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Si è tenuto a Benesello (TN), il 3 e il 4 giugno scorsi, il “I° Festival dell’Informazione Indipendente italiana” voluto da AlterFestival in collaborazione con l’associazione UniAMOci APS Trentino.
La due giorni è stata corrisposta da un cospicuo quanto eterogeneo carnet di relatori. Quasi una trentina tra giornalisti, blogger, scrittori, saggisti, esperti di comunicazione, reporter ed esponenti politici si sono a più riprese alternati su un palco davanti ad una platea che, nei momenti principali, ha raggiunto le cinquecento persone.
L’evento, dedicato alla memoria del giornalista e lungimirante analista Giulietto Chiesa, ha visto l’istituzione di un premio in suo onore assegnato in questa prima edizione a Julian Assange perché, come sottolinea Laura Tondini presidente di UniAMOci citando le stesse parole di Giulietto: “Questa è una storia che ci riguarda e che deve continuare a riguardarci perché Assange ci ha avvisati del reale obiettivo delle élite, una guerra sempiterna sapientemente orchestrata, nei fini e nei mezzi”. A commemorare l’amico scomparso tre anni fa, i compagni di vita e quelli di tante battaglie per la giustizia e la poesia del vivere, come si è evinto dagli aneddoti riportati, la moglie Fiammetta Cucurnia, Vauro Senesi, i collaboratori Margherita Furlan e Pino Cabras, i colleghi Germana Leoni e Massimo Mazzucco.
Il perno del convegno si è tuttavia rapidamente allontanato dal proposito iniziale del ricordo di Giulietto Chiesa e dal suo monito sulla necessità di ribellione al Sistema che domina il mondo, anche attraverso una sana e libera informazione unita. Il grande giornalista continua forse a essere scomodo perché il suo spirito richiama costantemente tutti alla serietà e all’impegno.
Del tentativo, più volte reiterato con un certo ardire dagli autori della manifestazione, di porre a ciascun ospite l’unica vera domanda: “Voi, forse animati da comune interesse seppur ciascuno con la propria realtà, siete disposti a lasciare qualcosa sul tavolo in funzione di un progetto più grande da far nascere, arrivando a poter ipotizzare la costituzione oggi di un network dell’informazione libera?”, ciò che è risaltato è stata la sensazione sia di molteplici individualità, sia di una voce comune piuttosto effimera e di circostanza. Si è compreso anche come la relazione tra gli stessi esponenti dell’informazione indipendente sia faticosa e a tratti persino insidiosa.
Interessante ma dal tono incomprensibilmente urlante è stata Raffaella Regoli, giornalista e voce delle tv nazionali, che ha precisato come “la divisione tra mainstream e non mainstream di fatto va tolta e si dovrebbe parlare solo di buona o cattiva informazione”. Si potrebbe acconsentire e concordare con lei che sì, tale etichettatura è impropria se ci si limitasse a esaminarne il puro fattore qualità. Nondimeno quando ci poniamo sul piano dei mezzi di diffusione, l’effettiva potenza di fuoco dei media dominanti derivante dal potere economico a disposizione, la facoltà di bombardare letteralmente gli spettatori con slogan e indottrinamenti e narrativa a senso unico, non possono non essere notate nella sproporzione incommensurabile.





Di carattere prettamente propagandistico l’intervento di Francesco Toscano, leader del partito Democrazia Sovrana e Popolare, che ha richiamato alla necessità di una concretezza che si esprima primariamente tramite le vie politico istituzionali. Auspicando in una significativa riduzione dell’astensionismo dichiara come “vadano recuperati sia metodo che capacità di stare insieme in una rappresentanza democratica, prendendo le distanze da personaggi che fanno del folclore un business o che vanno in giro a proporre la rivoluzione spirituale su basi filosoficamente zoppicanti”. All’appello del giorno tuttavia ha risposto con uno stringato e privo di contorni “quello che ho lo metto a disposizione”.
Maggiormente ricco di spunti il contributo di Paola Ceccantoni, youtuber anche nota come Pubble, nel sostenere che “il network probabilmente si può creare, mettere da parte le diversità no”, perché “il raccogliersi sotto un’unica bandiera dell’informazione potrebbe sottrarre al pubblico lo strumento della consapevolezza e del ragionamento critico e si rischierebbe di sostituire guru dell’informazione di Sistema con altri guru”. Ha poi proseguito elencando ulteriori elementi di analisi, quale proposta per un eventuale costruttivo confronto.
Rivolgendo l’attenzione al pubblico, è stato immediato riscontrare come alta sia la stima e il grado di fiducia verso molti dei relatori e in generale verso coloro che si occupano di informazione alternativa. Condivisa è l’idea tra i presenti che l’importante sia però organizzarsi politicamente, convinti che si troveranno gli espedienti per “limitare” in futuro quello stesso tradimento del mandato elettorale che è avvenuto con il M5S.
Ammesso che tutto ciò sia anche realizzabile, le domande sono tante. In quanto tempo? E potranno “escalation” e guerra atomica attendere quel giorno? La minaccia di un possibile e potenzialmente imminente conflitto nucleare è forse ritenuta eccessivo allarmismo da una parte dell’informazione libera? E’ davvero così alla portata di tutti ereditare la responsabilità e le chiavi di lettura per anticipare gli eventi almeno come faceva Giulietto Chiesa? E quella verità frequentemente richiamata ed esibita, siamo sicuri che possa prescindere dalla ricerca del motivo proprio dell’esistenza?
Curioso come Michelangelo Tagliaferri, decano, esperto di comunicazione e tra gli organizzatori, a chiusura dei lavori, con senso quasi di autocritica si sia chiesto: “Come è stato possibile che per due giorni si sia parlato di potere, verità, menzogna, denaro, ma si sia riusciti a non parlare d’amore, non che non ci fosse, ma era in trasparenza e quasi così a farne elemento estraneo, occorre invece esplicitarlo in modo chiaro. Cosa dovrà mai accadere che ci permetta finalmente di comunicare tra noi?”
Curioso soprattutto che un po’ di quel sentimento mancato lo si ritrovi nelle stesse parole di Giulietto Chiesa che Margherita Furlan ha scelto di riportare durante il suo intervento della sera prima: “Quando si è capito, o si crede di avere capito (che è la stessa cosa) qualche cosa d’importante, non lo si può più tacere. Perché, tacendo, si perde il significato dell’esistenza. Cioè si muore. Spiritualmente anche se fisicamente si può sopravvivere. Al fondo di tutto c’è il legame con gli altri. Anche se lo abbiamo dimenticato e sepolto sotto la vernice dell’individualismo più ottuso. E quando dico ‘gli altri’, ci metto tutto l’ecosistema di cui siamo parte: gli animali, le piante, l’aria che respiriamo. In fondo potrebbe esserci una risposta davvero generale. Noi siamo parte di un immenso organismo vivente, che ci comunica che, se produciamo bene, Egli starà bene. Il che significa che anche noi staremo bene, vivi o morti poco importa”.

La Rubrica di Giulietto Chiesa

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