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Diverse generazioni hanno marciato, ricordato e visto per la prima volta

“È la prima volta che vengo a una marcia per il 24 di marzo”.

Centinaia di migliaia di persone hanno dato vita a una marea umana che ha percorso le strade della Città Autonoma di Buenos Aires, una città in cui si respira esaurimento in ogni suo angolo. Una città tante volte vessata e tante volte segnata; tante volte uccisa, tante volte cancellata, tante volte scomparsa, ma che nonostante tutto si rifiuta di dimenticare l’inimmaginabile. Che nonostante tutto vuole continuare a cantare. Una città, una voragine, un'immagine sospesa nel riflesso dei suoi occhi. 

Norma Sandoval ha 72 anni; camminando lentamente, si avvicina a noi. Lo sguardo dei suoi occhi, che hanno visto tanto, con sfumature di marrone e grigio, rimane sospeso davanti all'immagine costruita dal Movimento Culturale Our Voice, un'immagine che riflette quegli angoli e quelle fessure della dittatura che continuano a ripetersi ancora in democrazia. I meandri delle cantine, e i meandri degli accordi. Norma fissa i suoi occhi sui miei e mi chiede se ho visto i compagni di Vesuvio e Puente 12 - uno dei Centri Clandestini di Detenzione del circuito del terrorismo di Stato a La Matanza, a disposizione della Triple A dal 1975 -. “Siamo rimasti d’accordo che ci saremmo incontrati qui”, mi dice. C'è più innocenza nelle sue parole che perdita: “Ho 72 anni, sono una sopravvissuta di Vesuvio e Puente 12. È la prima volta che vengo a una marcia per il 24 marzo”. 

Sono trascorsi quarantasei anni dalla fine del periodo militare della dittatura, terminato ufficialmente il 10 dicembre 1983. Norma ha 72 anni, e vuole portare la sua memoria nelle strade, marciare nuovamente con i suoi compagni di allora e di oggi.

La testimonianza di Norma Sandoval di Klosowski è una delle più importanti storie che hanno dato identità a migliaia di detenuti e desaparecidos per mano dell'apparato repressivo. Mi racconta del suo compagno, di suo marito dice, Héctor Daniel Klosowski, un operaio rapito il 1° febbraio del 1977, quando aveva 25 anni. Durante le perquisizioni da loro effettuate contro il suo nucleo familiare, uno dei soldati colpì con il calcio del fucile sua figlia, Norma Mabel Klosowski, che aveva solo sei anni, e che, di fronte alla brutalità, alla tensione e alle minacce, si era avvicinata al soldato solo per chiedere di suo padre. La bambina morì un anno e mezzo dopo, a causa di un tumore cerebrale causato dal colpo.

Norma ha trascorso più di tre mesi in detenzione, fu violentata e torturata sistematicamente. È sopravvissuta ai processi di esecuzione ed è sopravvissuta alla paura in più di un'occasione. Ora i suoi occhi incrociano i miei, e i suoi ricordi mi attraversano. Una volta libera, ma sempre sotto sorveglianza, rivide Daniel in diverse occasioni, sempre accompagnata dal personale dell’Intelligence di Stato. L'ultima volta che lo vide fu nel 1978. Ancora oggi risulta desaparecido.

Norma ci saluta e prosegue, determinata e coraggiosa, la ricerca dei suoi compagni attraversando quella voragine che non è riuscita a strappargli la dignità e la memoria.

Attrici ed attori di Our Voice
Rivedo i volti delle attrici e degli attori di Our Voice, che danno vita a quell’immagine che sintetizza il passato e il presente, in una piattaforma dell’Avenida 9 de Julio e Avenida de Mayo. Un’immagine che contempla un pizzico di umorismo, ma senza essere beffardo, scoprendo ciò che vuole essere mascherato e "mascherando" ciò che vuole essere presentato. L'immagine attrae, poiché riflette nella sua intimità una grande tragedia, che a volte osiamo accettare solo in privato e che tacciamo quando la governabilità incalza. L'immagine si riflette ancora e ancora negli occhi di centinaia e centinaia di persone che vengono a scattare una foto, a lasciare un commento, a dare incoraggiamento e sostegno. La marcia si ferma davanti al grido sonoro e straziante delle attrici e degli attori che dai sotterranei della democrazia si rifiutano di tacere.

Di fronte a questa immagine statica si ferma anche la stampa dei grandi media, trovando un talento che supera l'estetica, un talento che riesce a catturare il sentimento profondo di questa marcia iconica che tante volte si è cercato di macchiare. Associated Press e l'agenzia tedesca Ruptly, hanno filmato l'intervento artistico e, dialogando con la portavoce del movimento, Emilia Cardoso, hanno approfondito le motivazioni e le considerazioni specifiche della composizione. 

Mentre la marea di manifestanti continua il suo percorso verso Plaza de Mayo, passando di fronte a me, decine di famiglie, molti con bambini piccoli, rimangono sorprese dall’esibizione artistica. I loro occhi riflettono nel dettaglio ognuno dei personaggi meticolosamente ideati. Affettuosamente le persone si avvicinano alle loro orecchie per sussurrare loro affetto e comprensione. I bambini si avvicinano, attratti da un sentimento puro ed empatico. 

Teneramente una delle bambine mette la sua mano sulla tenda semitrasparente che teneva prigioniere le detenute, tentando, insistentemente, di trovare un buco che le permette di toccarle, e finalmente lo trova, spezzando così ogni barriera della segregazione, del tempo, delle ideologie, delle politiche. L'incrocio dei loro sguardi, rompono con tutti i discorsi vuoti ed opportunistici. La sua piccola mano si tende a tutta l'umanità che troppo spesso l'umanità dimentica. Nella fermezza del suo carattere sopravvivono l'empatia, la solidarietà e l'amicizia. “Loro sono le mie amiche”, dice la bambina a sua madre quando ritorna a prendere la sua mano. 

Marcos, già avanti negli anni, scoppia a piangere quando gli dico che i giovani vengono da molti paesi, che sentono che esiste un solo mondo e una sola lotta. La sua giovinezza, i suoi amici e i suoi sogni sgorgano dalle sue lacrime. Abbraccio il suo corpo, lo accompagno, e ci diciamo reciprocamente “grazie, noi siamo qui per voi”.

Insieme all'arte, ai militanti, ai manifestanti, ai giornalisti, agli uomini, alle donne, ai bambini, alle bambine e ai sopravvissuti, abbiamo vissuto insieme un altro 24 marzo; quel 24 marzo che vive in strada, a volte lontano dai grandi scenari, a volte dimenticato dai suoi rappresentanti. Abbiamo vissuto un altro 24 marzo, quello che ricorda i meandri della democrazia, i suoi scantinati ed i suoi spuri accordi.

Foto © Daniel Salas/Our Voice

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