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Silvio Berlusconi, in questo caso “per fortuna che Silvio c’è”, si è ripreso la scena e ha mandato in frantumi il tentativo di “automoderazione” di Giorgia Meloni.
Così, durante una intervista, ha annunciato lo stravolgimento della Costituzione, il presidenzialismo a reti unificate, e persino le dimissioni di Mattarella che, tuttavia, dopo l’assalto alla Costituzione potrebbe essere richiamato, bontà loro, dalla destra al potere.
In poche battute l’ex cavaliere ha rimesso i panni del Caimano e ha rievocato il finale del profetico film di Nanni Moretti.
In qualsiasi altra nazione, uno già condannato dai tribunali, e che ha ospitato il mafioso Mangano nelle sue ville, non potrebbe  essere candidato e neppure partecipare al dibattito politico. Qui, invece, si è presa sul serio anche la candidatura al Quirinale e non pochi esponenti del centro sinistra hanno lasciato fare.
Altro che demonizzazione, qui ad essere demonizzata è la Costituzione antifascista uscita dalla Resistenza al nazifascismo.
Sarà bene non dimenticare mai che la dissoluzione della carta costituzionale era stata al centro del piano di Licio Gelli , ed era stata indicata come una priorità dal consigliere di Trump, Steve Bannon, che tanti amici ha ancora in Italia.
Le parole di oggi confermano che il pericolo imminente non è una marcia su Roma stile 1922, ma la trasformazione dell’Italia in una “democratura” che guardi ai Trump, ai Putin, ai Bolsonaro, agli Orban.
Le parole, o meglio le minacce, di Berlusconi riguardano direttamente anche l’articolo 21 della Costituzione. Chi indica la prospettiva della Repubblica presidenziale avrebbe l’obbligo di indicare qualità e quantità dei contrappesi.
Quando e come sarà risolto il conflitto di interessi?
Il proprietario di tv, radio e giornali potrà partecipare anche alla nomina dei vertici della Rai?
In che modo sarà recepita la sentenza della Corte Costituzionale che reclama una distanza netta tra governi e azienda di servizio pubblico?
Quali norme garantiranno il pluralismo editoriale?
Queste sono solo alcune delle domande che debbono trovare risposte pubbliche,
Prima del voto del 25 settembre, altrimenti l’Italia scenderà ancora da quel 58’ posto che attualmente occupa nei rapporti internazionali sulla libertà di informazione, senza dimenticare che, durante i governi del cavaliere, l’Italia ha già occupato posizioni ancora più vergognose.
La Repubblica presidenziale a reti unificate ci farebbe uscire dall’Europa, collocandoci accanto al modello Orban, già sottoposto a controllo e vigilanza da parte della Commissione europea.
Il minaccioso comizio di Berlusconi rende ancora più essenziale la partecipazione al forum promosso da Articolo 21, il suo allargamento a interventi di costituzionalisti, non solo italiani, di rappresentanti delle associazioni che hanno a cuore le libertà, la dignità, il diritto dei cittadini ad essere informati per poter scegliere in modo consapevole.
Le domande qui poste vanno girate a chi deciderà di candidarsi, perché spetta a loro dirci come intendano finalmente affrontare le  questioni rimaste irrisolte dal 1994.
Sarà interessante dare conto delle loro risposte, ma anche dei loro silenzi che, mai come in questo caso, potrebbero preludere a ben più inquietanti silenzi.
Nel frattempo grazie a chi, davvero tante e tanti, ha deciso di partecipare a questo forum sulla libertà di informazione e promuoverà, nei prossimi giorni, incontri e manifestazioni ovunque sarà possibile.
Grazie, infine, alla redazione e alla comunità di Articolo 21 che, nonostante le ferie ferragostane, non mollano la presa e si preparano a tornare in piazza, prima e dopo il 25 settembre.

*Presidente Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Fonte:
Articolo 21

Tratto da: liberainformazione.org

Foto © Imagoeconomica

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