzolombardo, sottolineando il ruolo ricorrente di alcuni personaggi quali Antonio Muto (legato al clan ‘ndranghetista Grande Aracri) e Giuseppe Battaglia oppure di Pugliese Michele, Giglio Giulio e Grande Aracri Salvatore che compaiono nella Immobiliare San Francisco e nella società Muretto Srl di Mezzolombardo.
La dettagliata relazione è entrata a far parte del materiale d’indagine relativo all’operazione “Perfido” ed è richiamata all’interno di una sentenza emessa nell’ambito dello stesso procedimento.

- 18 maggio 2016: abbattimento roccia fuori lotto da parte della Anesi Srl
In data 18.05.2016 il funzionario del Servizio Minerario della PAT Umberto Oberosler, dopo sopralluogo alla cava di porfido denominata “Pianacci – lotto 4 (Gombet o Biasi)” in Comune di Lona-Lases (accompagnato dal Presidente dell'Asuc di Lases Manuel Ferrari e dal sorvegliante della ditta Pietro Battaglia), scriveva nel    “Verbale di accertamento di violazione” che “nell'ambito del lotto denominato Pianacci-lotto 3, attualmente inattivo, si è verificato un notevole distacco di roccia in seno al fronte cava costituente il promontorio – disposto circa tra le quote 720-760 m s.l.m.” quindi certificava l’abbattimento fuori lotto di “almeno 2500 mc” di tout venant che “viene servito ai manovali della ditta Anesi S.r.l. per essere sottoposto alla prima lavorazione”. Lo stesso rilevava che “dalla visura del registro esplosivi della ditta Anesi S.r.l., che nel corso del 2016 sono state brillate in cava 3 volate di mine, con l'impiego complessivo di kg 500 di esplosivo; di dette volate non risulta essere stato notiziato il Servizio minerario”. Pertanto elevava una contravvenzione alla ditta in base alle “ disposizioni previste dall'art.29 comma 1 lettera a) della L.P. 24 ottobre 2006, n.7 in quanto: la ditta Anesi S.r.l., in assenza di concessione relativa alla coltivazione della cava Pianacci-lotto 3, si è appropriata di materiale roccioso già presente sulla cava stessa”. Verbale che veniva trasmesso al sindaco da parte del dirigente del Servizio minerario affinché adottasse “i provvedimenti di competenza” in data  23.05.2016. Provvedimento di “Sospensione” adottato in data 01.06.2016 e revocato dal sindaco Marco Casagranda in data 01.07.2016. Il 31.08.2016 il Clp presentava un Esposto alla Procura in merito a tale vicenda (sottoscritto anche dal consigliere provinciale Filippo Degasperi e dal deputato Riccardo Fraccaro) che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio del sindaco Marco Casagranda per il reato previsto all’art. 323 del codice penale (abuso d’ufficio), richiesta accolta dal Gip il 04.10.2018.
Successivamente, in data 12.10.2016, veniva emesso dal Comune “Atto di sospensione e avvio procedimento di decadenza della concessione n.350 dd.20.01.1998” con la quale veniva disposta “l'immediata sospensione della concessione (…) rilasciata alla ditta Anesi S.r.l. con contestuale avvio del procedimento di decadenza della concessione, con riserva di ulteriori atti a tutela dell'amministrazione comunale”. Il 21.09.2017, dopo una lunga crisi con dimissioni di vari consiglieri della sua maggioranza anche il sindaco Casagranda rassegnava, come si è detto, le sue dimissioni.

