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Racconto degli ultimi 57 giorni di Paolo Borsellino

Roma. Si insedia il nuovo Governo. Claudio Martelli è confermato ministro di Grazia e Giustizia, Nicola Mancino è nominato all’Interno, Vincenzo Scotti agli Esteri e il siciliano Salvo Andò alla Difesa.

Paolo Borsellino è di ritorno da Giovinazzo (Bari) dove si è recato per un convegno.

Il giudice in Puglia è riuscito a trascorrere alcuni momenti insieme al suo amico magistrato Diego Cavaliero con cui ha l’abitudine in quei giorni dell’anno di scambiarsi i regali, in quanto il 27 giugno è il compleanno di Diego e il 29 l’onomastico di Paolo.

Cavaliero ricorda così quel giorno: “Paolo aveva una scorta che neanche Arafat.. ci troviamo sul bordo della piscina dell’albergo. Paolo è un po’ contrariato per il fatto che il giudice Ayala abbia parlato pubblicamente di alcuni diari di Falcone, ma soprattutto per la questione di Scotti e Martelli di candidarlo alla superprocura antimafia.

Una volta giunto all’aeroporto di Fiumicino con sua moglie, in attesa dell’imbarco per Palermo, Borsellino incontra il magistrato Liliana Ferraro (che ha appena preso il posto di G.Falcone al Ministero di Grazia e Giustizia) la quale gli racconta di essere venuta a conoscenza di un incontro fra i vertici dei Carabinieri e Vito Ciancimino (ex assessore e sindaco di Palermo).

In aeroporto c’è anche il neo ministro Salvo Andò che salutando Paolo Borsellino dice che deve parlargli. I due si allontanano per discutere in modo riservato ed è allora che Andò chiede delucidazioni circa un’informativa del Ros, spedita alla procura di Palermo, che li indica entrambi come bersagli di un prossimo attentato mafioso (un terzo obiettivo sarebbe il PM di Milano Antonio Di Pietro).

Il giudice sussulta. Non sa nulla. E’ furibondo e al contempo imbarazzato di dover ammettere di non esserne informato.

Come mai Borsellino non sa una notizia cosi grave che lo riguarda direttamente pur essendo questa stata inviata in Procura? chi ha ricevuto l’informativa?

 Si tratta del procuratore Pietro Giammanco

colui che la figlia di Paolo Borsellino, Lucia ricorda in questi termini:” pur di continuare il suo lavoro (mio padre) è disposto ad accettare certi limiti che gli pone sempre più spesso Giammanco. Gli costa un sacrificio doppio sapere che per motivi gerarchici è tenuto a raccontare al suo superiore i passi delle sue indagini, senza però ricevere in cambio, ne è convinto, lo stesso flusso di informazioni. Capisce che vengono nascoste conoscenze acquisite dall’ufficio, episodi che potrebbero interessarlo, anche fatti gravi”.

Sono giorni difficili e interminabili quelli che Paolo Borsellino vive dal 23 maggio. Al dispiacere ed alla preoccupazione deve infatti sommare le tensioni in procura. 

Si tratta di raccogliere le rivelazioni di un neo collaboratore importantissimo, Leonardo Messina – uomo d’onore della provincia di Enna - e di Gaspare Mutolo, boss ed ex autista dell’allora super ricercato Totò Riina. Mutolo vuole fare le sue dichiarazioni solo a Borsellino. Giammanco però stabilisce che ad incontrarlo siano altri magistrati, Vittorio Aliquò e i sostituti Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli. La motivazione ufficiale è che il giudice Borsellino non è titolare delle indagini su Palermo ma solo su Agrigento e Caltanissetta.

Mancano 19 giorni all’attentato di via d’Amelio, Paolo Borsellino sa che il suo omicidio è stato pianificato e che la procura di Palermo non lo ha nemmeno avvertito. 

Ha poco tempo e deve fare presto...

Foto © Archivio Letizia Battaglia

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