- 5/28 marzo 2017: Movimento franoso Monte Gorsa con chiusura della S.P. tra Albiano e Lases.
A seguito del movimento franoso del marzo 2017 sono emerse le inadempienze da parte delle Amministrazioni comunali di Lona-Lases e Albiano relativamente al Programma di attuazione sovracomunale delle aree estrattive del porfido del Monte Gorsa, proposto dai Comuni di Albiano, Lona-Lases e Fornace, approvato con prescrizioni dalla Giunta provinciale il 4.12.2008. Per inciso una delle prescrizioni prevedeva l’invio dello scarto, oltre che ai frantoi del Monte Gaggio, San Mauro di Piné e Spini di Gardolo, anche a quello di Marmirolo (MN).
Nella premessa di tale programma si sottolinea la “necessità di assicurare il proseguimento dell’attività estrattiva per circa 18 anni (fino al 23 agosto 2024) in condizioni di sicurezza e di stabilità del versante posto a cavallo tra Albiano e Lona-Lases, interessato da una serie di fenomeni franosi manifestatisi a partire dall’autunno 2003”.
Nel dispositivo della delibera (n. 3110) si legge: “Le Amministrazioni comunali proponenti dovranno presentare all’Unità Organizzativa per la valutazione dell’impatto ambientale, uno specifico rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori previsti dal programma ed una relazione esplicativa che permetta di verificare che essi siano stati eseguiti come da progetto…”.
Il 26.05.2015 l’Ufficio per le Valutazioni ambientali trasmetteva ai Comuni interessati i risultati del procedimento di controllo a seguito della documentazione presentata dagli stessi. Si rilevava come “molte delle prescrizioni cui è subordinata la compatibilità ambientale (...) non sono state ottemperate e non sono pervenute in questi anni richieste per una loro modifica o giustificazione sulla non ottemperanza”. Inoltre, lo stesso Servizio, “è venuto a conoscenza di una serie di difformità progettuali e violazioni del disciplinare di autorizzazione rilevate dal Servizio Minerario e dal Comune di Lona-Lases che hanno modificato lo stato dell’area estrattiva”.
Il 19 agosto 2016 la Giunta provinciale ha effettuato una “verifica sullo stato di avanzamento delle attività autorizzative relative al Programma di attuazione sovracomunale delle aree estrattive del porfido del Monte Gorsa”. Si da atto che nella Conferenza dei Servizi sono state evidenziate le difficoltà attuative di quanto previsto nel citato Programma di Attuazione e quindi è stato deciso di “richiedere ai Comuni la redazione di un nuovo programma”, anticipando la scadenza di efficacia della VIA al 23 agosto 2018 con una nuova valutazione dei volumi da estrarre prevedendo “monitoraggi del versante orientale del Monte Gorsa concordati con il Servizio Geologico…”. Ancora una volta, di fronte a tali inadempienze, la Giunta provinciale non è intervenuta commissariando i Comuni inadempienti.

- 2018/20: Roberto Dalmonego di nuovo sindaco
Il 27 maggio 2018 veniva eletto sindaco Roberto Dalmonego (lista unica) che riporterà in consiglio comunale nelle file della sua maggioranza Pietro Battaglia. Significativa la nomina quale rappresentante di lista al seggio di Mustafa Arafat che, pochi giorni prima delle elezioni, aveva visto confermata in appello la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione (unitamente a Bardul Durmishi e Selman Hasani) per il sequestro e pestaggio dell’operaio cinese avvenuto il 2 dicembre 2014.

Uno dei primi atti del nuovo sindaco è consistito nella disdetta unilaterale della Convenzione con l’Asuc di Lases (presieduta da Manuel Ferrari) per la gestione delle aree estrattive, facendo venir meno ogni attività di controllo sulle cave assegnata dalla legge provinciale ai Comuni.

Questo è avvenuto senza che il presidente Asuc in carica (Manuel Ferrari) manifestasse una posizione da parte dell’ente.

- 7 novembre 2018: Decreto di revoca dell’incarico di Responsabile anticorruzione nei confronti del dott. Marco Galvagni
A seguito della mancata fusione nel 2015 il Comune di Lona-Lases fu obbligato a realizzare una gestione associata con i comuni limitrofi di Albiano, Segonzano e Sover, con la nomina a segretario generale del dott. Roberto Lazzarotto (segretario del comune di Segonzano), mentre il dott. Marco Galvagni divenne vice segretario (ciò nonostante per anzianità di servizio i due fossero a pari merito), che mantenne l’incarico di Responsabile per la prevenzione della corruzione (decreto del Commissario straordinario del 24.05.2018). Nel corso del 2018, mentre il Clp incalzava l’Amministrazione comunale di Albiano (sindaco Erna Pisetta ed assessore alle cave Giuliano Ravanelli) sulla questione delle verifiche e dei provvedimenti da assumere nei confronti della Cava Porfido Saltori Srl, concessionaria di cava (dal 2013 con unità locale in Ronc del Mela 2 a Lona-Lases, residenza di Giuseppe Battaglia), i sindaci della gestione associata avviarono una serie di provvedimenti disciplinari nei confronti del Responsabile per la prevenzione della corruzione.
Provvedimenti che apparirono subito alquanto strumentali e volti a determinare la revoca di tale incarico. Il dott. Galvagni provvedeva a ricusare il segretario generale e denunciare tali strumentalizzazioni (rivolgendosi anche ad ANAC) e, infine, a chiedere di essere sollevato dall’incarico, revoca che fu prontamente decretata dal sindaco Dalmonego il 7.11.2018.

Conclusioni
Dopo aver evidenziato i passaggi più salienti che hanno caratterizzato gli ultimi 25 anni ci pare doveroso rimarcare il fatto che a Lona-Lases, dopo le dimissioni dell’ultimo sindaco (Manuel Ferrari) a otto mesi dalla sua elezione, da giugno 2020 sono falliti ben quattro tentativi elettorali.
I primi tre per mancanza di candidati e il quarto, una lista composta da soggetti esterni, respinto dalla comunità per mancato raggiungimento del quorum (hanno votato il 32% degli aventi diritto).
A tutto ciò ora si aggiunge l’attestazione da parte del Tribunale di Trento dell’esistenza, sia pure con sentenza di primo grado, dell’associazione a delinquere di stampo mafioso, con una notevole capacità pervasiva e di condizionamento (dallo stesso Tribunale di Trento, ad istituzioni quali il Commissariato del Governo, la Questura, le Forze dell’Ordine, le Forze Armate, i Partiti politici e le stesse Organizzazioni Sindacali).
Significative le parole pronunciate in udienza dal PM dott. Davide Ognibene nella sua requisitoria del 9 giugno scorso: Siamo intervenuti fin troppo tardi, li abbiamo lasciati scorrere questa regione dove e quando hanno voluto.
Tra i condannati risultano due soggetti che hanno rivestito più volte il ruolo di consiglieri comunali di maggioranza e uno di essi pure quello di assessore esterno alle cave. Evidenziamo inoltre che per due dei condannati è stata ritenuta sussistente anche l’accusa di voto di scambio, rispettivamente in merito ad elezioni provinciali e comunali, accusa formulata anche nei confronti di un ex sindaco di Lona-Lases.
Riteniamo che un tale quadro richieda l’avvio da parte del Commissario del Governo della procedura al fine di richiedere al Ministro dell’Interno l’invio della Commissione d’accesso a Lona-Lases al fine di accertare la sussistenza per l’attivazione della procedura prevista dagli articoli 142 e 143 del TUEL (Commissariamento per infiltrazione mafiosa).
Provvedimento che andrebbe seriamente valutato anche per il Comune di Albiano, in virtù dei rapporti mantenuti con imprenditori/amministratori di quel comune da parte di alcuni dei condannati.
Evidenziamo come tale procedura di verifica è di norma avviata a seguito di inchieste della Magistratura,  ove emergano concreti e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità di tipo mafioso; procedura che è ritenuta necessaria laddove vi sia stata la decadenza del Sindaco, le dimissioni dei consiglieri comunali o la non presentazione di liste.
Pertanto chiediamo l’impegno da parte del Prefetto al fine di avviare in tempi celeri tale richiesta (alla quale chiediamo venga allegato il presente documento), così da consentire l’accertamento senza interferire sulla scadenza elettorale programmata per la primavera del prossimo anno e nello stesso tempo consentire ai cittadini di Lona-Lases, per la maggior parte vittime di quanto è fin qui accaduto, di riprendere in mano il proprio destino all’insegna della trasparenza e della partecipazione democratica.

TAGS:

Ti potrebbe interessare...

Parole come pietre

Giornata dell'Ingiustizia

L'umanità tra progresso e regresso

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos